“Comunicare e raccontare significa definirsi. È un principio cinematografico. Non puoi raccontare se non hai una tua identità”. Possiamo dire che sia questo uno dei temi che racchiude tutto il senso della comunicazione d’imprese e quindi del Premio Film Impresa. Le parole di Mario Sesti, Direttore Artistico del Premio, hanno fatto eco a quelle di Roberto Fiorini, Regional Manager Centro Italia di Unicredit, storico sponsor del premio. “Crediamo che la comunicazione sia necessaria per definirsi” aveva detto poco prima. “Se hai una missione e dichiari di dare alle comunità in cui operi le leve per progredire, poi lo devi fare. Quando comunichi dai una definizione di te stesso poi devi rispettarla. Altrimenti rischi di deludere”. Ieri sera preso ufficialmente il via, al Cinema Quattro Fontane di Roma, la quarta edizione di Premio Film Impresa, appuntamento ormai consolidato nel panorama nazionale come luogo di incontro tra industria, cultura e audiovisivo. Il Premio, ideato e realizzato da Unindustria in collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Invitalia, Confindustria e Circuito Cinema, riafferma anche quest’anno la centralità del racconto d’impresa attraverso il linguaggio del cinema, valorizzando storie, persone, territori e innovazione.
Roberto Gualtieri: Roma è anche la città dell’impresa
Una città che comunica e che ci tiene a definirsi in un certo modo è Roma. Il Sindaco Roberto Gualtieri, che ha aperto ieri i lavori di Film Impresa, lo ha ribadito in modo chiaro. “Roma è la città del cinema e cerca di concorrere a dare un impulso a questo settore” ha dichiarato. “Roma vuole caratterizzarsi per quello che è: non solo la città della storia, della cultura e dei monumenti, ma anche la città dell’impresa. Che un festival nazionale dell’impresa sia fatto a Roma concorre a posizionare questa città in questo mondo. Questo tipo di film non è pubblicità e non è necessariamente una cosa noiosa. Può essere interessante dal punto di vista creativo e artistico, e trasmettere una dimensione che ha un fascino molto grande, soprattutto in un’epoca di trasformazione tecnologica in cui la comunità si interroga su quello che sa fare meglio”.
Giuseppe Biazzo: Più del 60% della produzione audiovisiva in Italia è nel Lazio
Roma è da sempre la città del cinema. Il cinema è impresa. Roma è la città dell’impresa. Il sillogismo è immediato e, in questo senso, Roma non ha neanche bisogno di definirsi. “L’industria dell’audiovisivo ha tanto del nostro territorio” ha spiegato Giuseppe Biazzo, Presidente di Unindustria, “Più del 60% della produzione a livello di fatturato in Italia è nel nostro territorio. Il 32% dei film iscritti vengono dalla nostra regione, il resto viene dal resto d’Italia. Il premio serve anche a valorizzare una filiera d’eccellenza nel nostro territorio”. Ma Roma è destinata a diventare città dell’impresa non solo per quello che riguarda l’audiovisivo. “La notizia è uscita sui giornali pochi giorni fa: l’America sceglie Roma per fare l’hub per il quantum computing” ha svelato il vulcanico Alberto Tripi, Presidente Almaviva. “E il governo italiano ha detto di voler fare un hub per l’AI a Roma. La comunicazione ha preceduto gli eventi: sono venute multinazionali a chiederci di essere nostri partner. Se Roma diventerà il centro per le AI, il prossimo anno faremo un bel film su questo”.
Alessandro Usai (ANICA): Il nostro settore viene percepito come quello dei furbi
Se l’impresa comunica, si racconta, si definisce, trova identità c’è una sua parte che è brava a raccontare, ma deve iniziare a raccontarsi meglio. È proprio l’audiovisivo, come ha spiegato Alessandro Usai, Presidente di ANICA. “Da più di qualche mese la nostra industria è stata al centro di un dibattito e attenzioni mediatiche teleguidate in maniera abbastanza precisa di cui abbiamo pagato il prezzo” ha confessato. “Capita che quando un settore importante del Paese è toccato da casi di cronaca eclatanti sia facile fare un’equazione estensiva a tutto il settore. Ci siamo accorti che il nostro settore veniva raccontato e poi percepito in un certo modo. Se dicevi al tassista di fare il produttore cinematografico ti vergognavi e venivi definito ‘il furbo’. Eravamo molto concentrati a raccontare le storie degli altri che non abbiamo raccontato così bene le nostre, quelle di chi lavora nel cinema”. Un settore che oggi dà lavoro a qualcosa come 124mila persone.
D-Hub Studios, Elevatori Areg e WeBuild
Una delle cose belle di Film Impresa è che il concetto di cinema d’impresa comincia a definirsi come materia di studio vera e propria. Ieri infatti si è parlato di tre sceneggiature inedite realizzate per D-Hub Studios, Elevatori Areg e WeBuild insieme a Giorgio Maria Nicolai, docente del Master di sceneggiatura e produzione presso La Sapienza Università di Roma, e Lorenza Lei, Amministratore Delegato della Fondazione Roma Lazio Film Commission, alla presenza dei tre gruppi di scrittura coinvolti. “Far incontrare le imprese e gli studenti non è un’idea balzana” sostiene Lorenza Lei. “La centralità delle idee appartiene a tutti noi. E serve qualcuno che le sostenga. La parola chiave è la presa in cura. La presa in carico di un’idea vuol dire andare verso la creazione e un rinnovamento di identità. E su questa idea bisogna creare sistema”. “È un master attento alla scrittura, e al suo valore nella filiera produttiva” ha spiegato Nicolai. Siamo riusciti a creare un percorso formativo per gli studenti che li portava alla scrittura di sceneggiature”. Ma è interessante capire che cosa diventeranno questi progetti: corti d’animazione in stile Pixar o formati di serie velocissime e adatte al web.
I primi film
Sono invece due corti classici e molto emozionali i primi film che abbiamo visto nel panel “#PFI Presenta: Raccontare la cultura d’impresa”, che ha visto una conversazione con autori, produttori e aziende, accompagnata dalla proiezione degli inediti Elda, con Lorenza Indovina, di Massimo Ferrari (Produzione: MaGa Production per DUBLO) e Ogni cosa ha il suo posto di Antonio Cofano (Produzione: Fidelio per Fucine Umbre). “Quando DUBLO ci ha coinvolto e abbiamo provato a capire cosa raccontare, abbiamo pensato che Elda, una ragazza che ha iniziato a lavorare a 15 anni in fabbrica negli anni Cinquanta poteva essere il cuore del racconto” ha spiegato Massimo Ferrari. E così è nato racconto che tra cinema del reale e realismo magico mette in scena la Vera Elda il suo personaggio reinterpretato da Lorena Indovina nel 1998, nel suo ultimo giorno di lavoro, e il personaggio da bambina, incantata da calze e filati, e ancora giovanissima, agli inizi del suo lavoro. Lorenza Indovina, nel momento chiave del film, evoca la vera commozione di una donna che saluta l’azienda che è stata la sua vita. E il lavoro come parte fondamentale della vita, come qualcosa che ci definisce, è anche al centro del film di Fucine Umbre, una ditta b2b (realizza componenti per aerei) e in quanto tale non facile da raccontare. E così, più che parlare dell’azienda si p scelto di parlare di lavoro, della sua importanza per i giovani. La cosa più importante è far sì che il luogo di lavoro sia il posto giusto dove la persona si realizzi, che trovi il proprio posto nella vita. Da qui il titolo, Ogni cosa ha il suo posto: è la storia di un ragazzo che trova il suo posto nel mondo grazie all’azienda e al suo lavoro, e in questo modo supera anche la perdita del padre.
di Maurizio Ermisino