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Le difficoltà indicate dai professionisti italiani riguardano soprattutto il modo in cui avviare una relazione: il 38% non sa da dove iniziare, la stessa percentuale ritiene di non avere accesso alle persone o ai contatti giusti e il 36% non si sente sicuro nell’approcciare altre persone. Questa incertezza si riflette anche nel comportamento online. Il 56% degli intervistati dichiara di scorrere regolarmente contenuti legati al lavoro e alla carriera senza interagire.
Una tendenza particolarmente evidente tra i più giovani: la percentuale arriva al 68% nella Gen Z, contro il 59% dei Millennial, il 52% della Gen X e il 41% dei Baby Boomer.
Il paradosso della Gen Z
È proprio tra i professionisti più giovani che emerge il contrasto più evidente. Il 93% della Gen Z considera il network fondamentale per orientarsi nella carriera, ma allo stesso tempo manifesta le maggiori difficoltà nel trasformare le connessioni in rapporti significativi. Il 55% dichiara di non sapere come farlo e il 51% non sa bene da dove iniziare.
A pesare è soprattutto quello che la ricerca definisce confidence gap: il 39% teme di apparire poco autentico, il 36% di disturbare gli altri e il 28% di essere giudicato. Il 27%, inoltre, teme di essere percepito come opportunista. La Gen Z è anche l’unica generazione che, negli ultimi sei anni, ha aumentato il ritmo di creazione di nuove connessioni professionali in Italia, con una crescita del 17%. Nello stesso periodo, il dato è diminuito del 18% tra i Millennial e del 27% tra la Gen X.
Dalle connessioni alle relazioni
La ricerca mostra inoltre che il networking viene associato a una varietà di attività che vanno oltre la ricerca di un nuovo impiego. Il 74% cita la partecipazione a conversazioni e gruppi professionali e la stessa percentuale indica eventi di settore e webinar. Per il 70%, invece, fare networking significa anche mantenere vivi i rapporti nel tempo. È proprio su questo punto che emerge una differenza tra generazioni: considera il mantenimento delle relazioni una forma di networking il 59% della Gen Z, contro il 73% dei Millennial e il 76% della Gen X.
Le interazioni possono tradursi anche in benefici concreti. Il 41% dei professionisti italiani afferma di aver ampliato le proprie conoscenze su un argomento di interesse grazie al proprio network. Per la Gen Z, inoltre, solo il 13% delle candidature deriva da una segnalazione interna, ma quando questo avviene la probabilità che il processo si concluda con un’assunzione è oltre 5,5 volte superiore, secondo i dati della ricerca.
Resta però limitata la formazione su come costruire queste relazioni: appena il 28% dei professionisti afferma di aver ricevuto indicazioni chiare sullo sviluppo del proprio network. E, tra chi dispone già di una rete professionale, solo il 26% dichiara di dedicarle regolarmente tempo.
Marcello Albergoni, Country Manager LinkedIn Italia
“Nel mondo del lavoro di oggi, in cui competenze, percorsi professionali e anche tecnologie come l’AI evolvono tanto rapidamente, le ‘human skill’ stanno acquisendo sempre più centralità proprio perché relazioni e connessioni sono una risorsa fondamentale per accedere a nuove opportunità. Tuttavia, tra chi dispone già di un network professionale, solo il 26% dedica regolarmente tempo a mantenere rapporti e interazioni. Costruire un network non significa semplicemente conoscere più persone o attivare i propri contatti quando si cerca un nuovo lavoro. Significa creare relazioni autentiche nel tempo, attraverso conversazioni, scambio e reciprocità. È questa continuità che può trasformare una connessione in un’opportunità professionale o economica che trasforma il nostro percorso”.
5 consigli per costruire relazioni professionali autentiche
I dati LinkedIn mostrano inoltre come anche piccole interazioni possano contribuire a far crescere il proprio network: i membri che hanno interagito con i post del proprio network hanno quasi tre volte più probabilità di ricevere una richiesta di collegamento e quasi cinque volte più probabilità di ricevere un messaggio. Ecco 5 consigli da tenere a mente
- Partire da ciò che si ha in comune. La scuola o l’università frequentata, il settore professionale, un interesse o un argomento specifico da approfondire possono essere il punto di partenza più naturale per avviare una conversazione.
- Seguire, prima di chiedere un collegamento. Non è necessario inviare subito una richiesta di collegamento: seguire una persona permette di conoscere ciò che condivide e iniziare gradualmente a interagire con i suoi contenuti.
- Iniziare da una piccola interazione. Spesso non serve un messaggio perfetto o una presentazione formale. Un commento, una domanda o la condivisione del proprio punto di vista possono essere sufficienti per iniziare a costruire una relazione.
- Costruire le relazioni prima di averne bisogno. Dedicare tempo al proprio network solo quando si è in cerca di un nuovo lavoro spesso non funziona. Le relazioni professionali più solide si costruiscono nel tempo e non sono puramente transazionali.
- Tenere a mente che le persone potrebbero essere più disponibili di quanto si pensi. Il timore di disturbare può frenare soprattutto chi è all’inizio della carriera, ma chiedere un consiglio o confrontarsi con chi ha più esperienza può essere il primo passo per creare una relazione autentica.