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Motorvalley: 10 anni dopo, nella nuova serie Netflix, Matteo Rovere reinventa Veloce come il vento

Che è stata presentata a Roma, alla pista E-Gokart, Motorvalley. Un segnale di come Netflix, oltre a saperle fare, le serie le sappia anche lanciare. Disponibile dal 10 febbraio, è prodotta da Matteo Rovere per Groenlandia con il sostegno della Regione Emilia-Romagna

Nel cast Luca Argentero, Giulia Michelini e Caterina Forza. Che cosa vuol dire SC17? E che cos’è prima di tutto, la SC17? È il nome che Elena (Giulia Michelini), erede di una famiglia di imprenditori dei motori, dà alla sua nuova scuderia, voluta fortemente contro tutto e tutti per partecipare al campionato italiano Gran Turismo. “SC17 è il nome della sua scuderia e sta per Second Chance” spiega la sceneggiatrice Francesca Manieri, una delle anime della serie. “Non solo tutti abbiamo la possibilità di avere una seconda possibilità, ma ce la meritiamo. Questi sono dei personaggi rotti, e questa è una cosa che amo”. “Come tante storie di sport è una storia di riscatto” fa eco Luca Argentero. “Tutti i personaggi hanno qualcosa da riscattare. È un’ambientazione inedita per il nostro cinema. E per me che sono abituato a cose più consolatorie”. Luca Argentero, di solito eroe positivo in molti film e serie, è infatti qui utilizzato  in una parte che riprende quella di Stefano Accorsi in Veloce come il vento. Di quel film rimane l’ambientazione e la traccia dei due personaggi principali, un vecchio pilota ritiratosi che diventa mentore e una giovane pilota in ascesa. Se nel ruolo di Accorsi, come detto, c’è Argentero, nel ruolo che era di Matilda De Angelis c’è la magnetica Caterina Forza, vista nella serie Prisma. Un’attrice che non soffre affatto il confronto con chi l’ha preceduta: al contrario, ne è stimolata. “Sono una fan di Veloce come il vento e di Matilda De Angelis e ho potuto ispirarmi a loro. Ma questo è un progetto originale con una linea narrativa diversa”.

Arturo, Elena e Blu: rinascere dopo aver perso quasi tutto

Nella storia, completamente riscritta da Matteo Rovere con Francesca Manieri, Matteo Rovere, Gianluca Bernardini, Michela Straniero e Erika Z. Galli, si muovono tre personaggi, Arturo (Luca Argentero), Elena (Giulia Michelini) e Blu (Caterina Forza), che hanno perso quasi tutto nella vita. Elena, rampolla della Dionisi, proprietaria di una famosa scuderia, deve riconquistare un ruolo nell’impresa di famiglia, ora nelle mani del fratello. Così assolda Blu, giovane testa calda con un’attrazione fatale per la velocità, e Arturo, ex pilota leggendario ritiratosi dopo un tragico incidente, per allenarla.

 

Matteo Rovere: ritorno nel Gran Turismo dopo Veloce come il vento

Matteo Rovere torna nel Campionato Italiano Gran Turismo (GT) e nella cosiddetta ‘valle dei motori’, tra l’Emilia-Romagna e il nord delle Marche. “Veloce come il vento è un film che ho realizzato dieci anni fa e che mi è rimasto addosso”, racconta Rovere, che guarda al modello dei produttori americani, abituati a declinare le proprie IP tra cinema e serialità. “Quella terra, da cui proviene parte della mia famiglia, ha caratteristiche uniche. Come autori cerchiamo luoghi in cui l’epicità, qualcosa al limite della fantasia, diventa reale: territori in cui il senso del limite è diffuso e le giornate sono scandite dal pericolo. Credo che quelle zone possano essere un po’ come Hogwarts o la Terra di Mezzo». In un Paese che tende a riproporre narrazioni simili tra loro, secondo Rovere è necessario provare strade nuove. “Netflix ci ha dato una grande mano: per divertirsi bisogna creare le condizioni giuste, e questa è una serie in cui le macchine volano, le cose prendono fuoco. È qualcosa di magico”.

Nel nome di Rocky

Ma Motorvalley viene in realtà da molto prima, da quell’archetipo di tutti i film di epica sportiva che è Rocky. Non è un caso che lo citi anche Francesca Manieri. “Il film e le serie di sport sono sempre storie di riscatto” ci racconta. “Questa tecnicamente è una racing series, è un car action, è un family drama, un coming of age. Rocky ci insegna come si lavora una su una zona collettiva che ti crei, che è la famiglia, e come questa ti permetta di essere vincente sulla vita. Quando sali su un ring o su una pista, la differenza di etnia o di genere si annullano. Ti senti in quell’unico luogo dove puoi davvero fare giustizia”. È sempre la sceneggiatrice a raccontarci come la forza del dramma che vivono i personaggi venga da una sua storia dolorosa. “Vengo dalla lezione di Furio Scarpelli, che diceva: ‘la trama si compra dal tabaccaio: tutto il resto lo fanno i personaggi’. Non esiste trama che non sia credibile se funzionano i personaggi. E questi hanno qualcosa di eccessivo, ho scritto questo film quando stavo vivendo un divorzio devastante. Ero rotta, ero ferma. Così ho cercato una storia piena di movimento”.

Matteo Rovere: nessuna forzatura da Netflix

Groenlandia oggi è una delle case di produzione leader in Italia per quanto riguarda film e serie, una delle più coraggiose e creative. Inevitabile che si torni ancora una volta, come al Netflix What’s Next di qualche settimana fa, sul famoso discorso di Matt Damon sui condizionamenti di Netflix in materia creativa. “Con Netflix abbiamo lavorato tanto, lo sapete” risponde Matteo Rovere. “Devo dire che ha portato in Italia una sfida duplice. Da una parte la possibilità di lavorare con un pubblico italiano e internazionale molto ampio, un pubblico che Netflix in qualche modo conosce bene. Mi sento di dire che non ci sono elementi di criticità, non mi sono mai sentito forzato. C’è stata la volontà comune di andare in una certa direzione”. “Lavoriamo per ascoltare e suggerire un modo per svolgere la stessa cosa nella migliore versione possibile. È molto più interessante per noi lavorare con talenti e lasciare siano loro a guidare. Ci troviamo bene con Groenlandia perché Matteo sceglie quelli su cui investire e li difende”.

di Maurizio Ermisino