Attori di Hollywood, musicisti e creativi tornano a far sentire la propria voce contro l’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale. A riaccendere il dibattito è Stealing isn’t innovation (‘Il furto non è innovazione’), campagna promossa per denunciare i rischi legati alla violazione del copyright nella generazione di contenuti da parte delle piattaforme di IA generativa.
L’appello ha già raccolto quasi 800 firme, tra cui nomi come Scarlett Johansson, Cate Blanchett, Billy Corgan e i R.E.M., uniti nel dire “rubare il nostro lavoro non è innovazione. Non è progresso. È furto, puro e semplice”.
Sul sito della campagna, i sostenitori chiariscono che la loro non è una battaglia contro la tecnologia, ma contro pratiche ritenute scorrette. Esiste, spiegano, un modo migliore di procedere, basato su accordi di licenza e partnership trasparenti: una strada già intrapresa da alcune aziende di intelligenza artificiale che puntano a uno sviluppo più responsabile ed etico.
Non è la prima volta che il mondo dello spettacolo prende posizione. Già lo scorso anno Cate Blanchett, insieme a oltre 400 tra registi, scrittori, attori e musicisti, aveva firmato una lettera indirizzata alla Casa Bianca per chiedere di non concedere ai colossi tecnologici la possibilità di addestrare l’IA su opere protette dal diritto d’autore senza il consenso degli autori.