Per oltre un decennio, il Reuters Institute Digital News Report ha studiato i cambiamenti fondamentali nel modo in cui i giovani, definiti in questo rapporto come persone tra i 18 e i 24 anni, si rapportano alle notizie e le percepiscono. Questo periodo è stato caratterizzato da significative trasformazioni tecnologiche, mediatiche e politiche. I giovani, considerati nativi social, si stanno progressivamente allontanando dai media tradizionali come televisione, stampa e persino siti di news, orientandosi verso un consumo mediatico social-first e fortemente audiovisivo, dove le notizie rappresentano solo una parte di un ampio mix di contenuti.
Alienazione e disinteresse
Se da un lato si parla spesso del presunto disinteresse dei giovani verso le notizie, la ricerca evidenzia anche un maggiore senso di alienazione tra questo segmento della popolazione. Alcuni giovani considerano le notizie tradizionali irrilevanti, difficili da comprendere o ingiustamente di parte nei loro confronti. Questo divario tra ciò che i giornali offrono e le aspettative dei giovani mette in luce la necessità per le redazioni di riflettere su due questioni fondamentali: come raggiungere i giovani dove effettivamente si trovano e, altrettanto importante, come proporre loro notizie rilevanti, coinvolgenti e degne della loro attenzione. Soddisfare queste esigenze è cruciale non solo per la stabilità attuale dell’industria dell’informazione, ma anche per il futuro delle società democratiche.
Le principali evidenze
Social-first più che online-first
I giovani 18-24 anni accedono alle notizie principalmente tramite i social media, mentre dieci anni fa la loro principale fonte erano i siti web e le app degli editori.
Piattaforme audiovisive
TikTok, Instagram e YouTube sono ora le principali fonti di news, superando Facebook, che era dominante dieci anni fa.
Attenzione ai creatori di contenuti
Sui social e sulle piattaforme video, il 51% dei giovani presta attenzione ai singoli creatori di news, rispetto al 39% che segue i brand tradizionali. Gli over 55 seguono invece principalmente i media tradizionali.
Preferenze di fruizione
I giovani preferiscono guardare o ascoltare le notizie online piuttosto che leggerle, anche se la lettura resta predominante in molti mercati. Consumano più podcast rispetto agli adulti, ma quelli dedicati alle news sono meno rilevanti.
Frequenza di consumo
Solo circa due terzi (64%) dei giovani consumano notizie quotidianamente, contro l’87% degli over 55, poiché il consumo social-led è spesso casuale e incidentale.
Il 35% dei giovani si dichiara molto o estremamente interessato alle news, contro il 52% degli over 55. Temi come la politica interessano meno, mentre contenuti leggeri e divertenti sono più seguiti. I giovani uomini sono più interessati a scienza e tecnologia, le giovani donne a notizie su salute mentale.
Evitare le notizie
Circa il 42% dei giovani dichiara di evitare talvolta o spesso le news, simile agli altri gruppi d’età. La principale motivazione è la natura deprimente delle notizie, ma i giovani segnalano più spesso irrilevanza o difficoltà di comprensione.
Uso e atteggiamento verso l’IA
I giovani utilizzano chatbot per le notizie più spesso e in modo più sofisticato rispetto agli adulti: il 15% usa l’IA settimanalmente, contro il 3% degli over 55. Mostrano inoltre maggiore apertura verso il giornalismo assistito da IA, utile per semplificare notizie complesse.
Valutazione dei media
I giovani non pensano in modo radicalmente diverso rispetto agli adulti riguardo all’efficacia dei media, ma tendono a sentirsi meno rappresentati e a percepire copertura “ingiusta”.
Imparzialità delle news
La maggioranza di tutte le generazioni privilegia l’imparzialità delle notizie, ma i giovani (32% vs 19% degli over 55) ritengono più spesso che per alcuni temi, come cambiamento climatico o razzismo, la neutralità non abbia senso.
Bisogni informativi e fiducia
I giovani hanno bisogni informativi ampi e simili agli adulti, e la differenza di fiducia nelle news è più contenuta del previsto: nel 2025, il 37% dei 18–24 anni dichiara fiducia, contro il 46% degli over 55.