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Festa del Cinema di Roma, dentro la mente di Pif la politica italiana diventa una commedia

Il Ministero dell’Amore, il film di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, gli autori di Boris, arriverà su Prime Video dal 19 dicembre. E’ il più divertente dell’anno ma fa pensare molto

“Io non riesco a prendermela con la classe politica perché io stesso sono governato male”. A dirlo è Aldo, giornalista parlamentare, interpretato da Pif, al suo cameraman, proprio fuori da Monte Citorio, mentre hanno appena fatto un servizio filmato. Sì, ognuno di noi ha dentro un governo, con i suoi ministri, e un parlamento. Vi è mai capitato di essere combattuti nel prendere una decisione? Che sia irrazionale, o razionale, nel senso che soppesiate pro e contro di ogni scelta, è proprio così. Dentro di noi coesistono tante anime. È questo lo spunto de Il Ministero dell’Amore, geniale film di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, gli autori della serie Boris, di cui ci eravamo innamorati già durante la presentazione al Prime Video Presents dell’estate 2025, e che vi avevamo svelato in anteprima. Ora il film è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e arriverà su Prime Video dal 19 dicembre. Ognuno di noi è un Paese, con la sua Costituzione, cioè le regole che, a suo tempo, ci siamo dati: ad esempio, voglio essere una brava persona. Dentro di noi ci sono maggioranza e opposizione, c’è l’opinione pubblica, si fanno i referendum. E, quando Aldo viene lasciato dalla fidanzata Claudia (Alessandra Mastronardi) dentro di lui scoppia la crisi di governo. “L’idea è nata quando una notte ho visto la mia ragazza che baciava un altro” ci svela Giacomo Ciarrapico. “Per esorcizzarlo ho scritto un monologo che poi è diventata una pièce. E un film che non voleva fare nessuno. Poi i produttori ci hanno creduto e si sono lanciati in questa follia”.

Lo avevano fatto già trent’anni fa

È stato già fatto, certo, ma mai così. C’è stato il film di animazione Disney/Pixar Inside Out, e lì si parlava dichiaratamente di emozioni. C’è stato il nostro FolleMente di Paolo Genovese, in cui vedevamo le varie anime della nostra mente. In realtà Pietro Sermonti ricorda di averlo già fatto ancora prima, proprio con questo gruppo di lavoro. “Sento parlare delle voci che abbiamo in testa da trent’anni, da quando abbiamo fatto uno spettacolo teatrale, Tutto a posto?, su una persona che si voleva suicidare, e aveva la struttura narrativa di mettere in scena le voci che ci abitano” racconta. “La cosa nuova è che qui lui è consapevole: lascia una donna con un referendum, Exit Cinzia…” Rispetto ai modelli di cui sopra questo è un gioco più complesso, perché mette in gioco più elementi, e fa vivere tutto dentro il sistema politico italiano, mescolando così commedia romantica, satira politica e film comico puro. Il film è anche figlio di certi film di quel mondo di Spike Jonze e Charlie Kauffman, come Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee, Se mi lasci ti cancello e Sto pensando di finirla qui, opere che in modo diverso provavano a viaggiare dentro la mente umana, a sondare il mistero dell’interiorità. Di fatto, a filmare l’infilmabile. E ogni volta è un gioco affascinante

Solo Corrado Guzzanti poteva improvvisare, tra forconi e Zarrillo cantato in sardo…

È un gioco che funziona perché Ciarrapico e Vendruscolo si portano con sé un gruppo di attori ben collaudati e affiatati tra loro. Se Pif fa squadra a sé, e porta nel film il suo tipico spleen surreale e malinconico, dentro la sua mente, nel governo, si muove quello che potremmo definire un gruppo Boris. Su tutti svetta Corrado Guzzanti, nei panni di un premier simil Cossiga canuto e dalla netta parlata sarda, un ritratto strepitoso. Pietro Sermonti è un ministro dell’amore vacuo e vanesio, un dandy dai capelli phonati e i vestiti ricercati. Da Boris c’è Massimo De Lorenzo, il sosia di Walter Veltroni, nei panni, ovviamente militari, alla cinese, di un violento ministro della difesa. Angela Finocchiaro è un’empatica capa dell’opposizione. Ma c’è anche un ‘gruppo Francesco Bruni’, perché dalla sua serie Tutto chiede salvezza vengono due burocrati, due funzionari del ministero dell’amore: Andrea Pennacchi e Federico Cesari, nei panni di Zeno, giovane neoassunto che proverà a cambiare le cose. È lui uno dei personaggi più belli, che sembra continuare il discorso del Daniele della serie che lo ha visto esordire: empatico e sempre al servizio degli altri. A proposito di Boris, gli attori che recitavano nella serie dicevano che la sceneggiatura fosse talmente perfetta che non c’era spazio per l’improvvisazione. È andata così anche qui? “L’unico che ha diritto di muoversi in autonomia è Corrado Guzzanti” ci svela Ciarrapico. “Gli ho chiesto se poteva dire qualcosa sui forconi. E poi, quando avevamo ancora mezz’ora libera di riprese gli ho chiesto di fare promesse elettorali che non potessero venire comprese. Abbiamo dovuto togliere dall’audio le risate della troupe”. Vi lasciamo il piacere di vedere il risultato, che è spassoso. Come sentire Cinque giorni di Zarrillo in sardo…

Un viaggio negli anni Settanta

Se la vicenda nella vita reale è ambientata ai giorni nostri, è interessante quello che avviene dentro la testa di Aldo. Governo, parlamento e società civile sono evocati in una cornice vintage, nostalgica, da Prima Repubblica, un mondo anni Settanta virato in quei toni così caratteristici del beige e del marrone, con le tivù a tubo catodico dagli schermi convessi. “Il Ministero dell’Amore vive in quel mondo giallo senaposo degli anni Settanta, quella palude dell’immobilismo totale” racconta Sermonti. “Guardi il film e immagini che quel governo che ci sia nella testa di Aldo dal giorno in cu è nato. Quanto al mio Ministro dell’Amore, io pensavo di fare Bonaccini invece sono arrivato a Bobby Solo…” “Ognuno di noi ha un governo molto antico e immobile” aggiunge Guzzanti. “Il partito del mio personaggio potrebbe essere ‘ignavi per la democrazia’. La cosa comune ai governi italiani degli ultimi 40 anni è stato che i politici nel loro mandato hanno fatto pochissime cose e il resto del tempo lo hanno passano a fare strategie”.

Come lo avrebbe fatto Monicelli? Così

Che nella testa di Aldo viva un mondo degli anni Settanta non è affatto un caso. Da un lato è un’esigenza visiva, espressiva. “Hollywood rappresenta questo mondo interno sempre in una chiave futuristica, fantascientifica” spiega Luca Vendruscolo. “Questa nostra visione mette insieme tante cose, una polverosità della politica e una maggiore nobiltà della politica. Ci è sembrato un modo giusto, divertente e più nostrano.  Ci siamo chiesti: ‘come avrebbe fatto Monicelli?’ Così”. “Una volta c’era una politica falsa e ipocrita” interviene Corrado Guzzanti. “Ma c’era un senso delle istituzioni. Un politico, anche il peggiore, quando occupa un posto, si spoglia della sua parte politica e fa un lavoro nell’interesse di tutti. Da noi questa cosa è morta: ci sono persone che continuano a fare la propaganda e fare i presidenti della loro arte contro l’altra. Gli Stati Uniti sono la versione ipertrofica di questo voler scavalcare tutto e cercare l’approvazione del popolo. Una volta c’erano i politici e un mondo di interpretazione e mediazione che eran giornalisti. Ora non ci sono più. Ho trovato rassicurante il mondo interiore di Aldo perché mi mancano quei politici di una volta, con i basettoni, che passano un’intera vita politica senza fare niente”. Ed è vero che guardando il film viene questa nostalgia. Il che la dice lunga sui politici di adesso.

Una democrazia vera non può esistere, ma se smettiamo di cercarla siamo un Paese morto

Il Ministero dell’Amore fa ridere, e tanto. “Se devi raccontare qualcosa che trovi irrazionale dalla mattina alla sera credo che l’ironia sia l’unica via”, come fa notare Vendruscolo. Ma, come avrete capito, non è stupido per niente. Lo guardi e ti rendi conto che stai pensando a cose serie. Sì, perché ognuno di noi potrebbe provare ad avere un governo migliore. Anzi, ad avere, per sé, un vero e proprio programma di governo. Avere una propria costituzione, cioè una propria etica. Oggi invece sempre più persone non ce l’hanno, navigano a vista, non hanno un valore che sia uno. E la deriva della società dipende da questo. Come dice Aldo nel film, “una democrazia vera non può esistere. Ma se smettiamo di cercarla siamo un Paese morto. L’amore vero non esiste. Ma se smettiamo di cercarlo stiamo anticipando la nostra morte”.

di Maurizio Ermisino