E’ la sintesi del pensiero espresso da Fabrizio Fiorentino, Direttore Creativo Two Watch, intervistato inerentemente all’Osservatorio IAA, lanciato per analizzare l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa GenAI nella comunicazione pubblicitaria
Il primo stupore dell’IA
“Era il 2023, iniziavo a sperimentare con i primi modelli linguistici di OpenAI. Ricordo di aver chiesto di rispondermi in dialetto napoletano e lo fece! Con grammatica corretta e comprensione del contesto. Un piccolo miracolo linguistico che mi ha lasciato a bocca aperta.” In un’altra occasione, l’AI ha iniziato a completare parti di codice durante lo sviluppo di un’app, facendo capire a Fabrizio che qualcosa stava cambiando nel rapporto tra creatività e tecnologia.
Amplificatore, non sabotatore
Nel processo creativo, l’AI funziona come sparring partner: suggerisce idee, verifica fonti, esplora strade inaspettate. “Direi il 95% amplificatore. Qualche volta può ingannarti perché le sue risposte sono repliche. Ma è un supporto formidabile, se usata con consapevolezza.” Insomma, aumenta le capacità del team, ma le decisioni strategiche e creative restano umane.
Lo scopo umano al centro
“L’AI può svolgere attività, ma non ha uno scopo. La direzione, la strategia, l’immaginazione rimangono perennemente umane. Se cerchi l’idea dall’AI, non stai facendo bene il tuo lavoro.” Come spiega alo stesso Jensen Huang, Founder e Ceo NVIDIA, le attività routinarie possono essere delegate all’AI, ma la visione creativa resta dominio umano.
Workflow creativi
L’uso dell’IA varia secondo la fase del lavoro: in pre produzione è alleato invisibile che stimola idee e organizza il workflow creativo. In post, invece, diventa visibile, soprattutto in visual effects, CGI e 3D, dove accelera le tecniche e amplia le possibilità. “In futuro sarà un’AI che c’è, ma che non si vede”.
Talento e immaginazione
Nei talenti si deve cercare più il brillio negli occhi che la padronanza dell’AI: “Cerco persone con mente creativa e immaginativa. Lo strumento può amplificare, ma senza queste qualità non si va lontano. Pena la perdita di originalità”.