Interviste

IO e l’AI, Fabio Bonifacci: “Chat GPT non mi sostituisce nelle sceneggiature. Ma è aiutante per le ricerche”

Lo sceneggiatore di Si può fare e Benvenuto Presidente! svela come usa l’AI nel suo lavoro: ChatGPT non sostituisce la creatività dei dialoghi o delle storie. Riflette sul futuro del cinema a due velocità e denuncia i rischi di copyright legati agli strumenti GenAI: sono furti

“Ho involontariamente fatto piccole gare con Chat Gpt. Ho provato a farmi aiutare su singole battute di un personaggio. Le ho spiegato bene chi era, i contenuti che doveva esprimere, lo stile che cercavo”. Come è andata a finire ve lo raccontiamo in questo articolo. Nel nostro viaggio sugli usi cdell’AI nelle varie professioni (iniziato con un’intervista uno dei più noti doppiatori italiani, Luca Ward) volevamo avere anche il parere di uno sceneggiatore. E, dopo un suo curioso post su Facebook che vi abbiamo sopra riportato, abbiamo scelto di parlare con Fabio Bonifacci. Che, tra l’altro, è uno degli scrittori più brillanti del nostro cinema (Si può fare, Diverso da chi?, Benvenuti al Nord, Benvenuto Presidente! sono solo alcuni dei titoli che ha firmato), e ha l’intelligenza, la simpatia e lo spirito per parlare di AI con ironia, ma anche con saggezza e buon senso.

Da scrittore e quindi lettore di storie, in passato, come immaginavai l’AI?

Non ho mai immaginato niente, non ho mai amato la fantascienza salvo casi particolari, mi piace di più la realtà. E i casi in cui la fantascienza anticipava la realtà me li sono persi. Per cui non mi aspettavo niente, e per me è stata una grande sorpresa.

Quando hai cominciato a conoscerla?

Ricordo il momento in cui mi è scattato “l’alert”… è stato in una chat di sceneggiatori italiani, in cui siamo in seicento, in cui si è sparso il terrore del “saremo sostituiti dall’AI”. Mi sono detto “bisogna che mi informi”. Ho iniziato a occuparmene, a studiare Chat GPT, a fare un corso su come usare l’AI per scrivere, cioè fare i prompt giusti. Ho cercato di fare esperimenti e ho concluso che per adesso non mi sostituisce…

Come sono andate le “gare con Chat Gpt”?

Posso raccontare tutti gli esperimenti fatti nel tempo. Ho iniziato dalla cosa più difficile del nostro mestiere: costruire una storia. Spesso il soggetto di un film è fondamentale, dentro c’è già tutto. Uno strumento che ti porti un bel soggetto sarebbe un bell’aiuto. Ho iniziato questo corso e ho provato a farmi scrivere delle storie. Ho usato Chat GPT, altri strumenti, e varie varianti di questi strumenti: le storie erano veramente banali. Non mi sarebbe stato di nessun aiuto. Forse avrebbe potuto sostituire gli sceneggiatori in cartoni animati per bambini di 4 anni… Una cosa diversa invece è l’aiuto nella scrittura non narrativa. In un articolo o un saggio, con le giuste richieste, può funzionare. Chiedi scrivimi un saggio con uno stile tra Umberto Ego, Stefano Benni e Beniamino Placido – per dire tre autori a caso – e può trovare uno stile interessante. Anche se sulle informazioni specifiche fa parecchi errori.

Come sono continuati i tuoi esperimenti?

La fase 1, quella dei soggetti, è stata fallimentare. La fase 2 è stata quella di usare Chat GPT per le ricerche e il risultato è stato un aiuto clamorosamente utile. Ho scritto una storia ambientata in un mondo religioso, di cui non so niente, e qualunque domanda le facessi, mi dava informazioni in 30 secondi, per cose che io avrei impiegato ore a cercare su Google. Facendo domande precise dà risposte molto rapide. C’è qualche imprecisione, ma per fare una sceneggiatura poi faccio dare una lettura a un esperto e se c’è un errore lo scopre. È utile anche per lingue straniere e dialetti. Ma anche lì è bene farla ricontrollare. Non devi mai stancarti di fare domande sempre più precise da mettere a fuoco.

E arriviamo alla gara di cui parli nel post. Come è andata?

Poi sono passato a cercare di capire se potesse aiutarmi a scrivere un dialogo. E ho fatto la gara di cui parlavo nel post, in cui davo indicazioni, c’era una risposta di un personaggio ad un altro in un dialogo. Ho detto all’AI di non fare in fretta, di prendersi più tempo, perché così magari la risposta sarebbe stata migliore. Però alla fine, mentre aspettavo, dopo aver messo a fuoco quello che volevo per il prompt, avevo anche chiaro quello che volevo ottenere e mi trovavo a scrivere la risposta in modo migliore di lei. In questo ancora non mi batte.

L’AI non è solo quella generativa, però. Che altri usi possono essere fatti nella produzione audiovisiva? In che processi può aiutare?

È una domanda troppo difficile. Da autore di commedia posso dire una cosa buffa. Ho visto una pubblicità su Facebook, un dialogo tra due persone “come fai ad avere una segretaria virtuale, è credibile?” “Sì, dà risposte perfette e ho moltiplicato i clienti”. Dovevano convincere a prendere l’applicazione che genera segretarie virtuali tramite AI. Il problema è che i due recitavano così male che sembravano virtuali loro. Erano veri ma sembravano finti e volevano convincermi che la loro segretaria finta sarebbe sembrata vera. A livello di commedia ho trovato questa cosa divina…

Si ipotizza che il futuro delle produzioni sarà a due velocità: una parte ad alto costo e con più qualità, una parte più economica e fatta con le AI. Sarà davvero così?

Credo che la mia posizione rispecchi e racconti l’inevitabilità di questi processi. Da un lato l’idea che si producano immagini in questo modo mi atterrisce, mi sembra un impoverimento. Penso alla magia che attori e attrici danno con un piccolo sguardo, con un gesto. È una magia umana, un’arte come la scrittura e la pittura. Rifatta con l’animazione, anche se è AI, mi suona strano. D’altra parte, avendo 50 sceneggiature inedite nel cassetto, mi eccita moltissimo l’idea di dire: se ci fosse un’applicazione in cui metto la mia sceneggiatura e la trasforma in immagini Potrei fare un filmino a basso costo e far vedere quella sceneggiatura su cui ho sudato tanto e che nessun produttore ha voluto fare. Per questo è inevitabile. Anche chi si rende conto dei pericoli egoisticamente vede i vantaggi. Non lo farò mai, non ho le competenze tecnologiche. Ma le cose accadono perché la tecnologia diventa irresistibile.

L’AI pone anche dei problemi di copyright. Per essere addestrata usa dei prodotti coperti da diritto d’autore, con il rischio di fatto di replicarli. Cosa ne pensi?

Penso semplicemente che si chiami furto e che non ci sia altro da dire: rubano. Anzi, un’altra cosa da dire c’è: sono troppo grossi per impedire loro di rubare. La prova è quello che accade con le tasse: non è possibile che un idraulico che prende 50 euro in nero sia perseguibile e un Bezos trovi modi legali per non pagarle. L’economia mondiale ha raggiunto determinate dimensioni per cui certi furti diventano legali. È un grosso problema. E non a caso i politici che hanno cercato di mettere un freno a queste cose, penso alle tasse, hanno dovuto rinunciare perché ci avrebbero lasciato politicamente le penne.

di Maurizio Ermisino