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Dior, il Natale diventa un film d’animazione tra memoria e savoir-faire. La firma è di Sylvain Chomet

Con ‘Christian Dior’s Night in Color’, la Maison trasforma un episodio immaginario legato a Christian Dior e Marlene Dietrich in un cortometraggio animato. Un progetto che celebra la memoria del fondatore e il lavoro degli atelier, estendendo il racconto alla collezione di regali e alle vetrine dei negozi nel mondo

Una telefonata nel cuore della notte, un’urgenza che arriva da Hollywood e un abito da creare prima che sia troppo tardi. Per il Natale 2026 Dior sceglie di raccontare la propria storia attraverso una fiaba animata, affidata alla sensibilità di Sylvain Chomet, il regista francese autore di Appuntamento a Belleville e L’illusionista.

Il cortometraggio, intitolato Christian Dior’s Night in Color, immagina una notte del 1949 negli atelier di Avenue Montaigne, quando Christian Dior viene chiamato a realizzare un abito per Marlene Dietrich. Nella storia, l’attrice è impegnata a Hollywood nelle riprese di un film inizialmente previsto in bianco e nero. Il regista decide però all’ultimo momento di girare a colori e serve un vestito capace di rispondere alla nuova esigenza. La richiesta arriva a Parigi e Monsieur Dior, aiutato dalle sue collaboratrici, si mette al lavoro per creare un abito ispirato a Junon, uno dei modelli più celebri della collezione Haute Couture Autunno-Inverno 1949-1950.

La vicenda è immaginaria, ma affonda le radici nella storia della Maison. Christian Dior e Marlene Dietrich erano legati da una profonda amicizia e l’attrice aveva un rapporto speciale con le sue creazioni. Il film recupera questo legame e lo trasforma in un racconto che intreccia moda, cinema e memoria.

Dal patrimonio storico alla visione creativa di Jonathan Anderson

La scelta del 1949 non è casuale. Il passaggio dal cinema in bianco e nero al Technicolor è stato infatti una delle fonti di ispirazione per la prima collezione Cruise di Jonathan Anderson per Dior. Il cortometraggio riprende questo riferimento e lo trasforma in una storia che mette al centro il colore, la creatività e il dialogo tra la moda e il linguaggio cinematografico. La sceneggiatura originale è stata scritta dalla Maison, mentre la direzione è stata affidata a Chomet, il cui stile si distingue per il tratto riconoscibile, l’attenzione ai dettagli e la capacità di costruire universi narrativi ricchi di personaggi ed espressioni.

Nel film, Christian Dior ha la voce di Louis Garrel, mentre Camille Cottin interpreta Marlene Dietrich. Robert Pattinson è il narratore; Josh O’Connor presta la voce a una sedia Médaillon, LaKeith Stanfield al regista hollywoodiano, Rihanna alla stella portafortuna. Completano il cast Nine d’Urso, Nadia Tereszkiewicz e Greta Lee nei panni delle tre api che affiancano il couturier.

Le api degli atelier e il valore del lavoro artigianale

Proprio le api sono uno degli elementi più significativi del racconto. Christian Dior chiamava affettuosamente così le sarte dei suoi atelier, trasformate da Chomet in piccole protagoniste alate, instancabili nel lavoro e dotate di una particolare abilità manuale. I loro nomi sono un omaggio a tre donne realmente legate alla storia della Maison: Paulette Boncoure e Yvonne Ansermier, collaboratrici presenti fin dalla fondazione, e Marguerite Carré, soprannominata Dame Couture, che fu direttrice tecnica degli atelier durante la direzione di Dior.

Anche la tecnica di animazione scelta si inserisce in questa celebrazione del savoir-faire. Secondo quanto raccontato dalla Maison il film è stato realizzato a mano attraverso un processo durato diversi mesi, con un metodo che richiama quello degli anni Quaranta. Come spiega lo stesso Chomet, “Ogni elemento viene ritagliato, ciascun personaggio è animato singolarmente e poi tutto viene assemblato sullo sfondo”. Un lavoro di pazienza e precisione che la Maison mette in parallelo con quello necessario per realizzare le creazioni di haute couture.

Dal cortometraggio alle vetrine: il racconto diventa esperienza

La strategia di Dior non si ferma alla distribuzione del film. L’universo immaginato da Chomet si estende infatti alla collezione di regali natalizi, che comprende abbigliamento, accessori e oggetti per la casa. Personaggi e scene del cortometraggio vengono inoltre ripresi nelle vetrine delle boutique Dior in tutto il mondo. Il progetto costruisce così un collegamento tra intrattenimento, prodotto e retail experience. Il film diventa il punto di partenza di un racconto che accompagna il pubblico anche negli spazi fisici della Maison, trasformando l’immaginario natalizio in un elemento riconoscibile della comunicazione e dell’esperienza di marca.