Il mercato dei Data Center in Italia sta proseguendo la sua fase di espansione. Crescono gli annunci e l’interesse degli investitori, ma non sempre i progetti si concretizzano nei tempi previsti. Nel triennio 2023-2025, secondo la ricerca dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, sono stati investiti 7,1 miliardi di euro per la costruzione, l’approntamento e il riempimento di apparecchiature IT dei nuovi Data Center, ma si tratta solo del 68% rispetto ai 10,5 miliardi stimati nello scorso 2023 per lo stesso periodo.
Il ritardo degli investimenti si concentra in particolare sui nuovi operatori internazionali, spesso al primo ingresso nel mercato italiano, che hanno formulato previsioni senza considerare appieno le complessità normative e i tempi autorizzativi del contesto nazionale, determinando rallentamenti nella realizzazione dei progetti. A questi, si aggiunge un fattore legato al contesto tecnologico e dall’incertezza nelle scelte di design dell’architettura degli edifici destinati ad applicazioni di Intelligenza Artificiale, in particolare da parte dei grandi Cloud Provider internazionali.

La ricerca dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano è stata presentata oggi durante il convegno ‘Dal rumore al valore: l’Italia come nuovo Data Center Hub europeo’. Uno dei 60 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management (www.osservatori.net) che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.
“L’Italia è al centro di un’opportunità strategica – ha dichiarato Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano – ma lo sviluppo dell’ecosistema Data Center dovrà passare da decisioni fondate su dati concreti. I numeri sugli investimenti ci dicono che il Paese attira potenzialmente sempre più attenzione e capitali, ma la mancata standardizzazione dell’iter autorizzativo e l’incertezza del contesto tecnologico stanno rallentando la messa a terra dei progetti, con il rischio concreto di perdere opportunità chiave. Serve proseguire in un percorso fatto di regole certe, coerenza tra istituzioni centrali e locali e consolidare un piano nazionale capace di guidare le scelte strategiche del settore. Solo così l’Italia potrà trasformare l’attuale fermento in un ecosistema stabile, competitivo e sostenibile nel lungo periodo”.

Nel triennio 2026-2028 sono 83 i nuovi progetti infrastrutturali annunciati da 30 aziende, di cui 19 nuovi entranti, per un valore potenziale complessivo di 25,4 miliardi di euro. Tuttavia, il 72% degli investimenti è attribuibile a nuovi operatori internazionali, non ancora attivi in Italia, con tempistiche che potrebbero allungarsi per l’assenza di un iter approvativo standardizzato.
Milano guida il Sud Europa
Il baricentro italiano resta Milano, che concentra il 68% della potenza energetica nominale installata a livello nazionale con 414 MW IT, e punta a superare il valore simbolico di 1 GW entro il 2028. Milano raccoglie anche il 23% degli investimenti annunciati a livello europeo, confermandosi come un punto di riferimento per il Sud Europa, riducendo il gap con i mercati più maturi.
“Milano si candida a diventare un riferimento per il Sud Europa – ha spiegato Luca Dozio, Direttore dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano – e concentra una quota significativa della potenza installata e delle nuove progettualità. Tuttavia, la ricerca evidenzia un forte disallineamento tra investimenti annunciati e capacità effettivamente realizzata. Questo scarto non va letto come un segnale di rallentamento del mercato, ma come un campanello d’allarme sulla necessità di rafforzare il coordinamento tra aziende e istituzioni a livello nazionale in modo da distinguere i progetti concreti da annunci potenziali, così da poter prendere decisioni basandosi sul reale andamento del mercato”.

Nel 2025, le richieste di allacciamento all’alta tensione presentate a Terna sono arrivate al valore di 68,5 GW (dato al 30/11/2025), di cui 31,1 sull’area di Milano (da rielaborazione dell’Ossevatorio di dati Terna e allineamento a perimetro allargato dell’area milanese a comuni limitrofi), numeri ben distanti dai valori reali, anche nelle più rosee previsioni. Sugli attuali 414 MW IT installati su Milano, il 74% è collegato a reti di alta tensione e, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio sui progetti effettivi, circa il 78% dei 695 MW IT previsti nei prossimi tre anni afferirà a Data Center che richiederanno l’allacciamento all’alta tensione.
L’Italia come nuovo Data Center Hub europeo
L’analisi europea condotta dall’Osservatorio mostra come i 13 principali poli Data Center del continente abbiano raccolto 29,5 miliardi di investimenti tra 2023 e 2025, e stima oltre 110 miliardi entro il 2028.
Dal punto di vista degli investimenti previsti, l’area FLAPD mantiene la leadership con circa il 55% del totale. Dopo una fase di lieve rallentamento negli ultimi due anni – legata perlopiù a vincoli energetici e normativi nei poli di Dublino e Amsterdam – tornerà a crescere, per circa 2,1 nuovi GW IT entro il 2028. In questo scenario, la quota potenziale dell’area milanese, se confermata, potrebbe valere il 23% dei nuovi investimenti europei, riducendo così il gap con i mercati più maturi.
Dal punto di vista della potenza installata, l’Osservatorio rileva complessivamente 7,4 GW IT attivi nei principali poli europei. Si tratta di un mercato fortemente concentrato, in cui circa la metà della potenza energetica IT nominale attiva è in mano ad appena il 5% degli operatori attivi, con una predominanza di realtà a stelle e strisce.
Milano, in particolare, ha attivi 414 MW IT, pari al 6% della potenza totale europea, con gli investimenti annunciati nel prossimo triennio che potrebbero consolidare il ruolo del capoluogo meneghino allo stesso ordine di grandezza dei mercati FLAPD.
In continuità con gli scorsi anni, tra i poli più dinamici spiccano poi Madrid (390 MW IT), principale competitor del polo milanese, e le città del Nord Europa, favorite da un clima più adatto al raffreddamento e da un contesto di attenzione all’innovazione che li ha sempre caratterizzati. In particolare, Helsinki punta a essere un nuovo polo tecnologico, associando allo sviluppo di nuove infrastrutture Data Center un florido ecosistema legato al Quantum Computing, con finanziamenti per la costruzione delle prime factory europee di computer quantistici.
“Il confronto europeo mostra uno scenario dinamico che sta portando alla nascita di nuovi punti nevralgici per il computing”, ha concluso Marina Natalucci, Direttrice dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano. “In particolare, Milano è la città emergente caratterizzata dai tassi di crescita più interessanti e stimiamo che entro il 2028 potrebbe raggiungere la scala dei più storici mercati FLAPD. I Data Center costituiscono l’elemento fisico fondante della sovranità digitale europea e nei prossimi anni possiamo attenderci un’ulteriore crescita e decentralizzazione territoriale, aiutata dalle iniziative istituzionali come, ad esempio, la creazione delle Giga Factory. La ricerca di sovranità a partire da queste infrastrutture critiche dovrà coniugarsi con politiche per la digitalizzazione capaci di creare una filiera competitiva a tutto tondo: oggi, infatti, buona parte della potenza installata è in mano a player statunitensi, che restano gli attori principali a muovere le dinamiche del settore”.
Serve una strategia concreta per il Paese
L’Italia, e in particolare il polo milanese, prosegue lungo un percorso avviato da alcuni anni che la posiziona tra i Paesi europei con le maggiori potenzialità nel settore dei Data Center e del computing avanzato. Questo sviluppo è sostenuto da fattori infrastrutturali, tecnologici e istituzionali che, se correttamente governati, possono tradursi in un vantaggio competitivo per il Paese.
È il caso, ad esempio, dei progetti strategici per il rafforzamento della connettività continentale nel Sud Italia, che contribuiscono allo sviluppo di nuove infrastrutture di prossimità in regioni meno servite e una distribuzione più equilibrata di capacità computazionale sul territorio.
È anche quello degli investimenti nel campo dell’Intelligenza Artificiale attraverso i bandi per la realizzazione delle Giga Factory o l’ingresso di grandi realtà enterprise provenienti da altri settori industriali, tra cui il Campus Data Center annunciato a Ferrera Erbognone, basato sulla collaborazione tra ENI e Khazna Data Centers e il coinvolgimento dei governi italiano e saudita.
Di non minore importanza, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in collaborazione con il MASE, altri Ministeri ed attori istituzionali, ha pubblicato nel novembre 2025 la Strategia nazionale per l’attrazione degli investimenti esteri nei Data Center, volta a valorizzare la posizione strategica dell’Italia nel Mediterraneo e affiancata da altre azioni normative a livello nazionale (DDL per il riconoscimento del settore, DL Energia) o locale (proposta di legge per la regolamentazione del fenomeno in Regione Lombardia).
L’Italia si trova pertanto nelle condizioni di trasformare l’attuale slancio verso i Data Center in uno sviluppo solido e sostenibile, in cui sarà necessario un dialogo tra istituzioni, operatori e investitori basato su dati rappresentativi e aspettative realistiche per il settore.