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Contenuti AI possono generare risultati positivi per i brand, lo rivela l’indagine di Zefr e OM Media Trials

Secondo lo studio non tutti i contenuti IA sono rischiosi, trasparenza e etichettatura chiara migliorano le performance
AI slop or not?

Zefr, tecnologia di brand suitability per i social, insieme a OM Media Trials, ha pubblicato lo studio ‘AI Slop or Not? Navigating the Risks and Opportunities of Ad Adjacency to AI-Generated Content’. La ricerca analizza direttamente come le campagne pubblicitarie performano quando sono posizionate accanto a contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale.

Il risultato? Non tutto ciò che è generato dall’AI è ‘spazzatura’. Alcuni contenuti possono persino rafforzare la percezione di innovazione e aumentare il recall pubblicitario, mentre altri, ingannevoli o spam-like, generano rischi concreti per la reputazione.

L’AI sta cambiando la percezione del reale

Un dato emerge subito: i consumatori non sempre distinguono ciò che è reale da ciò che è generato dall’IA. Il 32% delle persone pensa erroneamente che contenuti creati da esseri umani siano prodotti dall’IA. E i contenuti che coinvolgono personaggi pubblici o immagini sessualizzate sono quelli più facilmente confusi.

Questo pone una sfida: i brand devono capire non solo dove posizionare i loro annunci, ma anche come questi ambienti influenzino la percezione dei consumatori.

Alcuni contenuti AI fanno bene al brand

Non tutti i contenuti AI sono un rischio. La ricerca mostra che sottocategorie come satira, rappresentazioni umoristiche dei giovani e contenuti creativi possono generare risultati positivi, aumentando l’efficacia della pubblicità. In pratica, alcuni ambienti AI possono diventare veri alleati del brand, soprattutto ora che video e immagini generati o assistiti dall’AI stanno esplodendo su tutte le piattaforme.

Al contrario, contenuti ingannevoli o simili a spam hanno effetti negativi evidenti, riducendo fiducia e intenzione di acquisto.

Ma gli utenti hanno le idee chiare: l’81% afferma che esistono tipi di contenuto AI con cui un brand non dovrebbe mai comparire. La responsabilità, ovviamente, è condivisa tra brand, piattaforme e creatori di contenuti.

Trasparenza e chiarezza fanno la differenza

Uno dei takeaway più importanti dello studio riguarda l’etichettatura e la trasparenza. Il 41% dei consumatori dichiara di percepire più positivamente un brand quando i contenuti AI sono chiaramente segnalati. Collaborare con creator affidabili e usare strumenti AI in maniera trasparente aumenta ulteriormente la fiducia e l’appeal del brand.

Al contrario, se gli utenti non riescono a capire se un contenuto sia umano o AI, la performance del brand cala su tutti i fronti: reputazione, fiducia e desiderio di acquisto.

“Il contenuto AI sarà sempre più presente nei prossimi mesi e anni”, spiega Kara Manatt, EVP di Intelligence Solutions di OM Media Trials. “La risposta non è bloccare un’intera categoria di contenuti, ma dare ai brand gli strumenti per scegliere dove comparire, massimizzando le opportunità e riducendo i rischi”.

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