Mercato

Conflitto in Medio Oriente, fino a 50 miliardi di dollari a rischio per la pubblicità globale

Le previsioni di WARC si basano su dati raccolti in 100 mercati e su un modello proprietario di intelligenza artificiale che analizza oltre due milioni di dati

Una crisi intensa potrebbe mettere a rischio 49,9 miliardi di dollari di crescita pubblicitaria nel 2026, e fino a 93,9 miliardi nei prossimi due anni. Anche uno scenario più moderato comporterebbe perdite pari a 19 miliardi quest’anno, con impatti residui che si estenderebbero fino al 2027.

Scenario A: shock contenuto e temporaneo

Il primo scenario WARC ipotizza uno shock breve e circoscritto, con un aumento temporaneo del prezzo del petrolio e nessuna interruzione dello stretto di Hormuz. In questo caso, la crescita globale della pubblicità dovrebbe attestarsi al 10,4%, per un totale di 1,32 trilioni di dollari, in rialzo di 1,3 punti percentuali rispetto alla precedente previsione di dicembre grazie alle performance solide delle principali piattaforme online.

Le conseguenze economiche sarebbero limitate: la crescita del PIL globale diminuirebbe di appena 0,2 punti percentuali, l’inflazione aumenterebbe dello 0,5%, e la spesa reale delle famiglie calerebbe di 0,3 punti percentuali. La principale categoria colpita sarebbe travel & transport, con una riduzione della spesa pubblicitaria del 3,5%, pari a circa 1,3 miliardi di dollari. Gli altri settori – automotive, food, leisure & entertainment e tecnologia – crescerebbero in linea con il mercato.

Questo scenario assume un prezzo del petrolio intorno ai 100$ al barile per sei mesi, con effetti relativamente moderati sui bilanci familiari, principalmente dovuti a bollette energetiche più alte nei paesi importatori.

Scenario B: shock prolungato e parziale

Il secondo scenario ipotizza un impatto più esteso, con il petrolio elevato per 1-3 anni e interruzioni parziali della produzione. In questo caso, la crescita pubblicitaria globale subirebbe un taglio di 1,6 punti percentuali nel 2026, pari a 19 miliardi di dollari, con ulteriori 13,3 miliardi persi nel 2027, per un totale di 32,3 miliardi nei due anni.

L’inflazione aumenterebbe di 1,1 punti percentuali e la spesa reale delle famiglie sarebbe compressa. Questo scenario ricorda la Guerra del Golfo del 1991: un prezzo del petrolio costantemente superiore ai 100$ porterebbe le banche centrali a stringere la politica monetaria per contenere la stagflazione.

I settori più colpiti includono i prodotti di largo consumo con catene di approvvigionamento legate a cereali e fertilizzanti, mentre il food, la tecnologia e l’intrattenimento crescerebbero più lentamente rispetto alla media globale. L’advertising del settore viaggi e trasporti risentirebbe maggiormente delle pressioni sui costi e del calo della spesa delle famiglie.

Scenario C: shock severo e sistemico

Il terzo scenario descrive una crisi grave e prolungata, con chiusura dello Stretto di Hormuz e prezzo del petrolio a 150$ al barile. In questa ipotesi, la crescita pubblicitaria globale perderebbe 93,9 miliardi di dollari nei prossimi due anni, con una riduzione di 2 punti percentuali del PIL globale, aumento dell’inflazione di 3 punti e calo della spesa reale delle famiglie.

In questo scenario, la crescita della pubblicità sarebbe piatta o negativa: food (+0,7%), leisure & entertainment (+0,2%), mentre travel & transport potrebbe ridurre i budget del 5,8%. La crisi comporterebbe un crollo della fiducia dei consumatori, e le aziende ridurrebbero la spesa pubblicitaria per proteggere i margini in un contesto economico difficile.

L’impatto sul settore tech e social media

Nonostante le tensioni geopolitiche, il settore tecnologico e dei social media dovrebbe continuare a crescere, seppur con un rallentamento. Instagram (+26,9%), Facebook (+19,2%) e TikTok (+24,9%) registreranno ancora performance solide nel 2026.

TikTok manterrà una crescita globale superiore al 20% nei prossimi due anni, spinta anche dagli investimenti di brand britannici (+54,8%). Reddit raddoppierà il fatturato pubblicitario globale da 2,1 miliardi nel 2025 a 4,1 miliardi nel 2027, trainato principalmente dagli USA, ma con forte espansione in mercati come UK e Australia.

X (ex Twitter) torna a crescere (+1,6% nel 2025, raggiungendo 1,8 miliardi di dollari) e potrebbe arrivare a quasi 2 miliardi nel 2027, anche se rimane distante dai 4,5 miliardi del 2021 a causa di timori dei brand e problemi di brand safety legati all’uso dello strumento Grok AI.