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Condé Nast riorganizza il portafoglio globale: stop a WIRED Italia e nuova strategia sui brand

Nel piano del Ceo Roger Lynch, l’uscita dall’editoria di WIRED Italia è parte di una strategia più ampia: meno dispersione, più focus su mercati chiave e modelli di business scalabili
Condé Nast

Condé Nast chiude Wired Italia. La decisione, annunciata in un memo interno dal Ceo Roger Lynch, segna l’uscita dall’attività editoriale per uno dei brand simbolo del giornalismo tecnologico. Ma il dato, per quanto rilevante nel contesto italiano, è solo una parte della storia. La scelta si inserisce infatti in una revisione più ampia del portafoglio del gruppo, che punta a concentrare risorse e investimenti sulle aree considerate più strategiche.

Un passaggio che arriva in una fase tutt’altro che negativa: Condé Nast ha chiuso il 2025 con risultati in crescita e un avvio d’anno sopra le aspettative. Proprio questa solidità, spiega Lynch, rende necessario un approccio più rigoroso nell’allocazione delle risorse.

Il nodo della sostenibilità

Nel documento, Wired Italia viene citato insieme ad altre attività che, pur rappresentando poco più dell’1% del fatturato complessivo, continuano a essere non profittevoli. È questo il punto chiave che porta alla decisione di abbandonare la pubblicazione. Non è quindi una questione di rilevanza del brand Wired, che resta forte e in crescita in mercati come Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, ma di sostenibilità su scala locale. Una dinamica che riflette una trasformazione più ampia dell’editoria: anche i marchi consolidati devono dimostrare la propria capacità di reggere economicamente nei singoli mercati.

In questo scenario, il publishing di Wired Italia viene quindi interrotto, mentre le attività legate a consulenza ed eventi continueranno in Europa, sotto la gestione del team britannico. Parallelamente, il gruppo sta riorganizzando anche la propria struttura tecnologica, con un focus crescente sull’intelligenza artificiale e su modelli di sviluppo più agili e integrati tra brand e prodotto.

Una revisione che tocca più brand

La riorganizzazione riguarda anche altre testate storiche del gruppo. SELF non proseguirà come pubblicazione autonoma, mentre Glamour ridurrà la propria presenza internazionale per concentrarsi principalmente su Stati Uniti e Regno Unito. Nel complesso, emerge una linea chiara: ridurre la dispersione e rafforzare i brand nei contesti dove esistono maggiori opportunità di crescita.

Dall’editoria al brand

Accanto alla razionalizzazione delle testate, Condé Nast accelera anche sul fronte dei modelli di business. L’attenzione si sposta sempre di più su ambiti come commerce, video, social e licensing, considerati più scalabili rispetto all’editoria tradizionale. In questo scenario, anche Wired evolve: il marchio continuerà a vivere attraverso attività di consulenza ed eventi in Europa. Un passaggio che evidenzia il progressivo spostamento da prodotto editoriale a piattaforma di brand, più che a semplice testata giornalistica.