OpenAI ha avviato negli Stati Uniti un test limitato di pubblicità in ChatGPT, rivolto agli utenti dei piani Free e Go, segnando un passo storico nella monetizzazione dell’intelligenza artificiale conversazionale.
Il programma pilota, denominato OpenAI Ad Pilot Program, ha attirato l’attenzione di principali gruppi pubblicitari globali come Omnicom, WPP e Dentsu. Per partecipare al test – riportano diverse fonti internazionali – gli inserzionisti devono impegnare un budget minimo di circa 200.000 dollari, una soglia studiata per garantire che i primi esperimenti vengano condotti con brand strutturati e campagne su larga scala. Tra i brand coinvolti figurano Target, Adobe, Audible, HelloFresh, Ford, Mazda e Williams‑Sonoma e molti altri, coprendo settori dal retail all’automotive, dall’alimentare alla tecnologia.
Non si tratta di pubblicità tradizionale: gli annunci appaiono separati e chiaramente etichettati come sponsorizzati, non influenzano le risposte generate da ChatGPT e non condividono dati personali degli utenti. Sono inoltre esclusi da conversazioni su contenuti sensibili e per utenti sotto i 18 anni, mentre chi usa il piano Free può scegliere di disattivarli, accettando però un numero ridotto di messaggi giornalieri.
Formati innovativi e strategie AI-driven
Alcune aziende sfruttano il programma pilota per sperimentare formati innovativi. Adobe, ad esempio, testa annunci relativi ad Acrobat Studio e Adobe Firefly, valutando come inserirli in maniera utile e contestuale alle conversazioni.
Dentsu utilizza il programma per sperimentare strategie di targeting AI-driven su diversi settori, mentre Omnicom e WPP hanno già coinvolto decine di brand, cercando di capire quali formati e creatività generino maggior valore nel contesto conversazionale.
Pubblicità conversazionale: un’opportunità unica
Secondo le agenzie e i brand, ChatGPT offre un’opportunità unica: raggiungere gli utenti nel momento stesso in cui pongono domande e prendono decisioni, con contenuti rilevanti e immediatamente contestualizzati. OpenAI ha definito questa fase come un momento di apprendimento, finalizzato a comprendere quali esperienze pubblicitarie siano più utili e coerenti, senza compromettere privacy, controllo dell’utente e indipendenza delle risposte.