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ChatGPT apre alla pubblicità (ma senza toccare le risposte)

OpenAI avvia negli Stati Uniti un test sugli annunci nelle versioni gratuite di ChatGPT: l’obiettivo è sostenere l’accesso libero all’AI, senza compromettere privacy, affidabilità e indipendenza delle risposte
chatgpt ads

La pubblicità arriva in ChatGPT. O meglio: inizia una fase di test, limitata e sperimentale, che OpenAI ha deciso di avviare negli Stati Uniti per alcuni utenti delle versioni Free e Go. Un passaggio inevitabile per una piattaforma usata ogni giorno da centinaia di milioni di persone, ma affrontato con un messaggio chiaro fin dall’inizio: gli annunci non cambieranno le risposte e non metteranno a rischio la privacy delle conversazioni.

I piani Plus, Pro, Business, Enterprise ed Education resteranno completamente privi di ads. E chi usa la versione gratuita potrà comunque scegliere: vedere annunci, oppure disattivarli accettando un numero ridotto di messaggi giornalieri, assicura l’azienda.

L’annuncio arriva in un momento tutt’altro che neutro. Durante il Super Bowl, il tema della pubblicità nell’AI è entrato nel dibattito pubblico anche grazie agli spot di Anthropic, che hanno ironizzato sull’idea di chatbot affiancati da annunci mal integrati. Una provocazione che ha riportato al centro una questione ancora irrisolta: fino a che punto la pubblicità può convivere con un’interfaccia conversazionale senza comprometterne l’esperienza?

Un confronto che mette in luce come il tema non sia solo tecnologico o di business, ma profondamente culturale. Gli utenti continuano infatti a mostrare una forte resistenza all’idea di pubblicità all’interno delle risposte generate dall’intelligenza artificiale, percepite come uno spazio personale, informativo e decisionale, più vicino alla ricerca che ai social media.

Perché OpenAI introduce la pubblicità

Il punto di partenza è pragmatico. Mantenere ChatGPT veloce, affidabile e sempre più potente richiede infrastrutture, investimenti continui e sviluppo costante. La pubblicità, spiega OpenAI, serve a sostenere l’accesso gratuito e a basso costo, evitando di trasformare l’AI in uno strumento riservato a pochi.

Una scelta che si inserisce nella missione dichiarata dell’azienda: ampliare l’accesso all’intelligenza artificiale senza snaturarne il ruolo di strumento utile per lo studio, il lavoro e le decisioni quotidiane.

Risposte indipendenti, sempre

Il punto più sensibile – e quello su cui OpenAI insiste di più – riguarda l’indipendenza delle risposte. Gli annunci saranno sempre chiaramente etichettati come sponsorizzati e separati visivamente dai contenuti generati da ChatGPT. In altre parole: le risposte non sono influenzate dagli inserzionisti e continuano a essere ottimizzate esclusivamente in base a ciò che è più utile per l’utente.

Durante il test, gli annunci vengono selezionati in base al contesto della conversazione e ad alcune interazioni precedenti, per aumentare la rilevanza. Se stai parlando di cucina, potresti vedere un annuncio legato al food; se stai pianificando un viaggio, qualcosa di affine. Ma senza che il contenuto della chat venga mai condiviso con chi fa pubblicità.

Conversazioni private, dati protetti

Altro pilastro del progetto: la privacy. Gli inserzionisti non hanno accesso alle chat, alla cronologia, alle memorie o ai dati personali degli utenti. Ricevono solo informazioni aggregate – come visualizzazioni o clic – utili a misurare le performance delle campagne.

In questa fase iniziale, OpenAI ha inoltre escluso la pubblicazione di annunci per utenti sotto i 18 anni e ha bloccato la comparsa di ads accanto a contenuti sensibili o regolamentati, come salute, salute mentale e politica.

Più controllo per gli utenti

La pubblicità in ChatGPT non è pensata come qualcosa di ‘subìto’. Gli utenti potranno nascondere annunci, inviare feedback, capire perché vedono una determinata inserzione, cancellare i dati pubblicitari e gestire la personalizzazione in qualsiasi momento, anche con un solo tap.

Un approccio che punta a mantenere la sensazione di controllo all’interno di un’interfaccia conversazionale che, per sua natura, è molto più personale di altri ambienti digitali.

Cosa possiamo aspettarci ora

Questa fase di test è soprattutto un momento di ascolto: OpenAI vuole capire come – e se – la pubblicità possa integrarsi in modo utile, naturale e coerente nell’esperienza di ChatGPT. Nei prossimi mesi, l’azienda esplorerà nuovi formati, modalità e strumenti per le aziende, continuando a tutelare l’indipendenza delle risposte e la privacy delle conversazioni.

Nel lungo periodo, la conversazione stessa potrebbe diventare un terreno di advertising più rilevante e meno invasivo, in grado di rispondere ai bisogni reali degli utenti senza compromettere fiducia e utilità.