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La Commissione europea ha avviato un’indagine formale su Booking.com per verificare il rispetto degli obblighi previsti dal Digital Services Act (DSA). L’istruttoria riguarda tre aspetti: la presenza di annunci di alloggi fraudolenti o non conformi, i rischi legati alle truffe di phishing che sfruttano i dati delle prenotazioni e la riconoscibilità delle inserzioni che ottengono maggiore visibilità attraverso il pagamento di commissioni più elevate.
“Gli europei dovrebbero poter prenotare le proprie vacanze senza il timore di essere truffati. Il Digital Services Act stabilisce responsabilità precise per le piattaforme nel contrasto a questi rischi e dobbiamo assicurarci che la principale piattaforma di prenotazioni in Europa le prenda sul serio”, ha dichiarato Henna Virkkunen, Executive Vice-President for Tech Sovereignty, Security and Democracy.
Annunci falsi e truffe che sfruttano i dati delle prenotazioni
Il primo filone dell’indagine riguarda gli annunci di strutture inesistenti, i casi di impersonificazione e le offerte di alloggio non conformi. La Commissione vuole verificare se Booking.com abbia identificato e valutato correttamente i rischi legati alla diffusione di contenuti illegali e se abbia adottato misure efficaci per limitarli, compresa la rimozione degli annunci fraudolenti.
Sotto esame anche il rischio di phishing, con particolare attenzione alla condivisione dei dati delle prenotazioni e degli ospiti con le strutture ricettive, oltre che al funzionamento del sistema di messaggistica della piattaforma. L’obiettivo è accertare se siano presenti adeguate misure di protezione contro l’uso improprio di queste informazioni per inviare messaggi ingannevoli e richiedere pagamenti fraudolenti.
La trasparenza degli annunci a pagamento
Il terzo punto riguarda la pubblicità. Su Booking.com, le strutture possono ottenere una maggiore visibilità nei risultati di ricerca pagando commissioni più elevate. La Commissione vuole verificare che queste inserzioni, definite boosted listings, siano chiaramente riconoscibili come annunci pubblicitari.
In base al DSA, gli utenti devono poter capire quando un contenuto è un annuncio, per conto di chi viene mostrato, chi lo ha pagato e perché viene proposto, oltre a poter accedere alle informazioni sulle impostazioni che determinano quali pubblicità visualizzare. La distinzione è rilevante perché consente di capire se una struttura compare tra i primi risultati per la sua pertinenza rispetto alla ricerca oppure perché ha pagato per ottenere maggiore visibilità.
Che cosa succede adesso
L’indagine proseguirà con la raccolta di ulteriori elementi, attraverso richieste di informazioni, interviste e possibili ispezioni. La Commissione potrà inoltre adottare misure provvisorie, emanare decisioni di non conformità oppure accettare impegni proposti da Booking.com per risolvere le criticità contestate.
L’apertura del procedimento non implica che siano già state accertate violazioni. La Commissione aveva avviato verifiche preliminari, esaminando tra l’altro le valutazioni dei rischi presentate dalla piattaforma nel 2026 e negli anni precedenti, i rapporti sulla trasparenza e le risposte alle richieste di informazioni inviate nel settembre 2025 e nel maggio 2026.
Se le violazioni fossero confermate, potrebbero essere contestati il mancato rispetto degli obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi sistemici previsti dagli articoli 34 e 35 del DSA e quelli sulla trasparenza pubblicitaria stabiliti dall’articolo 26.
Il commento dell’azienda
“Booking.com collabora pienamente con la Commissione europea e partecipa in modo costruttivo al confronto sulle questioni sollevate nell’ambito del Regolamento sui servizi digitali (Digital Services Act, DSA). La sicurezza, la fiducia e la protezione dei dati personali sono priorità assolute. Confermiamo il nostro impegno a collaborare con i governi e le autorità di regolamentazione competenti, le forze dell’ordine e i partner del settore per contrastare la criminalità informatica e le frodi online e proteggere i viaggiatori e i partner”.
Immagine realizzata con ChatGPT