È da qui che riprende il via il percorso del Grandtour LaVitaÈAdesso, un itinerario artistico, culturale, formativo e ricreativo che, nell’estate 2027, attraverserà i più suggestivi contesti del territorio italiano e i siti della bellezza tra i più conosciuti. Le notti di Piazza di Siena sono state presentate oggi a Roma, al Campidoglio, alla presenza del Sindaco Gualtieri e dell’Assessore ai grandi eventi Onorato. Ma la notizia è ancora un’altra: questo giro di concerti di Baglioni si chiuderà il prossimo anno, ancora a Roma, con un grande concerto a Via dei Fori Imperiali il 23 ottobre. Il titolo del tour è già pieno di significato. “Che notte è questa!, doveva essere un interrogativo” ci racconta Baglioni. “Poi abbiamo messo un punto esclamativo, che vorrei che fosse l’atteggiamento con cui arriverà e con cui lascerà i concerti la gente: pensare che davvero è successo qualcosa. Sarà permesso cantare e fare fotografie. Quello che non ci piacerebbe è che andaste va prima. Sarà un concerto non celebrativo anche se sono passati 44 anni”.
Un cerchio che si chiude
A Piazza di Siena, infatti, il 24 ottobre 1982, 44 anni fa, si svolse il leggendario Alé-oó, il primo gigantesco raduno della storia della musica dal vivo in Italia, capace di riunire una folla oceanica. Erano gli anni in cui l’Italia andava ai mondiali di calcio, e li vinceva. Allora quel concerto era stato il gran finale della prima tournée italiana che portò la musica nei grandi spazi outdoor. Ora il 24 ottobre sarà l’inizio di una nuova avventura. E pensare che questo concerto ha rischiato di non andare in scena. “Tre mesi e mezzo fa ho avuto un incidente di percorso, un infortunio di salute che mi ha fatto temere di non tornare più su un palcoscenico” ci ha svelato oggi Baglioni, con una punta d’ironia. “Ho rosicato: avevo deciso di terminare la mia carriera un determinato giorno. Il fatto che la sorte decidesse al posto mio non mi andava. Tornare sul palcoscenico adesso ha un triplo valore: torno sul palco proprio il 24 ottobre, come in quel concerto; torno dopo questa vicenda che poteva dare il finale a una certa carriera; e poi arrivare a 75 anni e poter dire ‘ho giocato per quasi tutti gli anni della mia vita’ è una cosa meravigliosa”. Sì, dice proprio “ho giocato”. In fondo, in inglese suonare e giocare sono la stessa parola, “to play”.
Non poteva che essere Roma il teatro di questo nuovo inizio
È la città in cui sono accaduti tanti fatti della sua esperienza di musicista, quella che ha raccontato nelle sue canzoni, il set di quei film che sono le sue composizioni. Con Roma Claudio Baglioni ha un rapporto molto particolare. “Roma è stata spesso testimone delle cose che ho fatto” rivela l’artista. “È la città in assoluto che mi mette più pressione, dove mi vengono a trovare quelli che amo di più, la città che mi chiede di più. Ai romani rimbalza qualsiasi cosa. Una volta lavorai con un cameraman che, quando entrò il Papa, disse ‘santità non può mettere qualche altro colore perché il bianco spara’. A noi non fa specie niente perché noi abbiamo visto i re in catene. Qualsiasi cosa ci scivola addosso”. È molto grato alla città per come lo ha accolto, essendo un romano di seconda generazione. “Questa città mi ha dato tanto” spiega. “Essendo vissuto in periferia, ho visto la città crescere topograficamente. È una grande città che ha un grande cuore: suoneremo nel cuore della città, un cuore verde, con l’idea di mettere al cento la musica ed essere al centro della musica”.
Ogni artista ha un vuoto da riempire
A Claudio Bagioni viene chiesto se sente la solitudine dell’artista. “Rappresento a malapena me stesso: non so se tutti gli artisti soffrono di solitudine” risponde. “Credo che gli artisti siano delle persone difettose, difettate: quasi a tutti loro manca un pezzo e hanno l’ossessione di riempire quel vuoto. Per questo si scrive: per gettare un ponte dall’altra parte, per esserci, occupare uno spazio. Essendo un ragazzetto di periferia, malgrado Centocelle sia molto carina, avevo ancora più timore di non partecipare alla grande festa dell’esistenza. Uno diventava rapinatore o faceva il prete. avevo detto a mia madre che avevo sentito la voce, che avevo avuto la vocazione. Frate non lo sono diventato e non ho seguito neanche la passione di mio padre, che amava il pugilato e mi portava in queste palestre piene di fumo dove la gente si batteva e diceva parole inenarrabili. Alla fine sono diventato un cantante, che non è una via di mezzo tra le due cose…”
Non ci sono più i grandi eventi perché tutto è un grande evento
Quel concerto del 1982 richiamò un pubblico di 250.000 spettatori. Oggi nel mondo dei concerti tutto è cambiato, i prezzi dei biglietti sono altissimi, la richiesta anche, e non è così semplice esserci. “Nel sistema industriale della musica dal vivo molte cose son cambiate” risponde Baglioni. “È molto più sviluppata. Oggi, con la fine della grande epopea della discografia, con la fine del supporto discografico, si è sviluppato moltissimo lo spettacolo dal vivo. Non riusciamo a finire una tournee che ne iniziamo un’altra. Da una parte crea un bel dinamismo. Ma può essere frutto di un appiattimento della proposta. Non ci sono più i grandi eventi perché sono troppi, tutto è un grande evento. Al di là dei numeri c’è qualcosa che rimane. Il fatto che, quando sei andato via, ci sia stato qualcosa che ti è capitato, di diverso. Di imprevisto”. Si dice favorevole ai grandi concerti come quello di Ultimo a Tor Vergata ed è contento del suo successo. Facendo l’imitazione di Pippo Baudo, dice “Ultimo l’ho scoperto io, a Sanremo del 2019”.
Sanremo? Meglio fare il Sindaco di Roma
A proposito, siamo tutti d’accordo sul fatto che la rinascita del Festiva di Sanremo e la sua ritrovata centralità sia iniziata proprio con il suo Festival. Ma lo rifarebbe il Direttore Artistico?
“Preferisco fare il Sindaco per un giorno” risponde, scherzando sul fatto che poco prima era stato chiesto, a lui e a Gualtieri, se era il caso che, come altri prima di lui, anche Baglioni avesse questo ruolo. No, non tornerà a Sanremo.
Il concerto ai Fori Imperiali non sarà l’ultimo
L’autore di Mille giorni di te e di me aveva annunciato qualche anno fa un ungo percorso di concerti che lo avrebbe portato verso l’addio alle scene. È naturale allora chiedergli se il concerto ai Fori Imperiali di Roma sarà l’ultimo. “Faccio di tutto per evitare queste domande” risponde. “No. Non sarà l’ultimo, ma sarà l’ultimo di una serie. È una grande presunzione: quello che non siamo mai riusciti a fare, un evento globale. Lo merita il posto che è più grande di noi”. “I musicisti arriveranno tutti su una biga, ognuno avrà una biga personale per arrivare al palco” aggiunge tra serio e faceto.
Il palco è il luogo dove mi nascondo meglio
Quello che sappiamo è che sul palco Claudio Baglioni sarà accompagnato da 20 formidabili musicisti e da una squadra di professionisti di altissimo livello. E che porterà in scena 40 canzoni, arrangiate e illustrate per lo show, che raccontano quasi sessant’anni di carriera artistica. Ma dopo una carriera così lunga cosa cerca ancora di scoprire sul palco Claudio Baglioni? “Non lo so” risponde. “Sono le scoperte che fai quando meno te lo aspetti. Il palco è il luogo dove mi nascondo meglio. Riesco a fare movimenti che somigliano a coreografie, a balletti, cosa che se faccio furi dal palco rischio di cadere. Mi riesce di saltare, di fare qualcosa di magico. Devi dimostrare che vali non solo i soldi del biglietto. Ma anche il tempo che le persone hanno deciso di usare per venirti a vedere. E il tempo è troppo prezioso per deludere. Devo saper fare qualcosa che non sanno fare. È quello che vado cercando. Sapere che c’è ancora una ragione per stare sopra quelle tavole di legno, sotto quei riflettori, che c’era ancora qualcosa da raccontare, un’emozione vera. Che non sia una di tante notti, ma questa notte”.
di Maurizio Ermisino