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“L’AI non ruberà il lavoro. Ti ruberà il lavoro chi sa usare l’AI, ma sempre di un uomo parliamo. Le persone dovranno spostarsi da un lavoro all’altro più velocemente di prima”. Sono le parole di Dario Amodei, CEO di Anthropic, un’azienda che in fatto di AI la sa lunga. Quelle parole sono state citate oggi a Roma, all’Inapp, durante il workshop “Scenario di anticipazione dei fabbisogni professionali e delle competenze: produzione audiovisivi e musica”. È l’evento conclusivo dell’attività realizzata nel 2025 dal gruppo di ricerca Professioni, della Struttura Lavoro e professioni dell’Inapp, nell’ambito degli studi di scenario compiuti per l’anticipazione dei fabbisogni professionali. Storicamente abbiamo organizzato sempre il lavoro attorno ai ruoli. Oggi, con la rivoluzione tecnologica, non cambiano solo i lavori, ma cambiano le attività dentro i lavori stessi. Il punto non sono più i lavori ma le competenze.
Lo scenario: la rivoluzione delle piattaforme
Il mondo delle professioni dell’audiovisivo e della musica si muovono dentro quella grande rivoluzione che è stata l’avvento delle piattaforme digitali. Le piattaforme allargano lo schema delle trasmissioni, aumentano i player e disintermediano il rapporto con il fruitore finale Grazie ad esse chi produce contenuti ha a disposizione un’enorme quantità di dati, mentre prima aveva solo l’Auditel e quelli del botteghino. In questo modo i processi produttivi diventano sempre più data driven: da una parte abbiamo il processo creativo, dall’altra dati che portano questi processi ad essere standardizzati. Nell’era delle piattaforme c’è una crescente integrazione tra produzione e trasmissione: i broadcaster sono sempre stati produttori, ma con questi nuovi player questo aspetto è aumentato. Ci sono quindi minori barriere all’accesso, sempre più produttori hanno accesso a mercati a livello globale, ma a contempo sono ritenuti strategici anche i mercati locali. Nel mondo della musica cresce l’importanza del live, e l’offerta di contenuti e le strategie di marketing devono confrontarsi con questo aspetto: il supporto fisico è meno presente, la musica si smaterializza, e aumentano concetti come il rapporto con i fan. l’AI apre a tantissime prospettive. C’è la generazione di contenuti, ma ci sono anche i rischi connessi al deepfake e all’uso di immagini e voci di attori, distorto o utilizzato in base ad accorti. Grazie alla Realtà Aumentata e Virtual Production sul set elementi fisici convivono con elementi digitali: questo porta a temi di impatto ambientale, come lo spostamento della produzione per raggiungere set e scenari naturali.
AIR3: Le professioni dell’audiovisivo al tempo dell’AI. La parola è ibridazione
Giovanni Esposito ha raccontato il mondo dell’audiovisivo in rappresentanza di AIR3, Associazione Italiana Registi, e ha parlato di innovazione e creatività. “Il cinema nasce come innovazione: non è stato scoperto, è stato inventato” spiega. “Quanto sia importante l’innovazione all’interno della categoria è pacifico. Ogni innovazione ha dato nuovi stimoli alla creatività: il sonoro, il colore, il cloud computing, i big data, fino alla CGI, alla Virtual Production e all’AI. Innovazione e creatività non sono in contrasto, ma due binari che corrono paralleli. E spesso si vengono incontro”. Ma come si riflette la rivoluzione tecnologica sui professionisti del settore? “La parola più usata è ibridazione” ci spiega Esposito. “Si tratta di diverse competenze che devono necessariamente confrontarsi con l’innovazione in diverse forme. Le parti più tecniche rientrano nelle soft skills. Perché un macchinista dovrebbe interessarsi all’evoluzione dell’AI? Perché è un ottimo elemento per aiutarlo a ottenere più lavoro migliorando nel curriculum. Risalendo verso le figure apicali la tecnologia diventa sempre più spesso una questione di governance. Preproduzione produzione e postproduzione: tutte queste fasi vanno implementando le tecniche di utilizzo delle nuove tecnologie con la nascita di nuove figure e il cambiamento di altre”. Volete un esempio? Prendiamo il location scouting nella preproduzione. “Come può impattare la tecnologia sulla figura che cerca le location?” riflette Esposito. “Utilizzando strumenti già alla portata di tutti: pensiamo Google Maps e strumenti simili. Ma c’è un’evoluzione che permette di rendere gli scenari visibili in 3D, di immergersi in essi fino a vedere la posizione del sole in determinati orari. Tutto questo migliora la fase di preproduzione”. Ma anche il green manager, ad esempio, era una figura che non esisteva negli ultimi 5 anni e ora è importante, fondamentale per certificare fabbisogni legati alla sostenibilità necessari anche per accedere agli stessi bandi delle Film Commission.
AIR3: L’AI andrà a sostegno di chi non può usare la CGI nella post
La postproduzione sembra essere quella che risente di più di queste nuove tecnologie. Ma non è proprio così. “Oggi siamo in una fase in cui l’AI generativa viene usata per la creazione di scenari, che si combinano con gli elementi della Virtual Production” spiega Esposito. “È molto spinta per l’utilizzo della post, ma non è un elemento sostenibile. Oggi siamo in un momento di promozione. Ma il mercato si adeguerà e si andranno a creare nuovi lavori, come l’AI Artist, o l’AI Creative Producer, che andrà a sostegno di chi oggi la CGI non può usarla. La CGI ha costi altissimi: l’AI va a colmare questo gap e rende gli elementi della computer grafica accessibili a tutti, Questo cambiamento va visto con un certo ottimismo. Se è vero che molti lavori andranno a cambiare e alcuni a sparire, nasceranno nuove opportunità ed è proprio grazie alla formazione che queste professioni andranno a formarsi”.
F.I.M.I.: La terza era digitale, la musica incontra l’AI
Alessandro Giulianelli ci ha raccontato il settore della musica, portando il punto di vista di F.I.M.I., l’associazione che rappresenta le case discografiche. “In questi anni la discografia ha sperimentato un cambiamento epocale che ha avuto un impatto diretto su nuove professionalità e competenze” ha spiegato. “Sta attraversando la terza era digitale, ognuna scandita dagli accordi di licenza tra autori dei diritti e piattaforme. La prima è stata l’era del download e dello streaming, con un cambiamento epocale che è stato il passaggio dall’era del possesso, cioè l’acquisto dei dischi, all’era dell’accesso. La seconda era digitale è stata l’avvento dei social media, con le case discografiche che hanno siglato accordi per la monetizzazione dei contenuti sulle piattaforme social, che oggi sono un canale fondamentale di promozione della musica e degli artisti e sono anche i nuovi canali di scoperta degli artisti da parte del pubblico, che viene convertita in ascolti sulle piattaforme di streaming. La terza era digitale è iniziata negli scorsi mesi, con i primi accordi sottoscritti tra le case discografiche e le piattaforme di AI. L’obiettivo è utilizzare l’AI in modo etico e sostenibile”.
F.I.M.I.: le nuove professioni dell’industria musicale al tempo dei social
La digitalizzazione ha portato molte conseguenze dal punto di vista artistico. Ma anche, ed è quello che ci interessa oggi, molte conseguenze nel mondo del lavoro. “Nel campo del digitale è nata la figura dello Streaming Manager, che intrattiene rapporti con le piattaforme di streaming, cura il lancio di un nuovo brano e crea partnership con le piattaforme per valorizzare il repertorio di un artista” spiega Giulianelli. “Nell’area marketing e comunicazione oggi sono fondamentali il Social Media Manager, il Content Editor e il TikTok Specialist, che curano il messaggio da mandare all’esterno. Ma c’è un altro aspetto molto interessante. Tra i segmenti impattati dalla tecnologia c’è l’A&R, l’area Ricerca e Sviluppo. Questa è un’attività core per una label. Non è cambiato il focus, ma è cambiato il modo: se prima la ricerca di un nuovo talento avveniva con l’ascolto di una cassetta o un cd, o con la partecipazione a festival e concerti, questa attività viene supportata oggi dal data analyst, analizzando i trend sulle piattaforme social. Se individua una particolare tendenza o interesse si confronta con l’area artistica che poi si mette in contatto con l’artista”.
di Maurizio Ermisino