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La sfida creativa
Come avrete letto, infatti, il Gruppo Alkemy ha lanciato una nuova sigla, [Alkemy]+. Obiettivo: lavorare meglio, che poi significa realizzare un nuovo modello di integrazione tra competenze. Le modalità il Gruppo le ha spiegate comunicando le ragioni d’essere del progetto e i suoi perché. Ci è parso comunque interessante entrare ancora più nel merito. Perché mai come oggi è utile capire come le diverse realtà del mercato si stiano organizzando per fare fronte alle nuove sfide, efficientamento e AI in testa, ma senza dimenticare la condizione sine qua non dell’efficacia, messa a dura prova da velocità, disattenzione e affollamento. Abbiamo così contattato Massimiliano Trisolino, Managing Director [Alkemy]+ e innanzi tutto gli abbiamo chiesto quale sia l’importanza e il ruolo che la nuova sfida creativa [Alkemy]+ intende soddisfare, all’interno del Gruppo e nei confronti del mercato.
“[Alkemy]+ non è una sfida contro qualcosa, ma un’evoluzione naturale. Oggi il valore non nasce più da singole competenze eccellenti, ma da come queste competenze lavorano insieme. In [Alkemy]+ la creatività parte dalle idee, ma non si ferma lì. Nasce con un’intenzione chiara: generare impatto. Per questo lavora in relazione diretta con design, media, tecnologia e commerce, e viene misurata per ciò che produce, non solo per ciò che esprime. In questo contesto, l’AI accelera e amplia le possibilità, ma da sola non basta: senza una direzione creativa, rischia di produrre volume, non valore. È nella relazione tra creatività e AI che si gioca la differenza tra fare più velocemente e fare meglio.”
Il posizionamento [Alkemy]+
Qual è il ruolo di [Alkemy]+ all’interno dell’ecosistema del Gruppo? Quali gli obiettivi e il posizionamento?
“[Alkemy]+ è una delle tre aree di eccellenza del Gruppo Alkemy e rappresenta il punto in cui creatività, design, media e commerce si integrano in modo strutturale: una componente complementare che lavora in stretta connessione con [Alkemy] Data.Tech.AI e [Alkemy] Retail Tech, operando su un’infrastruttura comune fatta di dati, tecnologia e Intelligenza Artificiale. Il suo ruolo è accompagnare i brand lungo tutta la value chain: dalla costruzione della marca al design di prodotto, dalla progettazione delle esperienze fino all’attivazione media e allo sviluppo del commerce. In questo senso, [Alkemy]+ non si limita a mettere insieme competenze diverse, ma le orchestra all’interno di un sistema coerente, in cui ogni disciplina contribuisce a un risultato comune. Il posizionamento è quello di un ecosistema che unisce profondità verticale e capacità trasversale: da un lato competence center specializzati, dall’altro una regia che garantisce coerenza lungo tutta la catena del valore. In un contesto sempre più complesso, la differenza non sta nelle singole eccellenze, ma nella capacità di farle lavorare insieme in modo efficace, generando soluzioni rilevanti, misurabili e sostenibili nel tempo”.
I razionali della campagna
Il detto dice che il calzolaio ha le scarpe rotte. Per comunicare [Alkemy]+ avete ideato una campagna che vuole anticipare la messa a terra delle promesse della nuova realtà. Siete anche riusciti a smentire l’atavico detto? Insomma, quali sono i razionali della campagna?
“’Non chiamateci più’ non è solo un’espressione creativa, ma il modo per introdurre un cambio di prospettiva. Serve a mettere in discussione un approccio tradizionale e ad aprire lo spazio per raccontarne uno diverso. Il punto non è semplicemente presentare al mercato un nuovo marchio, ma chiarirne il significato. Quel più non indica un’aggiunta, ma un modo diverso di far lavorare insieme le diverse competenze. Per questo la campagna lavora per sintesi. Pochi elementi, un messaggio diretto, senza sovrastrutture. Prima cattura l’attenzione, poi rimanda al manifesto, dove il pensiero si articola in modo più completo.Il tono è essenziale e deciso, coerente con l’obiettivo: costruire un’identità chiara”.
Ma in comunicazione non vinceva la semplicità?
Plus, dunque. Ma mi sorge spontanea una domanda: non è tutto molto complicato? Insomma, si dice che in comunicazione vince la semplicità… Questa campagna è vero che è di sintesi, ma richiede non poco ragionamento per capire. Quali i motivi di questa scelta che appare quasi dicotoma?
“Partiamo da un dato evidente: il contesto in cui siamo chiamati a operare oggi è indubbiamente complesso. Frammentato, veloce, attraversato da continue contraddizioni. In uno scenario così articolato, la semplicità è un valore solo se non diventa semplificazione eccessiva: quando viene spinta eccessivamente, rischia di ridurre la ricchezza e la profondità della realtà che vogliamo raccontare. La campagna nasce proprio da questa consapevolezza: non semplifica la complessità, la organizza, rendendola comprensibile. Così il ‘plus’ diventa la chiave di lettura che connette ciò che spesso viene percepito come separato, creatività e dati, design e business, tecnologia e relazione, trasformandolo in dimensioni complementari di un unico sistema integrato. Quindi sì, è un’idea creativa che richiede volutamente uno sforzo di attenzione maggiore. Ed è una scelta precisa. Perché oggi semplificare non significa dire meno, ma rendere più chiari e comprensibili i contesti complessi. C’è poi un secondo aspetto da considerare: la campagna a supporto del lancio di [Alkemy]+ non è pensata per essere fruita in un istante, ma per attivare una riflessione. In un contesto in cui tutto è immediato, tutto rischia anche di diventare rapidamente dimenticabile. Abbiamo scelto, invece, una comunicazione capace di lasciare un segno, anche se questo significa chiedere a chi la osserva un livello di attenzione supplementare. È, in fondo, l’espressione più coerente di ciò che siamo: non la semplice somma di singole competenze, ma un sistema integrato e coerente, capace di governare la complessità e trasformarla in valore”.
di monica lazzarotto
