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L’intelligenza artificiale non ha ancora scatenato un’ondata di licenziamenti, ma i primi effetti si stanno manifestando sul fronte delle assunzioni dei giovani. Lo rivela un nuovo report di Anthropic, che introduce la nuova metrica ‘observed exposure’ per quantificare quanto le professioni siano esposte all’AI.
Cos’è l’observed exposure
Questa metrica combina capacità teoriche dei modelli LLM con dati di utilizzo reale in contesti lavorativi, attribuendo maggiore peso ai casi in cui l’AI automatizza attività invece di limitarsi a supportarle. L’obiettivo è monitorare il gap tra cosa l’AI potrebbe fare e cosa fa concretamente oggi, creando un vero e proprio sistema di allerta precoce per le professioni più a rischio.

Il divario tra potenziale e realtà
Il report evidenzia che l’AI è lontana dal suo pieno potenziale: nelle professioni informatiche e matematiche, il 94% dei compiti potrebbe essere accelerato da AI, ma l’uso osservato copre solo il 33%. Questa discrepanza mostra come gli effetti sul mercato del lavoro siano ancora graduali, ma destinati a crescere con l’adozione della tecnologia.
Lavori più e meno esposti
Secondo il report, i lavori più vulnerabili all’AI sono:
- Programmatori informatici – 75% di copertura
- Addetti al customer service – 70%
- Operatori di data entry – 67%
- Analisti finanziari e di mercato – 57-65%
- Sales e marketing – 63%
I ruoli meno esposti richiedono competenze fisiche o presenza sul posto, come cuochi, meccanici, bagnini e lavapiatti. Le professioni più esposte cresceranno più lentamente secondo le proiezioni del U.S. Bureau of Labor Statistics per il periodo 2024-2034: ogni aumento di 10 punti percentuali nella copertura AI riduce la crescita prevista dello 0,6%.
Chi lavora nei ruoli più esposti
Contrariamente agli stereotipi, le professioni più a rischio sono spesso meglio pagate e più qualificate. I lavoratori di questi ruoli hanno:
- +47% di reddito medio rispetto ai meno esposti
- +17% di laurea specialistica (contro 4,5% nei non esposti)
- Maggiore probabilità di essere donne (+16%), bianchi (+11%) o di origine asiatica (quasi doppio rispetto ai non esposti)
Nessuna disoccupazione di massa, ma segnali per i giovani
Dal lancio di ChatGPT a fine 2022, non si è registrato alcun aumento sistematico della disoccupazione per i ruoli più esposti. Tuttavia, i giovani tra 22 e 25 anni trovano più difficile entrare in questi lavori: il tasso di ingresso in nuove posizioni esposte è diminuito del 14% rispetto al 2022.
Gli autori sottolineano che questo rallentamento non equivale a disoccupazione, ma potrebbe influire sulle scelte formative e sulle carriere dei nuovi entranti nel mercato del lavoro.
Verso un impatto graduale
Il report conclude che l’AI influenzerà il mercato del lavoro in modo progressivo, simile all’impatto di internet o della globalizzazione. La metrica ‘observed exposure’ permette di monitorare i lavori più a rischio e anticipare cambiamenti futuri, separando il segnale reale dal rumore dei dati di impiego.