Interviste

AI e creatività: accelerazione e sabotaggio. Che non sia guerra di budget

Inerentemente all’Osservatorio IAA sullo stato dell’arte della GenAI, abbiamo incontrato Fabio Pedroni, Executive Creative Director yam#, che con una metafora va diretto alla sua visione di fondo: “l’AI,è uno strumento simile a un fornello, il valore creativo dipende da chi lo usa”.

L’impatto sui processi creativi creativi

L’AI sta cambiando profondamente il lavoro in agenzia. Photoshop, ad esempio, si apre sempre meno, molti contenuti e presentazioni vengono generati direttamente dagli strumenti AI. Il tutto avendo già impattato nella riduzione di alcuni ruoli tradizionali, ad esempio visualizer e illustratori. Si accelerano i processi, si libera tempo e si permette di concentrare le energie sulle idee, lasciando all’intelligenza artificiale le attività più accessorie.

AI: acceleratore o sabotatore?

Fabio definisce l’AI contemporaneamente acceleratore e sabotatore. Da un lato, come detto, amplifica le capacità creative e velocizza i processi; dall’altro sostituisce professioni e riduce il tempo disponibile per approfondimenti. Un esempio concreto: la compressione dei budget in agenzia, accelerata dall’uso dell’AI, riduce le ore uomo e limita il tempo per sviluppare insight profondi. Inoltre, l’AI potrebbe influire sulle visioni, delegando troppo e diminuendo la profondità dell’analisi.

Restano umane: emozione, relazione e capacità di sorprendere

Nonostante l’evoluzione tecnologica, alcune competenze restano esclusivamente umane: emozione, relazione, e capacità di sorprendere il cliente. Le decisioni, anche nel marketing, sono sempre influenzate dall’emisfero emotivo del nostro cervello. L’AI permette sì una democratizzazione della creazione, chiunque può produrre contenuti, ma ciò aumenta anche il rumore di fondo, rendendo ancora più cruciale l’originalità e la forza delle idee, sempre dominio dell’uomo.

I nuovi talenti

Nella selezione di nuovi talenti, vince la curiosità più che le abilità tecniche. “La curiosità muove il creativo – spiega Pedroni – e la conoscenza degli strumenti AI è utile solo se accompagnata dalla spinta a esplorare e capire. Inoltre resta basilare preservare la cultura aziendale e l’unicità delle persone. Delegare tutto all’AI livellerebbe le differenze tra agenzie e impoverirebbe il posizionamento creativo”.

Lo stato della creatività italiana

La creatività in Italia è in difficoltà, non tanto per colpa della tecnologia, quanto per strutture aziendali frammentate e una visione a breve termine. I brand e i direttori marketing spesso hanno obiettivi limitati a pochi mesi, riducendo la possibilità di costruire strategie di lungo periodo. La tecnologia accelera e cambia tutto, ma il cuore del lavoro creativo rimane umano, basato su emozione, curiosità e capacità di sorprendere.