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Young Digitals: nel 2018, contaminazione, approccio omnicanale e una unit di Digital Business Intelligence che guida la creatività. E’ l’era della Striking Significance. Addio allo schema ‘brief – brainstorming – progetto da vendere’. Cliente e agenzia, insieme dalla strategia

Intervista a Michele Polico, Founder and Ceo YOUNG DIGITALS.

Il vostro 2018 sarà ricordato per…?

“Per noi il 2018 è stato un anno fondamentale per costruire il futuro: sul piano organizzativo abbiamo ristrutturato i team e inserito nuove figure senior provenienti da realtà diverse e importanti, fondamentale per noi per la contaminazione; sul piano strategico abbiamo ridefinito la nostra stessa identità, passando da un focus verticale sui social ad un approccio omnicanale (con nuove visioni, strategie, competenze), e creando un team di Digital Business Intelligence che attraverso la competenza sul dato possa guidare la creatività; sul piano commerciale l’ingresso di nuovi importanti clienti nei settori della moda, del food e del luxury e l’avvio di progetti e campagne creative importanti. Tutto questo testimoniato dal nostro rebranding e nuovo payoff Striking Significance: una mission e un punto di vista per noi forte sulla comunicazione digitale”.

Quali i lavori significativi da segnalare e perché?

“Oltre a confermare il nostro know-how nell’ambito della comunicazione dell’eccellenza Made in Italy su scala internazionale abbiamo avuto modo di aprire nuovi campi d’azione.

Tra le diverse campagne progettate di sicuro le attività con Motivi e The Space Cinema si sono rivelate paradigmatiche per raccontare e far comprendere questo cambiamento, la sua complessità e il nostro rinnovato approccio strategico.

Con The Space Cinema, oltre a un continuo presidio dei canali digitali con contenuti ad hoc per ogni tappa del customer journey, abbiamo realizzato un algoritmo predittivo attraverso l’osservazione dei comportamenti sulle piattaforme digitali e l’analisi dei relativi analytics. Abbiamo così potuto raccogliere importanti feedback sui titoli di prossima uscita, permettendo a The Space Cinema di ottimizzare le strategie distributive e di pricing.

Con Motivi invece abbiamo creato la prima serie immersiva sulle Stories di Instagram, uscendo poi da quel formato per andare a toccare diversi touchpoint, che prevedevano sia attivazioni digitali che fisiche con dinamiche di drive to store. Un progetto omnichannel come questo dimostra quanto i canali di comunicazione, digitali e non, interagiscano tra di loro e richiedano competenze trasversali per poter essere un terreno di sviluppo di progetti rilevanti con risultati tangibili e misurabili. Oggi fare comunicazione non vuol dire semplicemente ‘usare’ questi canali, ma saperli inserire in una dimensione molteplice e sfaccettata, in cui i confini tra utenti, consumatori e persone sono ormai svaniti.

Una menzione particolare merita poi un progetto più sperimentale e diverso dai nostri standard, ovvero il takeover del canale Instagram di Artribune in occasione della nostra visita alla mostra ‘The Cleaner’ di Marina Abramovic presso Palazzo Strozzi a Firenze. In quell’occasione siamo riusciti a valorizzare il legame intrinseco fra arte, impresa e comunicazione con modalità inedite all’interno di un ambito solitamente non facile da comunicare”.

Cosa prevedete sarà l’elemento caratterizzante della comunicazione 2019 e come vi siete preparati a questo challenge?

“Il tema dell’omnicanalità è ormai un concetto cardine e gli obiettivi strategici non sono più dedicati al singolo canale ma vengono pensati a livello di marketing generale, orientando verso la performance tutto il lavoro creativo. La nostra attività di quest’ultimo anno è stata concepita proprio in funzione del cambiamento del mercato e degli strumenti di comunicazione ad esso associati, cercando sempre di prevedere quello che stava per accadere.

Rischiare, aprire nuove strade, lanciarsi nell’inesplorato è ciò che genera l’innovazione, e rende competitivi. Così siamo cambiati, rimanendo fedeli alle nostre radici e alla nostra attitudine da pionieri.

Poi c’è tutto il mondo del co-design e del modo con il quale azienda e agenzia collaborano: per cinquant’anni il mercato delle agenzie ha seguito unicamente lo schema ‘brief – brainstorming – progetto da vendere’. Oggi non è più così, cliente e agenzia sempre più costruiranno insieme i progetti di comunicazione partendo dalla strategia, unendo le loro competenze in team che di fatto hanno un obiettivo comune. Ed è proprio questo rinnovato rapporto strategico e progettuale con il cliente che crediamo sarà un elemento di stimolo per tutti i player  della comunicazione nei prossimi anni”.