People

Women in adv direction: non sono tante. Ma ce ne sono. Significa che è un mestiere che sta alle donne a meraviglia. Forse conoscerle servirà a viralizzare il mercato, perché diventino tantissime, in nome di visioni molteplici, che poi è valore. Vi presentiamo Mary Apone, Direttore Creativo VMLY&R

L’idea è venuta a Valentina Amenta, direttore creativo FCB Milan, o meglio, è stato grazie a lei che questo giro di microfoni è nato, alla ricerca di direttori creativi donna. Perché, diciamolo, era da tempo che youmark ci pensava, ma non sempre siete così palesi. E’ vero siete poche, ma in più, e qui magari un mea culpa va fatto, ve ne state un po’ in disparte. Non che le luci della ribalta siano sinonimo di valore, ma se non comunicate, il rischio è il calzolaio dalle scarpe rotte. Invece c’è bisogno di conoscervi. Dovete fare squadra, in nome di una professione e di un mercato che senza il vostro sguardo avrebbero molto da perdere. Tornado a Valentina, quindi, grazie per averci supportato nel segnalarci i vostri nomi e ne definire con noi delle domande che vogliamo porre a ognuna, intervista dopo intervista, sino a conoscervi tutte.

Vi presentiamo Mary Apone, Direttore Creativo VMLY&R.

Perché i direttori creativi donna sono in minoranza, in Italia e nel mondo?

“Per lo stesso motivo per cui ci sono poche direttori donne in tantissimi altri settori. Ma se un tempo le Margaret (Thatcher) erano poche, oggi le Angela (Merkel) e le Christine (Lagarde) sono sempre di più. Sul ritardo culturale e sociale del nostro Paese hanno già detto, e bene, le mie colleghe. Ma tra i tanti segnali, finalmente Hollywood sceglie storie al femminile potenti. E le Malefiche danno una bella svegliata alle Belle Addormentate. E’ un segnale tra tanti, e tutto serve”.

Però questa è una industry ricca di donne, cosa manca per permettere loro di fare carriera, cosa vorresti cambiasse?

“Manca ancora il terreno giusto. Ma cresce comunque la consapevolezza che le cose stanno cambiando. In modo pachidermico, faticoso, ma cambiando. Abbiamo individuato un nostro modello originale. Più siamo noi stesse, più funzioniamo, senza dover assomigliare agli uomini in fatto di orari, testosterone e testicoli. Facciamo tardi quando c’è bisogno di fare tardi, torniamo da figli, fidanzati o gatti, tutte le altre volte. E poi iniziamo ad essere più collegate e solidali. Questa intervista ne è la prova. E allora, grazie a Valentina per aver dato il via a questa rete. Conosco tante donne in gamba nel nostro settore, alcune di loro sono amiche indispensabili. Tutte volitive, determinate, lucide e ‘malefiche’ il giusto”.

Nella tua storia personale, qual è la difficoltà maggiore che hai trovato e a chi o a cosa dai invece il merito per avercela fatta?

“La difficoltà maggiore è stata arrivare in una Milano che non aveva più molto ‘da bere’, da un paesino sudista (qui parte la musica di Dolce Remì). Non è stato facile. Ho dovuto farmi crescere i canini. Ma il vero limite all’inizio me lo sono data io credendo di dover farmi perdonare una laurea in Economia che a tutti sembrava entrarci poco con lo scrivere e che poi, si è rivelata una risorsa. Sono stata tanto soldato. Bisogna esserlo, ma non troppo o troppo a lungo. Poi bisogna disertare e lasciarsi comandare dalle proprie idee. Non ho mai avuto un Executive donna, anche come art, molti uomini (due Marco fondamentali) ho imparato da loro: ad essere efficace, ad improvvisare, a non mollare mai, a divertirmi. E oggi, con Francesco Poletti e Simona Maggini a sentirmi libera di essere me stessa”.

La campagna di cui sei più orgogliosa e quella che ti piacerebbe aver firmato?

“Sono orgogliosa di tutte le piccole e grandi campagne che ho fatto. Ho imparato da tutto e tutti. Ogni volta la vittoria è in un punto diverso, a volte, molto nascosto, ma c’è. Là fuori ci sono decine di campagne che avrei voluto fare. Per restare sulle donne una tra le tante: Nike-Dream Crazier”.

Prossime sfide?

“La sfida è sempre la stessa: avere buone idee. Per far fare all’advertising innanzitutto quello per cui è nato. Con messaggi rilevanti, immediati, fulminanti. E magari il prossimo Effie vincerlo d’oro”.

 

 

Related articles