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Milano amplia il proprio modello di accoglienza con il lancio di UNBARRIER, il progetto promosso da YAM112003 e Just People che mira a rendere bar, ristoranti e locali spazi realmente accessibili a tutti.
In un contesto in cui oltre il 27% della popolazione vive con una disabilità, l’accessibilità si configura non più come elemento opzionale, ma come componente essenziale delle politiche di Diversity, Equity & Inclusion. Con il patrocinio del Comune di Milano e di Confcommercio, l’iniziativa interviene sia sulle barriere fisiche sia su quelle culturali, incidendo concretamente sull’esperienza quotidiana di consumo.
“Il progetto nasce dalla volontà di trasformare la comunicazione in azione concreta, mettendo le competenze creative al servizio di un valore sociale tangibile per la città”, ha chiarito subito Alessia Tousco, Managing Director Production Hub & Founder YAM112003. “L’obiettivo è rendere l’inclusione una pratica quotidiana e riconoscibile, dove ogni intervento, dal digitale al fisico, contribuisce a costruire un’ospitalità realmente universale”.
Soluzioni concrete per un’autonomia universale
L’approccio di UNBARRIER si traduce infatti in soluzioni operative immediate, pensate per garantire autonomia e dignità a ogni cliente. Gli interventi includono l’utilizzo di rampe mobili, menu digitali accessibili tramite QR code in braille, vassoi ad alta stabilità, tavoli dedicati e stim toys progettati per rispondere alle esigenze sensoriali delle persone neurodivergenti.
Significativo al riguardo è stato l’intervento di Lisa Noja, Consigliere regionale Lombardia: “La partecipazione alla vita sociale, che spesso passa per bar e ristoranti, è un diritto fondamentale che deve essere garantito a chiunque, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche o sensoriali. Ovviamente riconosco l’importanza delle rampe e dei supporti fisici, ma è la formazione del personale l’elemento chiave per abbattere i pregiudizi e garantire un’accoglienza empatica e preparata”.
Percorsi di formazione per il personale
Accanto agli interventi strutturali, il progetto prevede anche un percorso di formazione rivolto al personale, finalizzato a superare i bias cognitivi e a sviluppare competenze di accoglienza consapevole, con moduli introduttivi alla Lingua dei Segni Italiana.
Per Antonio Ferrara, Ceo di Just People, l’integrazione tra adeguamenti fisici e formazione rappresenta la risposta più efficace alle diverse esigenze dei cittadini, contribuendo a rendere l’accessibilità un elemento distintivo dell’ospitalità urbana.
“L’iniziativa rappresenta l’integrazione di skill strategiche e produttive per rispondere a un’urgenza sociale non più rimandabile”, ha detto Ferrara. “L’impegno è quello di fornire soluzioni operative immediate che permettano ai locali di superare le barriere, trasformando l’accessibilità in un elemento identitario e distintivo per l’intero sistema dell’accoglienza milanese”.
Una rete strategica per il vantaggio competitivo
Il progetto si fonda non solo su una visione che riconosce l’accessibilità come diritto universale alla socialità, ma anche come opportunità di sviluppo economico. Marco Barbieri, Segretario Generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, sottolinea infatti come un sistema commerciale più inclusivo aumenti l’attrattività della città, trasformando l’adeguamento normativo in un vantaggio competitivo per le imprese.
“L’iniziativa rappresenta l’integrazione di skill strategiche e produttive per rispondere a un’urgenza sociale non più rimandabile”, ha evidenziato Barbieri. “L’impegno è quello di fornire soluzioni operative immediate che permettano ai locali di superare le barriere, trasformando l’accessibilità in un elemento identitario e distintivo per l’intero sistema dell’accoglienza milanese”.
Ambizioni e azioni concrete
La prima fase di UNBARRIER è stata sostenuta da partner come Levoni, Sanbittèr e Miscusi e ha coinvolto una rete pilota di locali tra cui Combo Milano, Dry Milano, Morsettificio e Le Biciclette. Come ha ricordato dall’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, Lamberto Bertolè, il progetto coniuga l’ambizione di una città aperta con la capacità del tessuto produttivo di generare azioni concrete.
“L’accessibilità all’interno di negozi, bar e ristoranti è un tema fondamentale per permettere a tutte le persone di fruire liberamente delle opportunità che offre la città, di rispondere ai bisogni di tutti i cittadini, migliorando le esperienze di consumo e adeguando gli spazi e le sedi alle diverse necessità”, ha concluso l’assessora allo Sviluppo economico e alle Politiche del lavoro del Comune di Milano, Alessia Cappello. “Perciò crediamo in questo progetto che mira a diffondere l’approccio alla diversità nella vasta rete del commercio cittadino anche con momenti di formazione al personale e alle persone addette alle vendite e all’accoglienza. Questo tema è anzitutto un tema culturale e quindi legare interventi strutturali a interventi formativi credo sia la strada giusta per avviare un cambiamento effettivo”.
di Massimo Bolchi
