Il Regno Unito riapre il dibattito sul rapporto tra minori e social media. Con un comunicato ufficiale, il governo britannico ha annunciato l’avvio di una consultazione pubblica sull’uso delle piattaforme digitali da parte degli under 16, mettendo esplicitamente sul tavolo anche l’ipotesi di un divieto di accesso ai social network per i più giovani.
Non si tratta di una decisione già presa, ma di un passaggio politico e istituzionale rilevante. L’obiettivo dichiarato è raccogliere evidenze, opinioni e contributi da genitori, ragazzi, scuole, esperti e industria, per valutare quali strumenti possano davvero migliorare la sicurezza e il benessere dei minori online.
Un ventaglio di opzioni, non solo il ban
Nel documento governativo, il possibile divieto per gli under 16 è solo una delle misure in discussione. Tra le alternative prese in considerazione ci sono anche:
- l’innalzamento dell’età del consenso digitale;
- sistemi di verifica dell’età più stringenti sulle piattaforme;
- restrizioni su alcune funzionalità di design considerate ‘addictive’, come lo scroll infinito;
- indicazioni più chiare su tempi e modalità di utilizzo dei dispositivi.
Un approccio che segnala come il tema non sia solo normativo, ma anche progettuale e culturale, con implicazioni dirette per chi disegna prodotti digitali e ambienti social.
Scuole ‘phone-free’ by default
Parallelamente, il governo ha annunciato un rafforzamento delle linee guida sull’uso degli smartphone nelle scuole. L’indicazione è netta: gli istituti dovrebbero diventare ambienti phone-free, senza accesso ai dispositivi durante lezioni, intervalli o spostamenti tra una classe e l’altra.
Ofsted, l’ente che supervisiona gli standard educativi, sarà incaricato di verificare durante le ispezioni l’effettiva applicazione delle policy. Le nuove linee guida riguardano anche il comportamento degli adulti: insegnanti e personale scolastico sono chiamati a limitare l’uso personale del telefono in presenza degli studenti.
Il confronto internazionale
Nel percorso di valutazione, il governo britannico guarda anche all’estero. È prevista una visita istituzionale in Australia, dove è già stato introdotto un divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni, per analizzarne efficacia e criticità. Un riferimento che resta sullo sfondo, ma che contribuisce a collocare il dibattito UK all’interno di una più ampia tendenza globale verso una maggiore regolazione.
Cosa significa per piattaforme e brand
Per l’ecosistema digitale, la consultazione rappresenta un segnale chiaro: il focus non è solo sull’età anagrafica, ma sul modo in cui i social vengono progettati, promossi e utilizzati. Temi come design responsabile, experience dei più giovani e accountability delle piattaforme entrano sempre più nel perimetro delle politiche pubbliche.
La consultazione è aperta e l’esito non è scontato.