Lo dice la quarta edizione dell’Annuario 2025 della Televisione italiana ‘Le sfide dello streamcasting’, realizzato dal Ce.R.T.A, presentato ieri, 10 febbraio, a Roma, presso la Camera dei Deputati in collaborazione con Auditel, Adjinn, APA (Associazione Produttori Audiovisivi), Confindustria Radio Televisioni, Comscore, eMedia, Ipsos, Nielsen, Sensemakers, UPA (Utenti Pubblicità Associati), e con il patrocinio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM).
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La Tv è sempre la Tv
Come anticipato, nel 2025 la televisione italiana è tutt’altro che in declino, continua a occupare una posizione centrale nel sistema mediale del Paese, nonostante l’esplosione dell’offerta video e la concorrenza sempre più forte di piattaforme di streaming, social media e contenuti digitali. Se si guarda ai numeri, il consumo televisivo regge il confronto con la stagione precedente. Tra settembre 2024 e maggio 2025, quello medio in Total Audience nel giorno medio si attesta a 8 milioni e 730 mila spettatori, appena centomila in meno rispetto all’anno precedente, con una flessione contenuta dell’1,2 per cento. Anche in prima serata il dato resta molto alto: 19,6 milioni di spettatori medi, con una riduzione appena dell’1,4 per cento. Numeri confermati anche osservando l’intero 2025.
La tradizionale regina
Nonostante la moltiplicazione dell’offerta video, che oggi comprende non solo i canali televisivi ma anche i servizi di streaming, YouTube e i social media, il consumo continua a concentrarsi in larga parte sulla televisione cosiddetta tradizionale, quella che rientra negli ascolti riconosciuti. Gli italiani ci passano in media quasi tre ore e venti minuti al giorno. Oltre 35 milioni i contatti quotidiani e un ascolto medio che supera i 7 milioni e 600 mila spettatori. È vero, rispetto al 2024 si registra una riduzione dei consumi del 2,7 per cento, ma si tratta di un calo fisiologico e limitato, che non intacca la centralità della TV nel nostro sistema mediale.
Stabili gli ascolti non riconosciuti
Ossia servizi di streaming, il browsing e il gaming. Nel 2025 il segmento vale poco più di 1,7 milioni di spettatori medi nel giorno. Lo stesso equilibrio si ritrova in prima serata, dove ai 17,7 milioni di spettatori medi dei canali televisivi si affiancano circa 3,9 milioni di spettatori legati ai consumi di questi canali.
L’era dello Streamasting
Sillogismo coniato dall’Annuario Cesta per descrivere l’ibridazione sempre più profonda tra il broadcasting televisivo tradizionale e lo streaming online. Nel nuovo ecosistema convivono quattro grandi attori: gli editori televisivi storici, le grandi piattaforme globali come YouTube, i servizi di streaming on demand e i social media. I broadcaster, oggi sempre più streamcaster, distribuiscono i loro contenuti anche attraverso servizi VOD proprietari come RaiPlay, Mediaset Infinity e Discovery+, mentre le piattaforme di streaming adottano strategie tipiche della televisione tradizionale, puntando sul co-viewing familiare e sulla visione condivisa, soprattutto tramite Smart TV. E poi hanno inizato a vendere pubblicità.
La misurazione
Dal 29 dicembre 2024 la Total Audience è diventata ufficialmente la currency di riferimento, permettendo di misurare in modo omogeneo il consumo televisivo su tutti i device, dal televisore tradizionale agli schermi connessi. Se pensiamo che nel 2025 le Smart TV hanno superato per la prima volta la soglia del 50 per cento del parco televisivo italiano, arrivando a 22,2 milioni di unità, significa che oltre il 40 per cento del consumo televisivo in termini di ascolto medio avviene su una TV connessa (+6 per cento sul 2024). E a crescere di più sono le fasce di popolazione sopra i 45 anni, in particolare gli over 65, tra i quali il consumo di contenuti streaming e on demand aumenta di oltre il 10 per cento, dimostrando come le old generation diventino sempre più digitali. Dopo le smart Tv, sono gli smartphone i più diffusi, con oltre 50 milioni di unità, seguiti da computer e tablet. Prosegue anche il ricambio tecnologico legato al digitale terrestre di seconda generazione, con oltre 33 milioni di televisori compatibili con lo standard DVB-T2.
L’impatto dell’AI
Entra nelle redazioni giornalistiche, nei sistemi di raccomandazione dei contenuti on demand (pensiamo ai rischi di questa deriva. Più controlli i logaritmi, più ti fai notare, ma fare qualità potrebbe essere altro) e nei processi produttivi, grazie a strumenti di generative AI che stanno ridefinendo le pratiche lavorative lungo tutta la filiera, sollevando al tempo stesso importanti questioni regolamentari.

La vera sfida: i contenuti
In cima alla piramide si collocano le grandi produzioni di fiction e le co-produzioni internazionali, capaci di generare valore nel tempo e di sostenere consumi ripetuti. Subito sotto si trovano i prodotti scripted televisivi, mentre la base della programmazione lineare è costituita dall’unscripted, cioè l’intrattenimento, che continua a crescere sulla TV tradizionale. Nella stagione 2024-25 i contenuti originali di intrattenimento aumentano sia nel numero di titoli sia nelle ore prodotte, mentre calano sulle piattaforme OTT. Il 2025 è stato anche l’anno del factual e del game, due generi che registrano una crescita molto forte in termini di ore e di innovazione. Rallenta invece la produzione di scripted originale: meno titoli e meno ore, anche se con investimenti record. Il costo complessivo delle produzioni originali supera gli 894 milioni di euro, con un aumento significativo del costo medio per minuto, trainato dalle grandi produzioni premium e dalle co-produzioni internazionali in costume.

Informazione e sport
Cresce anche il comparto dell’informazione, con oltre 9.300 ore di notiziari, rubriche e speciali, e un forte aumento degli speciali informativi. Aumentano inoltre le ore di sport trasmesse in chiaro, con il calcio che resta protagonista, affiancato da ciclismo, motori, tennis e nuove discipline in crescita.
Salvatore Deidda
Presidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera ha rilevato: “L’Annuario rappresenta uno strumento prezioso, perché offre una guida tra passato e futuro del servizio televisivo e delle piattaforme digitali. Le piattaforme si stanno moltiplicando e anche il servizio pubblico sta adottando nuovi strumenti per affrontare una sfida che va costruita insieme poiché ha una portata globale, riguardando non solo la televisione, ma anche l’editoria e il mondo della carta stampata. È necessario promuovere una riflessione sul ruolo delle piattaforme, che non devono essere viste solo sotto il profilo della convenienza economica, ma come soggetti chiamati a contribuire, anche su base volontaria, alla valorizzazione delle specificità del prodotto televisivo italiano, puntando sulla qualità e non soltanto sull’ampiezza dell’offerta culturale. In questo senso è fondamentale il lavoro svolto con l’AGCOM, non solo in termini di controllo, ma soprattutto di dialogo. In tale contesto la politica deve fornire un orientamento, ma anche interagire con chi studia e conosce a fondo i settori su cui è chiamata a intervenire”.
Federico Mollicone
Presidente Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, ha affermato: “La ricerca evidenzia come lo streaming online non sia più un compartimento stagno, ma si integri sempre di più con la televisione lineare, che mantiene un ruolo centrale pur espandendosi su nuovi device. In questo processo di integrazione, le Smart TV hanno superato una soglia significativa all’interno del parco complessivo dei dispositivi. Il sistema televisivo italiano si conferma vivo, reattivo e capace di investire. Per proteggere questa ricchezza produttiva è necessario affrontare il tema della legalità digitale: insieme all’AGCOM lavoriamo per contrastare ed estirpare la pirateria digitale. È una direzione corretta, ma non ci fermeremo qui. È necessario che chiunque operi nel mercato rispetti le regole di trasparenza valide per tutti i player. La televisione italiana resta il cuore pulsante del nostro immaginario collettivo, in tal senso garantiremo che l’innovazione tecnologica sia sempre accompagnata dalla certezza del diritto e dalla valorizzazione della qualità”.
Massimo Scaglioni
Professore ordinario di Economia e marketing dei media e direttore del Ce.R.T.A. (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha dichiarato: “Siamo entrati ormai in un’epoca nuova per i media audiovisivi, quella che abbiamo chiamato l’era dello streamcasting, dove il broadcasting della Tv tradizionale si ibrida e si fonde col mondo digitale delle piattaforme di streaming. Cambia così il mercato e le sue sfide: se la Tv tradizionale resta sorprendentemente centrale, con quasi 3 ore e venti di consumo quotidiano da parte degli italiani, i competitor nel mondo audiovisivo crescono. Non solo i servizi di streaming, ma anche YouTube e i social media. Le sfide dello streamcasting riguarderanno i contenuti e le risorse pubblicitarie, e la domanda di fondo è come preservare un sistema mediale in grado di garantire risorse capaci di realizzare prodotti di qualità per l’informazione e l’intrattenimento”.
Giacomo Lasorella
Presidente AGCOM, ha osservato: “La ricerca è molto interessante perché introduce il concetto di streamcasting, caratterizzato dalla presenza di molteplici flussi di contenuti ai quali consumatori e cittadini attingono sempre più liberamente, mentre le barriere tra televisione lineare e online tendono progressivamente ad assottigliarsi. Emergono due temi principali: la necessità di garantire, in conformità con la normativa europea, un’adeguata preminenza ai servizi di interesse generale e la questione delle audience, in un contesto in cui televisioni lineari e TV digitali si incrociano sempre di più, rendendo opportuno disporre di mercati di consumo e di ascolto omogenei, condivisibili e comparabili”.
Lorenzo Sassoli de Bianchi
Presidente Auditel: “I media riflettono i cambiamenti della società: per capire interessi e preoccupazioni degli italiani basta osservare cosa guardano. Senza una misurazione condivisa, il mercato perderebbe forma e capacità di orientamento. Viviamo una fase cruciale, in cui i confini tra linguaggi, piattaforme e pubblici non sono più linee nette. Di fronte alla moltiplicazione dei device, servono adattamento e visione strategica. Auditel ha accompagnato questo cambiamento, mentre i broadcaster hanno continuato a presidiare lo streaming mantenendo il loro ruolo centrale. Il pubblico cambia modalità di fruizione, ma continua a cercare momenti di condivisione: il grande ascolto si costruisce. Anche in un contesto frammentato, la televisione resta uno spazio fondamentale, capace di parlare al presente e al futuro. È necessaria, in tal senso, una responsabilità condivisa tra editori, istituzioni e organismi di garanzia per affrontare uno scenario in rapida evoluzione”.
Fabrizio Angelini
Amministratore Delegato Sensemakers: “L’attuale fase del mercato televisivo è caratterizzata dalla resilienza della TV lineare e da una competizione sempre più forte per intercettare la crescita generata dalla penetrazione delle TV connesse e dalle nuove forme di fruizione. Se gli streamcaster da un lato stanno ottimizzando la distribuzione dei propri contenuti sui social network, dall’altro continuano a sviluppare l’offerta sulle proprie piattaforme digitali prevalentemente in modalità Catch Up Tv. Gli streamers si confrontano invece su un mercato delle sottoscrizioni prossimo alla saturazione e spostano la competizione sulla raccolta pubblicitaria anche allargando le proprie library a generi di contenuto tipici della TV lineare”.
di Monica Lazzarotto