È un thriller, ma anche un body horror, un racconto fortemente metaforico con i toni eccessivi che ormai siamo soliti associare a Murphy, il creatore di Nip/Tuck, American Horror Story, Feud, Hollywood, Ratched, Monster e altre serie di successo.
La ricerca della bellezza, tra Parigi, l’America, Venezia e Roma
Tutto inizia a Parigi durante la Settimana della Moda, dove delle modelle sfilano sulle note techno-punk di Firestarter dei Prodigy. Una di queste – è la top Bella Hadid – si scaglia con violenza su alcuni spettatori e sulle loro bottiglie d’acqua per berle con avidità. Dopo una folla corsa in moto per le strade di Parigi, entra in un bistrò ancora in cerca d’acqua. Nella scena seguente, siamo in una stanza d’albergo della stessa città. Incontriamo un uomo e una donna, Cooper (Evan Peters) e Jordan (Rebecca Hall) a letto, mentre fanno l’amore. Sono complici, amici, amanti, colleghi. Solo nella scena successiva, il giorno dopo, scopriamo che sono due agenti dell’FBI, lì per indagare sul caso. In America, Jeremy (Jeremy Pope), un giovane insicuro e sovrappeso, si perde dentro le chat erotiche e le cam girls. Chiede aiuto a qualcuno che possa farlo diventare più attraente. Le loro storie si intrecceranno con quelle di The Corporation” (Ashton Kutcher), un miliardario e il suo sicario (Anthony Ramos). Li ritroveremo tra Parigi, Roma e Venezia.
Come in The Substance
Tutti vanno incontro a una trasformazione che riesca a renderli estremamente più belli. A volte la scelta è voluta, a volte è subita. È una storia vicina a The Substance, raccontata, per quanto sia possibile andare oltre a un film come quello, in modo ancora più eccessivo. Ma parliamo di Ryan Murphy, autore che ha fatto dell’eccesso, del trash e del camp il suo marchio di fabbrica. È sopra le righe la recitazione di alcuni attori – ma è misurata quella di altri, a seconda dei personaggi – sono deformanti alcune inquadrature. Tutto è studiato come se stessimo vivendo un incubo o stessimo attraversando un trip lisergico.
Il prezzo da pagare per la bellezza
“La bellezza è sofferenza, caro mio”, sentiamo dire in un altro passaggio. The Beauty è un’evidente metafora del prezzo da pagare per ottenerla. Così come è chiara la metafora sulla sua caduiìcità: quanto più andremo oltre per ottenerla, tanto saremo destinati a perderla presto. Ma c’è un altro elemento che è interessante. Quel qualcosa che dona una bellezza fuori dal comune non è una medicina, come in The Substance, ma un virus che si trasmette attraverso i fluidi e quindi per via sessuale. Ed è impossibile non pensare all’AIDS, quello mortale degli anni Ottanta e Novanta, che sembrava quasi un castigo per la lussuria, che faceva vivere il sesso come condanna.
Rebecca Hall: “La perfezione può essere noiosa”
Agli attori di The Beauty, in conferenza stampa a Roma, abbiamo chiesto cosa sarebbero disposti a sacrificare per la bellezza e se pensino che le persone correrebbero un rischio come quello della serie per essere belli. “La perfezione può essere alquanto noiosa. Per cui non lo so” spiega Rebecca Hall, la Vicky di Vicky Christina Barcelona di Woody Allen, che non abbiamo mai visto così bella come qui. “Quando ero giovane e lavoravo come attrice a Hollywood le persone mi dicevano che avevo dei denti molto ‘britannici’. Che è un modo per dire: ‘vai a farli sistemare’. A me piaceva come si sovrapponevano davanti i miei denti. E non li ho modificati. Poi si è rotto un dente e ho dovuto farlo”. “Ci sono vari livelli per migliorare la nostra bellezza” è intervenuto Ashton Kutcher, un bellissimo di Hollywood noto anche per la sua relazione passata con Demi Moore. “Ci sono le creme, c’è l’idea di andare in palestra, c’è la chirurgia estetica. La domanda fondamentale della serie è: ‘perché è così socialmente accettabile cambiare i denti con l’apparecchio e non lo è fare la rinoplastica?
Ashton Kutcher: “Tutti noi viviamo l’unica vita che conosceremo”
Ashton Kutcher è un chiaro esempio di come la bellezza possa favorire, visto che il suo aspetto fisico ha fatto decollare la sua carriera. L’attore ne è conscio, ma c’è stato un fatto che lo ha portato a riflettere. “Ho un gemello che è nato con una paralisi cerebrale” ci ha svelato. “Quando avevamo 12 anni ha dovuto subire un trapianto di cuore. Venivamo dagli stessi genitori, nella vita abbiamo fatto le stesse scuole, abbiamo avuto gli stessi amici. Io ho lasciato la città e ho fatto il modello, ho avuto una carriera di successo. Provavo a sostenerlo in ogni modo. È venuto da me e mi ha detto una cosa importantissima: ‘Ogni volta che provi dispiacere per me mi fai sentire ancora più piccolo. Questa è l’’unica vita che io conoscerò mai’. Una cosa è l’empatia. Un’altra è la consapevolezza che tutti noi viviamo l’unica vita che conosceremo. Ho sempre avuto questo corpo e questa mente e questa è l’unica cosa che conoscerò. Da bambino non avevo l’impressione di essere attraente, perché nessuno me lo aveva mai detto”.
Social media: la bellezza è letale?
In The Beauty chirurgie estetiche estreme e virus potenti e pericolosissimi sono gli strumenti per arrivare alla bellezza. È un’iperbole. Ma poi c’è la realtà. Dove molti vivono un’ossessione per la bellezza che, nell’era dei social, può diventare letale. “Lo è già” commenta Kutcher. “Ci sono ragazzini che si suicidano perché non si sentono all’altezza di alcuni standard”. “Da bambino non dovevo preoccuparmi di questo” interviene Anthony Ramos. “Oggi in qualsiasi momento della giornata scrolliamo il telefono e vediamo dei modelli: questo è bello, questo è ancora più bello. È un sovraccarico: pensate a dover affrontare tutto ciò da giovanissimi.
Intelligenza Artificiale e vita reale
E poi c’è un altro modo, oggi, per apparire più belli. È l’Intelligenza Artificiale. Che ne pensano gli attori di The Beauty? “Spero ci sia spazio per le sfumature, per andare nei luoghi reali e non stare a casa vedendo tutto on line” riflette Jeremy Pope. “Credo che vedere le cose in diretta sia più interessante che vederle a distanza. Le AI hanno la capacità di modificare la nostra faccia: può essere divertente. Ma poi ci si fa la domanda su cosa è reale e cosa non lo è. La linea divisoria è sempre labile. Voglio credere che ci sia ancora la possibilità di coinvolgersi, di avere un rapporto con gli esseri umani”. “Certe tecnologie esistono da sempre” aggiunge Kutcher. “10 anni fa una compagnia usava l’AI per togliere le righe del volto nelle immagini: i filtri di Instagram sono qualcosa di simile. Ogni computer grafica è un sistema di AI. Le persone devono essere consapevoli che ci saranno cambiamenti nel mercato del lavoro. Ma è un nuovo mezzo, non credo dovremmo averne paura”. “Io e Anthony siamo stati a Londra” conclude l’attore. “Avremmo potuto accendere la tv, andare su internet. Invece abbiamo deciso di andare a teatro”. Questa è vita reale. “Il teatro è un ottimo esempio, non sparisce” concorda Rebecca Hall. “Anzi, a Londra sta vivendo una stagione fantastica”.
di Maurizio Ermisino