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Super Bowl LX, Seahawks campioni. Bad Bunny divide l’America. Il suo halftime show il più visto di sempre

Tra celebrazione dell’identità latinoamericana e polemiche politiche, lo spettacolo diventa lo specchio di un Paese sempre più allo scontro. Tra gli spot vince ancora Budweiser
Super Bowl 2026 winners

Il Super Bowl LX, disputato al Levi’s Stadium di Santa Clara, ha offerto poco sul piano sportivo e moltissimo su quello simbolico. In campo, i Seattle Seahawks hanno dominato la finale, imponendosi 29-13 sui New England Patriots. Il vero protagonista della serata è stato Bad Bunny, che ha trasformato l’halftime show in una dichiarazione culturale e politica destinata a dividere l’America.

Un halftime show divisivo

Reduce da tre vittorie ai Grammy, tra cui quella per il miglior album, la superstar portoricana ha portato sul palco uno spettacolo quasi interamente in spagnolo, celebrando le radici latinoamericane come parte integrante dell’identità statunitense. Tra scenografie che richiamavano le sue orgini, Bad Bunny, in tuta disegnata per lui da Zara, ha lanciato un messaggio di unità: “Insieme siamo l’America, l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”. Il finale, con l’elenco dei Paesi del Nord e Sud America e un ‘God Bless America’, ha ribadito un’idea di America che va oltre i confini degli Stati Uniti. Con lui sul palco anche Lady Gaga, in una versione salsa di ‘Die with a Smile’, e Ricky Martin.

Secondo la NBC, è stato il più visto di sempre con 134,5 milioni di spettatori, superando il record del 2025 stabilito da Kendrick Lamar, che aveva contato 127,7 milioni di views su tutte le piattaforme.

Lo show ha scatenato forti polemiche nel mondo conservatore. Donald Trump lo ha definito “uno dei peggiori halftime show di sempre”, criticando l’uso dello spagnolo, mentre su alcune reti filo-trumpiane è andato in onda un evento alternativo, l’All American Halftime Show, con Kid Rock e Brantley Gilbert, organizzato dal gruppo Turning Point.

I break pubblicitari

La partita è stata trasmessa dalla NBC e in simulcast sulla piattaforma di streaming Peacock, confermando ancora una volta il valore economico straordinario di questo appuntamento sportivo. La rete televisiva ha venduto tutti gli spazi pubblicitari disponibili, con un costo medio di 8 milioni di dollari per uno spot da 30 secondi, come riportato da CNBC. In almeno dieci casi, il prezzo degli annunci ha superato i 10 milioni di dollari ciascuno, a dimostrazione dell’enorme interesse dei marchi per l’evento.

Gli spettatori che hanno seguito la diretta su Peacock hanno inoltre visto una serie di spot pensati appositamente per lo streaming. Questo tipo di pubblicità, diverso da quello trasmesso in televisione, sta guadagnando sempre più spazio, in particolare tra i brand più piccoli, che trovano nella piattaforma digitale un canale più mirato ed efficace per raggiungere il pubblico.

BBDO (Omnicom) si aggiudica il podio come sigla che ha firmato il maggior numero di spot presenti: Pepsi Zero Sugar, Instacart, Pringles, Budweiser, Oikos e Wells Fargo.

Gli spot che hanno più lasciato il segno