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Sentimental Value: in sala dal 22 gennaio, non perdetelo. Dopo il Golden Globe a Skarsgård, corre per l’Oscar

Questo film è un puzzle da ricomporre. Un cerchio dove tutto si chiude e trova senso. È Ingmar Bergman che incontra il Francois Truffaut di Effetto notte e tutti i film nel film. Mirabili alcuni passaggi in cui non capiamo se siamo in scena o nella vita. Bravissimo Joachim Trier a giocarci

“Non lavoreremo insieme, papà. Non riusciamo a comunicare”.  Nora, attrice, risponde così al padre Gustav, regista, che le ha appena proposto un ruolo nel suo ultimo film. Una parte che per lui solo lei può fare. È una scena chiave del nuovo film di Joachim Trier (regista rivelatosi con La persona peggiore del mondo), dal 22 gennaio al cinema, distribuito da Lucky Red. È un grande film, a cui fare la massima attenzione in vista della corsa agli Oscar. Presentato all’ultimo Festival di Cannes, dove ha vinto il Grand Prix, è entrato ufficialmente nella shortlist dell’Academy per il miglior film internazionale, ma anche in quelle per il miglior casting e la migliore fotografia. Stellan Skarsgård ha appena vinto il Golden Globe come miglior attore non protagonistae potrebbe dire la sua anche agli Oscar. Come anticipato, in Sentimental Value è Gustav Borg, regista che incontra la figlia Nora dopo tanto tempo per proporle il ruolo da protagonista nel suo nuovo film. Lei rifiuta: Gustav è stato un padre assente, e lavorare con lui sarebbe troppo doloroso. Il ruolo allora va a Rachel Kemp, una star di Hollywood. È un ruolo molto difficile, che ha a che fare con un suicidio, la madre di Gustav era morta in questo modo. Ma, assicura lui, il film non è affatto su sua madre. Di che cosa parla allora questo misterioso film? E perché è così importante per lui?

Skarsgård, occhi di ghiaccio

Stellan Skarsgård è Gustav Borg, star del cinema scandinavo e ormai internazionale, che avevamo conosciuto 30 anni fa con il meraviglioso Le onde del destino di Lars Von Trier, di cui era il selvaggio protagonista. Il tempo è passato, la testa è canuta e i capelli si sono diradati. Ma il carisma è ulteriormente aumentato, con i suoi inconfondibili occhi di ghiaccio, e la sola apparente freddezza, dietro la quale si cela ogni volta uno tsunami. E poi quelle labbra serrate, che sembrano esprimere una rabbia trattenuta anche quando sono in uno stato di grazia. Poi le sue smorfie di dolore, la risata beffarda. Si guarda il film senza staccare mai gli occhi da quel volto. Sino alla fine, quando quello sguardo finalmente si scioglie in un calore unico.

Reinsve, fredda ma vibrante

Renate Reinsve è Nora Borg, la figlia del grande regista, a sua volta attrice. La vediamo all’inizio del film, mentre ha un attacco di panico prima di andare in scena. È una brava interprete, con una carriera avviata. Ma nella sua vita c’è qualcosa di irrisolto. Renate Reinsve, musa di Joachim Trier, è un’attrice unica, bella in modo intellettuale e austero. È fredda, eppure vibrante. Ed è perfetta per portare in scena tic, idiosincrasie, ansie della vita di oggi. Per capirci, piacerebbe moltissimo a Woody Allen, e sarebbe perfetta per il suo cinema, se ancora facesse film. Nelle prime scene, prima a teatro e poi a colloquio con il padre, ci arriva tutto il suo imbarazzo attraverso le minime espressioni del suo volto. Ne La persona peggiore del mondo era al centro di una relazione sentimentale, era brillante, aperta. Qui la relazione è quella con il padre e riesce a essere chiusa, opaca.

Fanning, l’apoteosi della luce, ma…

Elle Fanning, nel ruolo di Rachel Kemp, è l’apoteosi della luce. I capelli biondi, gli occhi chiari, il sorriso splendente. Il vestito lungo, da sera, dorato, e quegli orecchini di brillanti che indossava alla proiezione. È la star del cinema per eccellenza, è l’icona che appare sui grandi manifesti pubblicitari, quella su cui si accendono i riflettori, il personaggio che richiama i media. I capelli, poi, diventeranno più corti, più scuri. Attenzione, perché è un indizio per risolvere l’intreccio e trovare il senso del film.

Il cinema ci può salvare

Joachim Trier abile nel mescolare, trovando il giusto mix tra dolore e ironia. Il dramma familiare alla fotografia del mondo del cinema mainstream, visto con uno sguardo di chi arriva dalla periferia, dalla Norvegia. Nella finzione della storia si immagina che il nuovo film di Borg venga prodotto da Netflix e che, nonostante l’autore lo voglia con decisione, ci siano i soliti dubbi se sia destinato all’uscita in sala o meno. In ogni caso, alla fine del racconto, è il cinema a vincere. Abbiamo visto più volte dei film in cui il cinema ha cambiato la Storia e ha salvato delle vite (vedi Bastardi senza gloria e C’era una volta a… Hollywood). Anche succede, in modo ovviamente completamente diverso e personale. Il tutto per farci concludere che il cinema è un potente modo per comunicare, per ricominciare, per recuperare il tempo perduto. Per questo, chi ha scritto una storia come Sentimental Value non può che avere uno smisurato amore per il cinema. E già questa ci sembra una valida ragione per andare in sala e godersi questo film.

di Maurizio Ermisino