Indice dei contenuti
“Questo è un mondo che io non capisco più. È un mondo folle”. Immaginatevi queste parole pronunciate nel classico stile di Carlo Verdone e avrete un po’ un’istantanea, e il senso, del suo nuovo film, Scuola di seduzione, da lui diretto e interpretato, e scritto insieme a Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni. Scuola di seduzione è stato presentato oggi a Roma, al Cinema The Space Moderno, e sarà disponibile dal 1° aprile in esclusiva su Paramount+. Prodotto da Luigi e Aurelio De Laurentiis, Scuola di seduzione segna il ritorno di Verdone alla regia cinematografica dopo la fortunata esperienza nella serialità con Vita da Carlo. Nelle parole con cui abbiamo iniziato c’è trait d’union con il personaggio della serie: Verdone è ancora in scena nei panni dell’uomo di buon senso che non si ritrova nel mondo di oggi. In certi costumi delle giovani generazioni, ma non solo, in certi modi di fare e di pensare. Ma anche nella tecnologia.
Un gruppo di malcapitati a lezione da una love coach
Da una misteriosa love coach, Ortensia (Karla Sofía Gascón) si ritrova un gruppo di malcapitati con problemi sentimentali assortiti. C’è Bruno (Lino Guanciale), professore di storia che vive ancora con la mamma. C’è Giuliana (Vittoria Puccini), infermiera che, tra anni che passano e turni di notte, ha perso la passione con il marito. C’è Emanuele, timido e insicuro, a causa di un dettaglio che gli condiziona la vita. C’è Gaia (Euridice Axen), libraia, lesbica e attivista LGBT, che ha un difetto, ma non proprio di poco conto, dice di portare sfiga. C’è Adele (Beatrice Arnera), content creator specializzata in “disagio”, cioè in uomini che hanno problemi nelle relazioni. E poi c’è lui, Clemente (Carlo Verdone), ex percussionista al Teatro dell’Opera, ora in pensione, che si sente sempre più solo.
Un film dopo 4 stagioni della serie tv Vita da Carlo
Per la prima volta, dopo 4 stagioni passate sulla serie tv Vita da Carlo, che poi sono cinque anni e mezzo, quasi sei, Carlo Verdone torna a dirigere un film. “Tornare alla regia di un film non è stato facile” ci ha raccontato oggi in conferenza stampa. “Mi sono chiesto: sarò in grado di mantenere i tempi e i ritmi di un film? Fare una serie è percorrere una strada larga, lunga: hai spazio e tempo, ti puoi sbizzarrire. In un film devi mettere tutto in un’ora e cinquanta, devi avere un inizio e una fine ben chiari. Questo era un film complesso, delicato, pieno di voli pindarici”. E poi si tratta di non fare più se stesso, ma un altro personaggio. Un personaggio di fantasia, nuovo, ma che è l’evoluzione di tanti suoi personaggi storici. Dentro ci sono i suoi tic, le sue idiosincrasie, i suoi imbarazzi, quella mimica facciale ormai collaudata e unica.
Un film corale che nasce da un titolo del Guardian
È il Carlo Verdone del cinema corale. “Dopo 4 stagioni di Vita da Carlo, in cui ero al centro dell’attenzione, ho voluto fare un film in cui fossi circondato da altri personaggi” ha spiegato il regista. “Volevo essere uno dei tanti e fare una buona regia su un argomento molto attuale. Il film viene da un titolo del Guardian sull’esplosione delle scuole di seduzione in Inghilterra. C’erano delle proposte on line di alcuni psicologi che vendevano il loro aiuto a persone che ne avevano bisogno”. È il suo film più vicino a Ma che colpa abbiamo noi, non solo per la sua natura corale, ma anche per il tema, che anche lì è una terapia di gruppo. “La psicologia è presente in entrambi ma in modo diverso” spiega il regista. “Mi piace raccontare le nostre fragilità. Viviamo già nel mondo dei mitomani dei megalomani. Avere il coraggio di dire determinate cose è una forma di maturità. I maschi oggi sono deboli. Le donne sono più mature e la debolezza degli uomini la vediamo nei femminicidi”.
La musa è la Karla Sofía Gascón di Emilia Perez
Dall’altra parte, Carlo Verdone ha sempre costruito i suoi film attorno a una musa. E qui c’è una musa molto particolare, la Karla Sofía Gascón di Emilia Perez. Ma, anche se il personaggio di Ortensia sembra scritto per lei, non è nato in origine pensando all’attrice. A raccontarcelo è Aurelio De Laurentiis. “Quella di Audiard è una grande famiglia di cinema francese” racconta il produttore. “Avevo lavorato con il padre, con il figlio no, ma i suoi film mi hanno travolto. Quando ero a Los Angeles ho visto che Emilia Perez aveva ricevuto 13 nomination. A casa ho visto il film e ne sono rimasto folgorato. Ero a un weekend a Ischia, al festival di Pascal Vicedomini, e ho Karla Sofía Gascón. Le ho detto. sei straordinaria. Puoi venire a incontrare Carlo Verdone?”“Ero a Ischia e Pascal Vicedomini mi ha detto: ‘il presidente del Napoli vuole parlare con te’. Mi sono chiesta: ‘che cosa vuole da me il presidente del Napoli?” ricorda l’attrice. “Con Verdone ci siamo incontrati a Roma Carlo mi guardava così: ‘sarà lei o non sarà lei?’ Parlavo molto velocemente, lui aveva bisogno di qualcuno che parlasse più lentamente”.
Una commedia malincomica
Tra i punti di forza del film ci sono alcuni momenti in cui la lettura dei “tipi” è notevole. Tra quelli di debolezza il provare a inserire nella storia delle gag che poco sembrano entrare nel racconto e non fanno poi ridere tanto. A proposito di gag, la migliore è quella del “pene nipponico”. Non è un film in cui si ride a crepapelle. Ma questo non tragga in inganno. Scuola di seduzione non è un film comico, ma una commedia sentimentale sofisticata e dolceamara. “Malincomica”, come ci ha abituato da sempre Verdone, ma stavolta tendente più alla malinconia. Lo dimostra il fatto che Verdone non sia circondato da comici, ma da attori versatili, che abbiamo visto in ruoli sia drammatici che brillanti. I migliori sono Vittoria Puccini e Lino Guanciale.
Carlo Verdone: “Il prossimo film uscirà in sala”
È un film girato in una Roma anomala, poco riconoscibile, e in cui la romanità è tenuta a freno, forse pensando al fatto che il film andrà in streaming su Paramount+ e quindi, potenzialmente, sarà visto in tutto il mondo. Ci si chiede perché, dopo quattro stagioni di streaming con la sua serie, per il suo ritorno al film, Carlo Verdone, che un pubblico in sala ce l’avrebbe, abbia scelto ancora lo streaming. In realtà il film fa parte di un accordo più ampio tra Paramount e Filmmauro, che ha prevede che Verdone sia il testimonial su cui costruire una storia italiana su Paramount+, piattaforma nota per i molti contenuti americani. “Il prossimo film esce in sala” precisa però Verdone. “Stiamo lavorando al soggetto. Lavoro più adesso che a 35 anni. Questo film fa parte di accordi presi durane il Covid, quando non sapevamo quale sarebbe stato il nostro futuro”.
Verdone farà il suo film solo da regista?
Nel futuro di Carlo Verdone, oltre alla sala cinematografica, ci sarà anche il famoso film solo da regista di cui parla da tempo, e che è anche stato nominato nella sua serie tv? “Lo faremo”, conferma, per la prima volta, De Laurentiis. “Prima di fare questo film gli ho proposto un soggetto” è la versione di Verdone. “Mi ha risposto: ‘la storia è bella. Ma ti posso dire una cosa: scrivici un libro. Oppure te lo fai te come regista. Se ti piace tanto fallo. Ma intanto fammi il film come attore’”.
I fondi al cinema devono essere meritocratici
Aurelio De Laurentiis non si trattiene e si toglie un sassolino dalle scarpe. “Andrebbe fatta una scuola di seduzione a Giuli” dice riferendosi al Ministro delle Cultura. “Quando hai a disposizione 650 milioni all’anno e non li sai suddividere per competenze differenziate è meglio che tu non lo faccia il Ministro. Ma chi te lo fa fare di prenderti queste responsabilità. O di farti derubare. Perché la verità è che il cinema italiano molto spesso ha rubato i soldi pubblici. E non si sa perché quelle 10 persone che sanno fare questa professione non vengono mai richiesti per dire quali sono i film che bisognerebbe finanziare e con che modalità. Se decidessero di mettere il 50% dei fondi ex post, a seconda della frequenza che ha avuto il film e quindi del gradimento, facendo verificare anche l’imprenditorialità dei progetti, molte cose cambierebbero. Giuli perché non vieni a confrontarti? Perché non vieni a raccontarci cosa c’entri con il mondo dell’audiovisivo e come credi di farlo grande e di risolvere i problemi di un’imprenditoria italiana che deve essere considerata con rispetto. Assurdo far produrre da macellai i film che non vedono mai lo schermo. Con tutto il rispetto che ho per i macellai”. Aurelio De Laurentiis parla di cose importanti. E parla di cose importanti anche questo film. Dell’immagine di sé che abbiamo noi e di quella che hanno gli altri, e di quanto ci preoccupiamo sia dell’una che dell’altra. E, quindi, di chi siamo e di chi invece mostriamo per piacere agli altri. Si parla dell’influenza dei genitori sui figli. E si parla di amore, per capire che, in fondo, l’amore è una questione di fede.
di Maurizio Ermisino