La 76ª edizione del Festival di Sanremo racconta molto più della musica in gara. Racconta la fase attuale della televisione italiana: meno picchi straordinari, più costruzione narrativa e identitaria, in un equilibrio sempre più evidente tra memoria e contemporaneità.
La prima serata del Festival registra un’audience media di 9,58 milioni di spettatori, con una penetrazione del 16,7% e uno share del 55,6%. Il picco si raggiunge alle 21:59 con 15,3 milioni di spettatori. Numeri solidi, ma lontani dal triennio 2023-2025, quando l’evento aveva superato stabilmente i 10 milioni di audience e il 60% di share.
Più che un calo, i dati indicano una normalizzazione del fenomeno Sanremo dopo la fase eccezionale legata alla trasformazione del Festival in un evento multipiattaforma e fortemente social-driven.
Sanremo entra nella sua fase ‘strutturale’
Il confronto con le edizioni precedenti racconta un ciclo interessante. Tra il 2021 e il 2023 il Festival si era trasformato in uno degli eventi televisivi più capaci di aggregare pubblico trasversale, raggiungendo poi livelli di esposizione straordinari nelle edizioni successive.
- 2025 – 11,0M | Share 62,3%
- 2024 – 11,1M | Share 62,5%
- 2023 – 10,8M | Share 60,9%
- 2022 – 9,77M | Share 49,7%
- 2021 – 8,44M | Share 44,1%
Il dato 2026 non interrompe il racconto del Festival. Piuttosto lo riporta dentro una dimensione più fisiologica dell’audience televisiva lineare, in un contesto in cui la fruizione on demand e la frammentazione dei consumi continuano a ridefinire il ruolo dei grandi eventi televisivi.
Memoria e futuro: il Festival come archivio culturale
Uno degli elementi più interessanti della serata è la forte dimensione simbolica della messa in scena. Il passaggio di testimone tra le edizioni è rappresentato sul palco dal ritorno di Olly, vincitore dell’edizione 2025, in un meccanismo di continuità narrativa che rafforza la funzione del Festival come sistema di legittimazione della nuova scena musicale italiana.
Al tempo stesso, la serata costruisce una forte dimensione di memoria televisiva attraverso gli omaggi a due figurecentrali della storia del Festival: Pippo Baudo e Peppe Vessicchio.
Non è semplice nostalgia televisiva, ma la costruzione di una narrazione industriale in cui il Festival agisce come archivio vivente della cultura pop italiana.
Simboli pop e memoria televisiva
La presenza di Laura Pausini alla conduzione rappresenta un altro elemento chiave della strategia editoriale del Festival. La cantante torna all’Ariston dopo oltre trent’anni dalla vittoria del 1993, trasformando la sua partecipazione in un racconto di lunga durata della musica italiana.
Allo stesso modo, la presenza di Kabir Bedi insieme a Can Yaman per la presentazione del nuovo adattamento di Sandokan collega la storia della televisione italiana all’immaginario globale delle produzioni contemporanee.
La Top 5 come indicatore culturale
L’annuncio della Top 5 provvisoria – Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Fedez con Marco Masini – rappresenta un ulteriore segnale della direzione editoriale della sala stampa e dell’industria discografica: un equilibrio tra tradizione pop e nuova scena autorale italiana.