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“A proposito di verità, anche voi con il calcio…” “Quella è stata la Mano de Dios” “Vallo a dire agli inglesi”. È uno degli scambi più divertenti di un film che di questi momenti ne ha molti. È …che Dio perdona a tutti, il nuovo film di Pif con Pif, Giusy Buscemi, Francesco Scianna, Carlos Hipólito, Maurizio Marchetti e con l’amichevole partecipazione di Domenico Centamore. Il film è stato presentato oggi a Roma e uscirà nelle sale il 2 aprile distribuito da PiperFilm. Dopo un esordio fulminante come La Mafia uccide solo d’estate, che metteva alla berlina la criminalità organizzata con candore e poesia, ha realizzato altri due film – In guerra per amore ed E noi come stronzi rimanemmo a guardare – meno riusciti. Con questo film riesce a tornare ai livelli del primo. Con un’ingenuità disarmante, che è la sua vera cifra, riesce a parlare di religione, di fede e del loro senso più profondo. E li mescola con il sesso, la gola, il calcio e le tradizioni siciliane. Il risultato è divertente e fa riflettere molto.
In dialogo con il Papa
Come il suo primo film, …che Dio perdona a tutti inizia con un bambino. Sta guardando Italia-Brasile dei Mondiali del 1982 e, sul 2-2, mentre mangia avidamente un cannolo, invoca Dio per vincere la partita. Viene ascoltato. Ma poi pensa che in Brasile un bambino avrà pregato allo stesso modo e non sarà stato accontentato. Da qui Arturo diventa una persona atea. Da grande, è un agente immobiliare quasi infallibile con la passione per i dolci. Quando incontra la sua anima gemella, Flora – bella, brillante e pasticciera – tra loro nasce un amore travolgente. A dividerli, però, c’è una presenza invisibile ma potentissima: Dio. Pur di non perdere la donna della sua vita, sceglie di fingersi credente, poi lo diventa davvero: ad accompagnarlo c’è un complice davvero inatteso, il Papa.
Dall’incontro con Papa Francesco al libro e al film
…che Dio perdona a tutti è tratto dall’omonimo romanzo di Pif, edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Michele Astori e Pierfrancesco Diliberto, cioè lo stesso Pif. Di quel libro aveva parlato a suo tempo proprio a un’udienza con Papa Bergoglio (il loro incontro si vede alla fine del film). “Quando scrivo libri, che poi ne ho scritti due, penso che sto già scrivendo il soggetto di un film: poi se lo farò o meno non lo so” ci ha raccontato Pif. “Era un il 2018. Nel frattempo ci sono stati altri progetti, altre discussioni. E adesso era arrivato il momento di farlo”. “È un libro importante” riflette Astori. “Il cuore del libro era molto forte: la scomodità dell’essere cristiani. È un tema molto sentito che appartiene anche a me. Sul film ho detto: ‘dobbiamo essere aperti a trovare altre strade’. E la strada in più rispetto al libro è stata inserire la figura del Papa come mentore”.
Arturo e il Papa: un uomo fuori posto
Il Papa appare ad Arturo dopo che, per la disperazione dell’assenza di Flora, ha mangiato 35 sciù (un dolce tipico siciliano). E così nasce una trovata molto forte per il film. “Non volevo fare l’amico Papa” ci spiega. “Volevo fare una cosa più sofisticata. La forza di questa trovata è il contrasto: io cazzone e lui che dice le cose alte profonde. E poi incastonare il Papa in una cornice di musica classica. Insomma, una cornice fatta bene, e poi una cosa fantozziana, con il mio Arturo che è fuori posto”. E sbaglia tutte le citazioni in fatto di teologia.
La dedica a Papa Bergoglio
L’idea del libro, e del film, parte quindi da molto lontano, molto prima della morte di Jorge Mario Bergoglio. La sua presenza, e il finale del film, alla luce della sua scomparsa, acquistano un sapore tutto diverso. “La frase finale ‘poi dicono che Dio non esiste’ era una gag” conferma Pif. “Dopo la morte di Papa Francesco ha acquisito un altro senso. Ci piace l’idea che Francesco prima di morire sia passato a Palermo a provare un’arancina”.
Giusy Buscemi, dolci e sensualità
A dare luce al film c’è una Giusy Buscemi intensa, sensuale, dolcissima come i dolci che prepara. È lei a introdurre Arturo alla fede, ed è sempre lei che rimane stupita quando il suo innamorato prende alla lettera i dettami del Vangelo. “Sono felicissima di questo ruolo” ci ha raccontato. “È un personaggio che parte con le pretese di una donna spirituale. Ma è anche una donna che ha una sua sensualità una sua passionalità. La sfida è stata raccontare entrambi i lati: una Flora che seduce Arturo attraverso i dolci, ma che poi si aspetta da lui un impegno alto per quel che riguarda la vita spirituale. Arturo, con le sue scelte, poi ette in discussione la vita stessa di Flora”. È sempre lei a cogliere il senso del film. “Veniamo da una tradizione cristiana in si fanno le cose perché si devono fare” riflette. “Così se arriva qualcuno che si chiede ‘come la incarni nella vita quotidiana?’ mette in crisi, in discussione quello che fai”.
Carlos Hipólito non imita Bergoglio, ma lo ricorda
Il simpatico Papa argentino è interpretato da Carlos Hipólito, attore spagnolo per la prima volta in un film italiano. “È un miracolo che sia qui. O è un miracolo di Francesco” esordisce. “Il personaggio di questo papa è un regalo come attore, Ma sarebbe un regalo come essere umano: sarebbe bellissimo avere un Papa come confidente che ci indicasse la via. Pif mi ha chiesto di non fare un’imitazione di papa Francesco. Ma sicuramente c’è qualcosa nel mio personaggio che ce lo ricorda. Abbiamo cercato di prendere le sue migliori qualità: l’ironia, la vicinanza, la dolcezza, l’umanità”.
Ma quanto c’è di privato e quanto di pubblico in questo film?
“È autobiografico nella mia passione per i dolci, come mi sembra ormai chiaro” risponde Pif. “E poi nel fatto che io, come credo tutti in questo Paese, nasciamo cristiani per educazione e cultura e andiamo avanti in automatico. Io a un certo punto ho detto: ‘perché devo definirmi cristiano, cattolico, se poi non vado in chiesa e non mi riconosco in tante cose?’ E così sono passato al gruppo misto, gli agnostici. Non sono ancora extraparlamentare ateo, non me la sento di dire che lo sono, ma tendo a quella direzione. Se tornassi cattolico sarei come Arturo, temo. Non è che la fede è personale. La conseguenza c’è: se sei incoerente con te stesso voterai qualcuno di incoerente come te, che diventa sindaco o ministro. E gestirà con la sua incoerenza la vita pubblica. E veniamo da una terra come la Sicilia in cui, nelle feste padronali, c’è una forte passione per il Santo. Ma non corrisponde a una forte passione per il prossimo”.
di Maurizio Ermisino