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Il 2025 non è stato solo un anno di esercizio, ma un vero spartiacque strategico. In un panorama globale segnato da incertezze geopolitiche e rincari, la Dop protetta dal Consorzio del Parmigiano Reggiano ha dimostrato una resilienza fuori dal comune, superando i 3,96 miliardi di euro di giro d’affari al consumo.
Mercato a due velocità: l’Italia ‘tiene’ e l’estero corre
I dati ci consegnano una fotografia nitida: il Parmigiano Reggiano è ormai una marca globale.
- Record Storico Export: Per la prima volta, la quota destinata ai mercati internazionali ha superato la metà del totale, toccando il 50,5%.
- Il ‘Paradosso’ Italiano: In Italia i volumi flettono del 10% a causa dell’inflazione, ma a valore non si perdono acquirenti. Le famiglie italiane comprano meno, ma non rinunciano alla qualità, garantendo la tenuta del valore complessivo.
- Produzione in crescita: Sono stati raggiunti i 4,19 milioni di forme (+2,7%), con la provincia di Parma che si conferma capofila produttiva.
Sul fronte dei prezzi, prosegue il rafforzamento delle quotazioni all’origine: per i 12 mesi la media annuale si è attestata a 13,22 €/kg (+20,6% vs 2024), mentre per i 24 mesi l’aumento è stato del +24,8%, passando da 12,50 €/kg a 15,59 €/kg nel 2025.
La quota Italia si attesta al 49,5% (osservatorio Sell-In Nielsen). A livello distributivo, la Gdo si conferma primo canale (65,5%), seguita dall’industria (17,3%), sostenuta dalla crescente diffusione dei prodotti contenenti Parmigiano Reggiano come ingrediente. Il canale Horeca si conferma ancora marginale, attestandosi al 6,7% del totale, ma con ampi margini di crescita. Il restante 10,5% è distribuito negli altri canali di vendita.
La sfida dell’internazionalizzazione
Come sottolineato dal Presidente Nicola Bertinelli, l’espansione globale non è un’opzione, ma una necessità per proteggere la filiera: “Il Parmigiano Reggiano ha costi di produzione che non sono paragonabili ad altri formaggi, soprattutto i non Dop. L’internazionale per noi è quindi una condizione sine qua non perché abbiamo costi di territorio, legati a colline e montagne che non si prestano a produzioni massive, veri e propri presidi che dobbiamo difendere”.
In quest’ottica, gli Usa rimangono il mercato chiave (nonostante lo scoglio dei dazi al 25% e le incertezze normative), seguiti da performance eccellenti in UK, Canada e Svezia. Lo sguardo a lungo termine punta dritto al Mercosur e, in prospettiva più lunga, al Sud-Est asiatico.
Oltre il prodotto: il Progetto Turismo
La vera rivoluzione comunicativa è il passaggio da prodotto a destinazione. L’obiettivo è ambizioso: trasformare il territorio in una leva di brand building, portando i visitatori annuali da 85.000 a 300.000 entro il 2029. Un investimento interamente privato per far vivere il formaggio come un’esperienza immersiva.
“Nel 2026 e nei prossimi anni la sfida è trasformare il ‘fare un giro nel Parmigiano Reggiano’ in un’esperienza iconica come un viaggio nello Champagne”, ha precisato il Destination Director Cristiano Casa. “Integrando arte, motori e cultura, puntiamo a triplicare le presenze turistiche entro il 2029, rendendo il territorio il primo e più potente ambasciatore del nostro brand nel mondo”.
Vigilanza e qualità: la difesa del brand
Dietro ogni forma c’è un lavoro capillare di controllo. Nel 2025 sono state verificate una a una oltre 4,3 milioni di forme. La vigilanza è diventata globale e tecnologica, rimossi 2.600 link ingannevoli sui marketplace grazie all’AI e intensificato i controlli nella ristorazione, dove purtroppo la contraffazione è ancora alta. Per sostenere questa visione, il Consorzio ha messo in campo una potenza di fuoco senza precedenti, con investimenti in marketing che sfiorano i 42 milioni di euro.
“Non possiamo reggere le sfide internazionali se la qualità non è all’altezza di essere non solo distintiva, ma superiore”, ha ricordato Bertinelli. “Tutto il grande piano di marketing non ha solidità se il prodotto non è un’eccellenza”.
Sintesi strategica: consolidamento e riconoscibilità
La strategia si concentra sul supporto diretto ai 5 mercati chiave (Italia, Francia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti) attraverso investimenti mirati a eliminare la confusione a scaffale. L’obiettivo è duplice: da un lato, potenziare il pre-marketing per migliorare la visibilità nel punto vendita e, dall’altro, elevare il prestigio del brand tramite grandi palcoscenici internazionali.
“Per raggiungere questi obiettivi, specialmente negli USA, abbiamo scelto lo sport d’élite come veicolo di comunicazione globale”, ha spiegato il Direttore Marketing Carmine Forbuso. “Tra gli altri eventi, nel tennis siamo associati ai Miami Open e ai Rolex Paris Masters a Parigi, mentre fondamentale per il presidio del mercato statunitense è la partnership con i New York Jets, NFL Football Americano”.
La comunicazione in Italia, che si conferma il primo mercato per investimenti, assorbendo il 30% del totale, utilizzerà una nuova campagna che sta per partire, a fine marzo. Il partner creativo è VML ITALY, mentre la pianificazione è affidata ad Address.
La campagna è già stata in programmazione in alcuni dei mercati esteri chiave: Francia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Utilizza un mix di media tradizionali (TV lineare e CTV) e canali digitali per intercettare il consumatore nei momenti di massima ricettività. L’obiettivo è valorizzare la distintività del prodotto e contrastare la confusione a scaffale con i prodotti simili.
di Massimo Bolchi