AI Tech Data

Oltre i Silos, l’approccio full funnel riscrive le regole del Programmatic

In questa analisi Incubeta racconta come il programmatic sia diventato il motore di una strategia media realmente omnicanale, guidata dai dati e orientata alla crescita
Incubeta, Oltre i silos

Nel panorama mediatico contemporaneo, la frammentazione dell’attenzione rappresenta la sfida principale per ogni brand. In questo scenario, il Programmatic Advertising si è evoluto ed è passato dall’essere un semplice strumento tattico per raccogliere conversioni nel ‘bottom funnel’ a diventare il vero e proprio tessuto connettivo di una strategia media olistica.

Per anni abbiamo assistito a una gestione compartimentata dei canali, con la TV da una parte, l’outdoor dall’altra e il digital nel mezzo. Oggi, il programmatic permette di superare questa logica a compartimenti stagni. Fatta eccezione per il mondo dei Social e della Search, che operano all’interno dei propri ‘walled gardens’, il programmatic ha il potere unico di centralizzare l’acquisto di CTV, Display, Video, Out-Of-Home (DOOH) e Audio.

Questa capacità trasforma il programmatic nel regista della pianificazione, permettendo al brand di essere presente ovunque l’utente si trovi, ma con una visione d’insieme che prima era semplicemente impossibile.

L’importanza di nutrire l’Upper Funnel

Uno degli errori più comuni è l’ossessione per l’ultimo miglio, figlia dell’attribuzione last click. Tuttavia, un brand che investe esclusivamente nel lower funnel rischia, nel lungo periodo, di saturare il proprio target abituale, limitando la capacità di alimentare la parte alta del funnel con nuovi prospect.

L’investimento in brand awareness tramite il programmatic non è un ‘costo’, ma un’assicurazione sulla crescita futura.

Grazie all’utilizzo di dati granulari e contesti premium, l’upper funnel in programmatic non è più una comunicazione massiva e indistinta. Al contrario, permette di costruire una narrazione di valore su schermi di grandi dimensioni come la Connected TV o l’audio digitale, garantendo che il messaggio arrivi in maniera consistente tra device a un’audience qualificata che sarà poi molto più propensa a convertire nelle fasi finali del customer journey.

Il cuore tecnologico: Identity Resolution e Household Graphs

Ma come si traduce questa visione in realtà? Il pilastro di questa evoluzione è l’Identity Resolution. Varie DSP hanno introdotto i cosiddetti Household Graphs, strumenti sofisticati che permettono di mappare i legami tra i diversi dispositivi all’interno di uno stesso nucleo familiare e anche nel loro movimento fuori casa.

Questa tecnologia non si limita all’analisi degli indirizzi IP e delle reti Wi-Fi domestica, ma incrocia segnali complessi come i log-in deterministici su diverse app, i dati di geolocalizzazione persistente (latitudine e longitudine) e i device graph forniti dai partner tecnologici.

È proprio qui che anche il DOOH si integra perfettamente, dal momento che l’incrocio tra l’esatta posizione di uno schermo digitale outdoor e i dati di geolocalizzazione (GDPR compliant) degli smartphone nelle vicinanze permette al sistema di ‘chiudere il cerchio’.

Questo ‘ponte’ digitale consente di identificare se un utente è stato esposto a uno spot sulla CTV in salotto, a un impianto DOOH mentre si recava al lavoro e di raggiungerlo successivamente con un messaggio di follow-up sulla display del suo dispositivo mobile. Non si tratta solo di retargeting, ma della creazione di un percorso narrativo coerente che segue l’utente dal grande schermo del salotto alla strada, fino al palmo della sua mano.

Omnicanalità: efficienza contro la dispersione (Overlap)

Il grande valore aggiunto della gestione centralizzata risiede nell’ottimizzazione della frequenza. Quando un brand pianifica separatamente su diversi canali, il rischio di ‘overlap’ è altissimo poiché lo stesso utente rischia di essere colpito decine di volte dallo stesso annuncio su piattaforme diverse, generando saturazione e, soprattutto, un enorme spreco di budget.

Operare in ottica omnicanale attraverso una DSP (Demand-Side Platform) permette di impostare un Frequency Cap globale. Questo significa:

  • Controllo della pressione pubblicitaria: Evitare che l’utente venga infastidito da un’eccessiva esposizione.
  • Media Optimization: Risparmiare budget eliminando le impression ridondanti sullo stesso profilo.
  • Reach Incrementale: Reinvestire il budget risparmiato per andare a colpire nuovi utenti unici che non erano ancora stati raggiunti.

In definitiva, integrare il programmatic nel media mix significa adottare un metodo di lavoro che mette al centro l’efficienza e l’utente. La forza di questo approccio risiede nella capacità di armonizzare canali diversi sotto un’unica strategia, eliminando le dispersioni e massimizzando l’impatto di ogni singolo euro investito.

Per i brand moderni, l’omnicanalità guidata dai dati non è più solo un’opzione, ma una necessità per garantire una crescita sostenibile, coerente e soprattutto misurabile.