Il paradigma della produzione industriale sta subendo una transizione fondamentale: l’automazione rigida viene sostituita dalla robotica umanoide collaborativa. Grazie all’integrazione di sistemi di visione artificiale ad alta risoluzione e attuatori di nuova generazione, questi automi garantiscono una precisione micrometrica in compiti complessi di assemblaggio, superando i limiti della cinematica tradizionale.
Il mercato globale: verso un CAGR del 38%
L’analisi dei dati di Research Nester evidenzia un punto di flesso nel mercato della robotica. Il settore ha superato la soglia dei 2,7 miliardi di euro nel 2025, ma il dato più rilevante è la traiettoria di crescita: un’espansione del 2.500% prevista entro il 2035, con un valore di mercato stimato di 70 miliardi di euro.
Questa crescita esponenziale è alimentata da tre macro-driver:
- Settore Industriale: passaggio dai bracci meccanici fissi a unità mobili in grado di operare in ambienti non strutturati.
- Smart Security & Maintenance: monitoraggio autonomo con sensori IoT e rilevamento anomalie basato su Edge AI.
- Service Robotics: integrazione in contesti di hospitality e retail, dove l’interazione uomo-macchina (HMI) richiede capacità di elaborazione del linguaggio naturale e riconoscimento facciale.
Il posizionamento strategico dell’Italia
In questo scenario, l’Italia si conferma un hub di eccellenza tecnologica. Secondo il World Robotics Report 2025 della IFR (International Federation of Robotics), il sistema manifatturiero italiano ha registrato l’installazione di 8.783 nuovi robot industriali nel 2024.
Con una densità di 228 robot ogni 10.000 dipendenti, l’Italia consolida la sua posizione come seconda potenza robotica in Europa.
Sullo sfondo di questo scenario si è tenuta oggi la prima edizione dell’evento di presentazione di robot umanoidi prodotti dalla cinese Agibot di Shanghai, e guidata dal Ceo Davide Passoni, che ha sottolineato: “Grazie al nostro Data Factory, siamo riusciti a sviluppare un ecosistema robotico che apprende, si adatta e collabora con le persone in modo naturale. Il nostro know-how italiano ci permette di offrire un supporto completo: quando un robot arriva, deve imparare esattamente ciò di cui ha bisogno. È come un tessuto raffinato cucito su misura per ogni realtà”.
La tavola rotonda e il dibattito sulla robotica in EU
Ha concluso la giornata la tavola rotonda che ha visto tra i partecipanti il Prof. Bruno Siciliano, Professore Ordinario di Automatica e Robotica, Università di Napoli Federico II; il Prof. Francesco Leali, Direttore del Dipartimento di Ingegneria ‘Enzo Ferrari’, Università di Modena e Reggio Emilia; e Domenico Appendino, Presidente di SIRI – Associazione Italiana di Robotica e Automazione. La tavola rotonda ha analizzato l’evoluzione della robotica, il passaggio verso modelli umanoidi e le implicazioni socio-economiche per l’Europa e l’Italia. Tra i punti salienti emersi dal dibattito spiccano i seguneti temi.
Il paradigma ‘figitale’ e la robotica a misura d’uomo
Uno dei concetti centrali è l’evoluzione del Digital Twin in Digital Twin ‘Figitale’ (fisico + digitale). La sfida attuale, specialmente in Europa, è sviluppare un’intelligenza artificiale ‘fisica’ che permetta alle macchine di interagire in modo fluido con il mondo reale. Peccato che oggi lo sviluppo si esegua soprattutto in Cina, dove la prototipazione ha già da tempo ceduto il passo alla produzione di massa
- Tecnologia adattiva: il passaggio dall’Industria 4.0 alla 5.0 segna la transizione verso una tecnologia sviluppata a misura d’uomo.
- Interattività: l’obiettivo è creare macchine che non seguano solo standard rigidi, ma che si adattino alle specificità dei singoli individui, andando verso personalizzazione della tecnologia.
- Umanesimo scientifico: è fondamentale che il robot rimanga uno strumento a disposizione dell’uomo, mantenendo la centralità dell’essere umano come normato anche dalle direttive europee.
Mentre il Piano Transizione 4.0 ha digitalizzato le linee di produzione esistenti, la nuova ondata di robotica umanoide rappresenta il superamento definitivo delle postazioni fisse. Non parliamo più di semplici strumenti di lavoro, ma di agenti autonomi multimodali in grado di navigare dinamicamente negli stessi spazi degli operatori umani, ottimizzando la logistica interna e riducendo i tempi di fermo macchina.
Evoluzione tecnologica nella contemporaneità
Solo oggi, grazie alla velocità dell’elettronica, alla miniaturizzazione e all’intelligenza artificiale, è possibile realizzare ciò che pionieri come Honda avevano immaginato decenni fa. Mentre l’Occidente ha dominato la robotica industriale tradizionale, l’Asia (sopratutto Cina ma anche in parte il Giappone) ha preso il sopravvento nello sviluppo di robot complessi e umanoidi.
Un punto di svolta cruciale per l’adozione su larga scala è la semplificazione dell’interazione con la macchina. La programmazione tradizionale è specialistica e sequenziale. Il futuro risiede nell’assegnazione di un task: si indica al robot l’obiettivo finale senza dover specificare ogni singolo movimento per raggiungerlo. Si punta, cioè, a sistemi che imparino tramite il linguaggio, il gesto o l’osservazione di un singolo esempio, rendendo l’impiego del robot naturale e non più dipendente da applicazioni create ad hoc.
Integrazione tra Smart Retail e manifattura
L’adozione dei robot umanoidi fungerà da ‘booster’ per collegare il consumatore direttamente alla produzione. Da un lato lo smart retail raccoglierà le preferenze del consumatore, dall’altro questi dati digitali vengono trasmessi alla fabbrica, dove il robot diventa l’anello di congiunzione finale. Il prodotto non viene più semplicemente ‘realizzato in fabbrica’ per poi essere venduto, ma viene ‘fatto con il consumatore’ grazie a un flusso continuo di informazioni che guidano la produzione.
Sfide sociali, lavoro e politica industriale
L’intervento finale ha affrontato le paure legate all’impatto sociale della robotica, ribaltando la prospettiva comune. Il problema non è il robot che ruba il lavoro, ma la mancanza di forza lavoro giovane disposta a compiere determinate mansioni, unita all’invecchiamento della popolazione e alla fuga dei cervelli.
La vera sfida è l’upskilling (potenziamento delle competenze) delle risorse umane. In un contesto di alti costi energetici e di materie prime, la robotica è vista come un fattore determinante per la sopravvivenza industriale e l’aumento della produttività in Italia.
Una riflessione individuale
A queste conclusioni logiche, viene comunque da replicare – idee personali di chi scrive – che il calo demografico è sostanzialmente legato all’Europa, con l’Italia come capofila: sarebbe pertanto opportuno apprestarsi a valutare e decidere di conseguenza, stante che il progresso tecnologico non è arrestabile: che cosa faremo quando decine di milioni di robot eseguiranno i compiti che oggi sono svolti dal 90% dei lavoratori? In Cina stanno già provvedendo, il capo dello Stato e del PCC, Xi Jinping, avvisa le nuove generazioni di prepararsi a “masticare amarezza”, perché non ci sarà lavoro qualificato per tutti, ma neppure lavoro tout court, vista che il paese è già in sovraproduzione come fabbrica del mondo.
Ma lì è una dittatura e questo rende le cose più facili (eufemismo), ma in Europa? Prendiamo per esempio una delle professioni più richieste a livello continentale, quella dell’infermiere laureato. Oggi ci si strappa i professionisti da un confine all’altro, si cercano infermieri in sudamerica o in Uzbekistan. Ma quando i robot prepareranno le prescrizione mediche e le porteranno al letto del paziente, si occuperanno delle pulizie e del confort alberghiero dei pazienti, terranno sotto controllo tutti i malati e segnaleranno, con opportuni segnali di allarme, solo la variazioni dei parametri che non sono stati capaci di riequilibrare da soli: quanti infermieri saranno davvero necessari al posto di quelli attuali? Uno su cinque? Fossero anche uno su due, avremmo già trasformato una drammatica carenza in un surplus strutturale di mano d’opera…
Appare evidente che non si stia facendo nulla di concreto al riguardo, a livello industriale, governativo o sovranazionale, come si preferisce. E non stiamo parlando di un futuro di decenni a venire, qui si tratta ‘solo’ di qualche anno…
di Massimo Bolchi