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Nasce Budda Law, l’AI che vuole rendere il diritto semplice, accessibile e ‘umano’

La startup italiana integra intelligenza artificiale e competenze legali per trasformare l’assistenza giuridica in un servizio veloce, economico e conversazionale
Budda Law, i tre founder

Si chiama Budda Law e nasce con un obiettivo chiaro: trasformare il diritto in un servizio digitale, veloce e accessibile, sfruttando l’intelligenza artificiale come strumento operativo per i professionisti e non come sostituto del lavoro legale.

La startup legal tech italiana nasce a gennaio 2025 da un’idea di tre avvocati tra Roma e Viterbo ed è operativa online dallo scorso luglio. Il progetto unisce tecnologia e competenze giuridiche con una struttura organizzativa distribuita: Budda Law ha l’headquarter a Roma, mentre le attività di ricerca e sviluppo sono concentrate a Villorba, nel Trevigiano, un polo dedicato allo sviluppo tecnologico della piattaforma e all’aggiornamento continuo dei sistemi di AI applicati al diritto.

Dietro Budda Law c’è anche una scelta simbolica nel nome. “Budda significa l’Illuminato, nel nostro settore rappresenta la luce che aiuta a orientarsi nella complessità della legge”, spiegano i founder. “Vogliamo portare chiarezza dove oggi c’è complessità, rendendo il diritto uno strumento alla portata di ogni persona, non solo degli addetti ai lavori”.

Il diritto diventa un dialogo con l’AI

Budda Law funziona come una piattaforma di assistenza legale basata su intelligenza artificiale conversazionale. Gli utenti possono porre quesiti, ottenere pareri giuridici e generare documenti personalizzati partendo da riferimenti normativi e giurisprudenziali.

La vera differenza rispetto ai tradizionali database legali sta nell’approccio. Non si tratta di una ricerca per parole chiave, ma di un sistema che interpreta le richieste e propone risposte argomentate, con suggerimenti operativi e indicazioni sulle possibili strategie giuridiche da seguire.

Il modello di business segue la stessa logica di semplificazione. Budda Law ha scelto un sistema a crediti: non sono previsti abbonamenti obbligatori e ogni interrogazione può essere pagata singolarmente. Una scelta che punta ad abbattere le barriere economiche all’accesso ai servizi legali digitali.

Un archivio giuridico costruito sui dati reali

Il cuore tecnologico della piattaforma è un database proprietario di centinaia di gigabyte di dati legali. Il sistema raccoglie circa due milioni di sentenze provenienti da tutte le giurisdizioni italiane, dalle Corti di merito alla Corte di Cassazione, fino alla giurisprudenza tributaria e ai provvedimenti del Garante della privacy.

La raccolta dei dati è iniziata nel 2019 e viene continuamente aggiornata con normativa, modelli di atti giudiziari e contratti standardizzati. Nelle prossime settimane è previsto l’inserimento della giurisprudenza amministrativa, ampliando ulteriormente la copertura informativa del sistema.

Legal tech e AI: un mercato in rapida evoluzione

Il lancio di Budda Law si inserisce in un contesto di trasformazione profonda del settore legale italiano. Il mercato del legal tech vale oggi oltre 30 milioni di euro e conta circa 89 operatori tra startup e player consolidati. Ancora più significativo è il livello di adozione dell’intelligenza artificiale nelle grandi imprese. Secondo le analisi di settore, circa il 63% delle aziende ha già avviato progetti di AI applicati a compliance e gestione dei processi legali, segnale di una progressiva industrializzazione del lavoro giuridico.

AI come supporto, non come sostituzione

L’approccio della piattaforma non è sostitutivo, ma aumentativo. Budda Law propone analisi giuridiche e suggerisce percorsi legali attraverso sistemi di valutazione visiva che indicano complessità e livelli di rischio. L’interfaccia conversazionale permette di interagire con l’intelligenza artificiale come se si parlasse con un consulente esperto, rendendo la tecnologia parte integrante dei flussi di lavoro quotidiani dei professionisti.

L’obiettivo dichiarato è costruire un’infrastruttura digitale del diritto, più che un semplice tool di supporto. “Non vogliamo eliminare la complessità del diritto, ma eliminare le barriere che impediscono di usarlo”, spiegano i founder. “La vera innovazione è rendere la tecnologia uno strumento che aumenta l’efficienza dei professionisti, non che li sostituisce”.