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Ancora sino a domenica 22 febbraio la mostra Musa di Casa Italia Milano. Non perdetela

Che per la prima volta ha aperto al pubblico, segnando peraltro un altro primato di queste esordienti Olimpiadi diffuse. Casa Italia, hub di comunicazione e marketing, invita tutti presso la Triennale, per vivere il senso del connubio tra sport, arte, cultura, architettura, design ed emozione

Come ci racconta Lorenzo Pellicelli, Responsabile Marketing del CONI e del coordinamento di Casa Italia, Casa Italia ha cambiato pelle. Non più solo quartier generale degli atleti e salotto istituzionale del CONI, ma spazio aperto, distribuito in tre luoghi: la Triennale Milano, il Centro di Preparazione Olimpica Aquagranda a Livigno e Farsettiarte a Cortina d’Ampezzo, per mettere a sistema sport, arte, architettura, design, cucina, costruendo un racconto coerente dell’Italia contemporanea.

MUSA, ovvero l’ispirazione come identità

Nella tradizione classica le Muse trasformano il sapere in visione. Qui diventano metafora di un Paese che da secoli esercita un potere di attrazione culturale, spesso contraddittorio, ma sempre fertile. Casa Italia 2026 arriva al termine di un percorso iniziato nel 2016, che ne ha visto la trasformazione da semplice Hospitality House a piattaforma culturale riconoscibile a livello internazionale. Così, se a Rio 2016 Summer Olympics con Horizontal si parlava di contaminazione, a PyeongChang 2018 Winter Olympics con Prospectum di sguardo e dialogo tra civiltà, a Tokyo 2020 Summer Olympics con Mirabilia di meraviglia, a Beijing 2022 Winter Olympics con Millium di viaggio e a Parigi 2024 Summer Olympics con Ensemble di armonia collettiva, con Milano Cortina 2026 il cerchio si chiude: Casa Italia torna a casa e sceglie di dichiararsi piattaforma culturale che accompagna lo sport.

Le tre case: Milano, Cortina, Livigno

A Milano l’approccio è concettuale, quasi astratto; a Cortina più intimo e alpino; a Livigno dinamico, giovane, serale. In tutte e tre le sedi, l’ingresso è segnato da un portale in alluminio riflettente: soglia simbolica che moltiplica la luce e la neve. Ad accompagnare il passaggio, un lavoro di John Giorno, ‘We Gave a Party for the Gods and the Gods All Came’, frase che suona come invito collettivo all’incontro.

La mostra a Milano: nove muse per raccontare l’Italia

Come già detto, l’invito è rivolto a tutti coloro che ancora non l’avessero vista, Musa è una mostra da non perdere. Di caratura museale, si articola in nove sezioni, ognuna dedicata a una diversa musa: linguaggio, architettura, paesaggio, gusto, musica, teatro, innovazione, sport. All’ingresso, il neon Welcome di Matteo Attruia ribadisce come l’ospitalità sia parte dell’identità italiana. Entrando, ogni sezione dialoga con un oggetto iconico proveniente dal Museo Olimpico di Losanna e con le opere degli artisti, da Giacomo Balla a Robert Rauschenberg, da Shirin Neshat ad Ai Weiwei, in un intreccio che evita la retorica celebrativa, lasciando che a parlare sia quello che dell’Italia, ognuno di loro porta con sé avendone ispirato l’opera. Tra i cimeli olimpici compaiono le racchette di Marco Albarello e i guanti di Stefania Belmondo (Albertville 1992), la tuta di Deborah Compagnoni (Lillehammer 1994), la divisa di Armin Zoeggeler (Sochi 2014), fino ai capi indossati da Federica Brignone tra PyeongChang e Beijing.