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Minori online, più dati richiesti e rischi crescenti: l’indagine globale del GPEN

L’indagine internazionale evidenzia criticità diffuse su siti e app usati dai più giovani: verifiche dell’età aggirabili, raccolta dati in crescita e tutele ancora deboli
2025 GPEN SWEEP

Crescono le buone pratiche, ma aumentano anche i rischi. È un quadro articolato quello che emerge dallo Sweep 2025 del Global Privacy Enforcement Network (GPEN), l’indagine coordinata a livello globale che ha analizzato quasi 900 tra siti web e applicazioni mobili utilizzati da bambini e adolescenti. All’iniziativa hanno partecipato 27 Autorità privacy, tra cui il Garante per la protezione dei dati personali, con il coordinamento di enti come l’Office of the Privacy Commissioner of Canada e l’Information Commissioner’s Office del Regno Unito. Si tratta della replica dello sweep già condotto nel 2015, un confronto che consente di valutare come sono cambiate nel tempo le pratiche di protezione dei minori online.

Più servizi e più dati richiesti

Uno dei trend più evidenti riguarda l’aumento delle piattaforme che richiedono dati personali per accedere alle funzionalità complete. Oltre la metà dei servizi analizzati (59%) richiede un indirizzo email, il 50% un nome utente e il 46% anche dati di geolocalizzazione. Non solo: rispetto al 2015, cresce anche il numero di piattaforme che dichiarano di condividere queste informazioni con terze parti. Un’evoluzione che amplia il perimetro dei rischi e rende più complesso per i minori comprendere come vengono utilizzati i propri dati.

Verifica dell’età: diffusa ma facilmente aggirabile

Tra gli aspetti monitorati c’è anche l’uso dei sistemi di verifica dell’età. Se da un lato la loro diffusione è aumentata, dall’altro la loro efficacia resta limitata. Nel 72% dei casi analizzati, infatti, i meccanismi di verifica dell’età possono essere aggirati, soprattutto quando si basano su semplici autodichiarazioni. Una criticità particolarmente rilevante nei contesti più sensibili, come piattaforme con contenuti non adatti ai minori o con modelli di trattamento dati e design ad alto rischio.

Informazioni poco chiare e controlli insufficienti

Lo sweep evidenzia anche carenze sul fronte della trasparenza e degli strumenti di tutela. Il 71% dei siti e delle app analizzati non fornisce informazioni sulla privacy e sui controlli in modo chiaro e comprensibile per i minori. Inoltre, oltre un terzo (36%) non mette a disposizione modalità facilmente accessibili per eliminare il proprio account.

Anche nei casi più critici, le misure di protezione risultano limitate: solo il 35% delle piattaforme con caratteristiche ad alto rischio prevede avvisi specifici, come pop-up che invitano i più giovani a chiedere il consenso dei genitori.

Buone pratiche, ma ancora poco diffuse

Non mancano comunque segnali positivi. Alcuni servizi adottano misure come notifiche che scoraggiano l’uso del nome reale o il caricamento di immagini personali, oppure impostazioni predefinite che disattivano la condivisione della posizione. Tuttavia, queste pratiche non sono ancora sufficientemente diffuse da compensare le criticità emerse.

Un equilibrio ancora fragile

Il quadro che emerge è quindi ambivalente: da un lato cresce l’attenzione verso la protezione dei minori, dall’altro aumentano la raccolta di dati e la complessità dei servizi digitali. Il confronto con il 2015 mostra chiaramente come l’evoluzione dell’ecosistema online non sia stata accompagnata da un rafforzamento altrettanto efficace delle misure di tutela.

Cooperazione globale e prossimi sviluppi

Lo sweep non è un’indagine formale né mira a individuare violazioni specifiche, ma rappresenta uno strumento per orientare le future attività delle Autorità, tra cui azioni di enforcement o iniziative di sensibilizzazione. Più in generale, l’iniziativa si inserisce nel lavoro del Global Privacy Enforcement Network, nato per rafforzare la cooperazione internazionale tra regolatori in un contesto digitale sempre più globale. In uno scenario in cui l’accesso precoce alle piattaforme è ormai la norma, la tutela della privacy dei minori resta una delle sfide più urgenti per l’intero ecosistema digitale.