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Il punto di vista legale – Pubblicità di prodotti da fumo: l’inizio di una nuova era o la solita vecchia storia?

Il Giurì di Autodisciplina pubblicitaria si è recentemente pronunciato sulla liceità della pubblicità di dispositivi per scaldare il tabacco (Spoiler Alert: in barba a semplicistiche conclusioni sul tema, la comunicazione pubblicitaria è stata ritenuta conforme al codice di autodisciplina).

Veniamo ai fatti.

Lo scorso il Comitato di Controllo ha emesso un’ingiunzione (ossia una richiesta di interruzione) relativa ad alcuni messaggi pubblicitari, veicolati con affissioni e telecomunicati, aventi ad oggetto dispositivi per scaldare il tabacco. Per il Comitato, infatti, tali messaggi, pubblicizzando il consumo diretto di dispositivi scalda tabacco, violavano l’art. 1 del Codice di autodisciplina (la pubblicità deve essere onesta, veritiera e corretta) e l’art. 11 relativo ai messaggi pubblicitari rivolti a bambini. In particolare, secondo il Comitato di Controllo, la comunicazione oggetto di esame si sarebbe posta in contrasto con il principio alla base del sistema autodisciplinare di vietare, nel settore della comunicazione commerciale relativa ai prodotti del tabacco e dei prodotti da fumo, qualsiasi “effetto evocativo” che possa in qualche modo incentivare il tabagismo.

Per avere un quadro completo delle regole in materia ci sono almeno tre riferimenti normativi da tenere a mente:

  • 165/1962, come modificata dal d.l. 4/1983, che, al suo articolo unico, stabilisce che è vietata la “propaganda pubblicitaria di qualsiasi prodotto da fumo
  • Il D. lgs. 300/2004, che recepisce la direttiva europea 2003/33/CE, che prevede una serie di divieti circa la pubblicità di prodotti del tabacco; e
  • Lgs. 6/2016, che recepisce la direttiva europea 2014/40/CE e che regola la presentazione, lavorazione e vendita, inclusa l’eventuale promozione, di prodotti del tabacco e prodotti correlati, includendo anche il settore delle sigarette elettroniche. In particolare, l’articolo 2 di tale decreto definisce quale prodotto del tabacco di nuove generazioni un “prodotto del tabacco che soddisfi congiuntamente le seguenti condizioni: 1. Non rientra nelle categorie seguenti: sigarette, tabacco da arrotolare, tabacco da pipa, tabacco per pipa ad acqua, sigari, sigaretti, tabacco da masticare, tabacco da fiuto o tabacco per uso orale, 2. È immesso sul mercato dopo il 19 maggio 2014”.

La società destinataria dell’ingiunzione, si è opposta al provvedimento del Comitato e ha dato il via a un procedimento davanti al Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria.

Nonostante l’atteggiamento generalizzato sia quello di interpretare estensivamente le norme relative ai divieti di promozione di prodotti da fumo, da tabacco e correlati, all’esito del procedimento il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria ha avuto un diverso approccio.

Ha infatti affermato che il riscaldatore di tabacco non rientra nella categoria di prodotti da fumo, in relazione ai quali sussiste il divieto di promozione pubblicitaria.

Il Giurì ha così escluso che si potesse invocare la violazione dell’art. 1 del Codice di autodisciplina enon ravvisando alcuna violazione di previsioni autodisciplinari, ha concluso per la conformità del messaggio.

Possiamo quindi dire ‘via libera alla pubblicità dei riscaldatori di tabacco’?

Direi, piuttosto, che la parola d’ordine dovrà continuare ad essere ‘cautela’.

Una rondine non fa primavera e dubito che una sola pronuncia possa mutare il rigoroso approccio che si è avuto fino ad ora nel valutare le comunicazioni aventi ad oggetto prodotti da fumo, da tabacco o similari. Il livello di sensibilità ed attenzione al tema è, infatti, molto elevato ed un passo falso nella veicolazione di un messaggio promozionale può costare molto caro, oltre che dal punto di vista economico anche e soprattutto dal punto di vista reputazionale.

Però un precedente c’è.

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