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Il mercato italiano del Cloud raggiunge i 2,77 miliardi di euro. Ma per sei aziende su dieci è difficile reperire le figure professionali necessarie

“Oggi numerose evidenze confermano il ruolo del Cloud come piattaforma abilitante per la trasformazione digitale, ma sono ancora troppo poche le realtà che hanno iniziato a promuovere la Cloud Transformation attribuendole rilevanza anche dal punto di vista organizzativo: solo il 24% delle aziende infatti ha introdotto al proprio interno un centro di eccellenza dedicato al Cloud, con un ulteriore 17% intenzionate a farlo nel breve”, spiega Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation “L’82% delle imprese ha ormai compreso che il Cloud abilita una maggiore agilità dell’IT aziendale, tuttavia l’utilizzo di metodologie specifiche è ancora molto limitato. Il 58% delle organizzazioni inoltre dichiara difficoltà di diverso tipo, che vanno dalla capacità di comprendere i nuovi profili professionali necessari, a quella di reperirli sul mercato e formarli”.

La ricerca dell’Osservatorio Cloud Transformation, giunto alla nona edizione e promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, ha analizzato nel dettaglio l’evoluzione dell’offerta e i modelli di adozione di tale soluzione nelle aziende di grandi, medie e piccole dimensioni coinvolgendo 199 grandi aziende (oltre i 200 dipendenti), e numerose PMI, per un totale di 572 imprese. L’Osservatorio rileva che, nel 2019, il mercato Cloud italiano ha un valore di 2,77 miliardi di Euro, in crescita del 18% rispetto al consuntivo del 2018, pari a 2,34 miliardi.

Lo split vede il Public & Hybrid Cloud, ovvero l’insieme dei servizi forniti da provider esterni e l’interconnessione tra Cloud pubblici e privati, raggiungere 1,56 miliardi (+25%, superiore al 21%europeo, che vale globalmente 153 miliardi di dollari). Il Virtual & Hosted Private Cloud, ovvero i servizi infrastrutturali residenti presso fornitori esterni, cresce con una buona dinamica (11%) per un totale di 661 milioni di Euro, mentre Datacenter Automation e Convergenza, ovvero la modernizzazione delle infrastrutture on-premises, raggiungono 550 milioni, con un’incremento pari 10%.
“In termini di spesa assoluta i primi tre settori merceologici per rilevanza si confermano il Manifatturiero (25% del mercato Public & Hybrid Cloud), il settore Bancario (20%) e Telco e Media (15%). Seguono servizi (10%), utility (9%), PA e sanità (8%), Retail e GDO (8%) e Assicurazioni (5%)”, puntualizzano Mariano Corso e Stefano Mainetti, dell’Osservatorio Cloud Trasformation, che hanno guidato la giornata.

L’adozione del Cloud per tipo di modello
La spesa in Platform as a Service (PaaS), cresce del 38% e aumenta la propria quota relativa nel mix (confrontata con la quota di infrastrutture e software) arrivando a pesare il 16% del volume di spesa complessivo. Guidano queste dinamiche di crescita le funzionalità di abilitazione all’Artificial Intelligence e ai Big Data Analytics, i tool di gestione della sicurezza, le architetture di serverless computing, gli ambienti per la gestione del ciclo di sviluppo software e per l’integrazione.
Anche lo Infrastructure as a Service (IaaS) cresce del 24%, con una particolare accelerazione dei servizi di gestione dei container.
Segue poi il Software as a Service (SaaS), con un +22%, guidato dai software di Artificial Intelligence e dalla posta elettronica certificata (PEC) che risente dell’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica.
Due al riguardo i trend evolutivi particolarmente interessanti, che vedono da un lato la crescita dell’intelligence del dato (+33%) , e dall’altro la spesa in edge computing & orchestration,mostra una dinamica del 40%.

“Se si considera l’evoluzione del cloud, e le diverse fasi caratterizzate prima dalla virtualizzazione e poi dalla molteplicità di applicazioni IoT, Big Data e machine learning, in ottica Multicloud, possiamo dire che già oggi stiamo entrando in una nuova fase, dove al private e public cloud si aggiungerà l’edge computing per abilitare il “cloud everywhere”, dichiara Antonio Morabito, Responsabile Infrastructure Solutions – Business Marketing di TIM. “Grazie alle reti 5G di nuova generazione di TIM e alle architetture di edge cloud sarà infatti possibile portare capacità computazionale là dove serve, dando ulteriore concretezza a progetti di smart city, veicoli connessi e monitorati in tempo reale, operazioni chirurgiche effettuate da remoto, per citare solo alcune delle applicazioni che sono ormai realtà”.

Guidare la Cloud Transformation: centri di eccellenza e nuove competenze
Ad oggi, il 66% delle aziende che utilizzano servizi Public Cloud percepisce un gap di competenze: per governare in modo efficace la Cloud Transformation si fa quindi ricorso a consulenti esterni per reperire competenze specifiche (nel 65% dei casi), oppure si potenzia il know how interno, formando il personale IT (56%) e assumendo nuove figure professionali dedicate (19%).

In ogni caso, il 58% delle aziende percepisce una difficoltà a reperire le competenze Cloud necessarie sul mercato, imputando la colpa principalmente agli attori del mercato ICT, ritenuti nel 58% dei casi non sufficientemente competenti sul tema. Inoltre, il 37% trova complesso reperire sul mercato del lavoro figure professionali con competenze specifiche per la gestione della nuvola, come il Cloud Architect o il Cloud Specialist, mentre un altro 26%, pur volendo formare in proposito il proprio personale IT, non riesce a trovare programmi di formazione adeguati alle esigenze.

Il Cloud nelle PMI
Se il percorso verso il Cloud delle grandi imprese acquisisce sempre maggiore rilevanza strategica, non si può dire lo stesso delle piccole e medie imprese, seppur queste rappresentino la gran parte del tessuto imprenditoriale italiano.

“Nello specifico stiamo riscontrando un aumento di investimento più consistente in ambito applicativo piuttosto che infrastrutturale da parte delle piccole multinazionali italiane, ovvero quelle aziende di media dimensione che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy nel settore del fashion, del design e dell’arredamento, che tendono sempre di più ad esternalizzare tali servizi”, osserva Alessandro Ballerio, Amministratore Delegato di Elmec Informatica. “Sono realtà che dedicano le loro risorse anzitutto allo sviluppo del proprio business e, in particolare, all’export: hanno quindi necessità di partner terzi che possano supportarle nel dotarsi di soluzioni in grado non solo di gestire le moli di dati, ma anche di trarne valore”.

L’utilizzo del Cloud nelle PMI rimane comunque sostanzialmente stabile e si attesta attorno al 30%. Ancora troppo poco se pensiamo alle opportunità che questo modello di fruizione della tecnologia offre per la digitalizzazione, l’innovazione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Tuttavia, un segnale positivo proviene proprio da quelle PMI che hanno già adottato almeno un servizio Cloud e che rappresentano quindi i pionieri in questo comparto di aziende. Infatti, nel 38% di quest’ultime la strategia per i nuovi progetti tecnologici è di tipo Cloud First, che guarda alla nuvola come scelta preferenziale, e nell’11% addirittura Cloud Only, in cui la nuvola rappresenta una scelta obbligata. Numeri in linea con quelli delle grandi imprese, che adottano queste strategie rispettivamente nel 31% e nell’11% dei casi.

Dunque anche nel contesto delle PMI, quelle aziende che hanno realizzato il primo passo verso il Cloud lo rendono parte integrante delle proprie strategie digitali. Infatti, i dati evidenziano come i benefici percepiti siano molteplici: la migliore gestione della sicurezza dei sistemi (nel 57% dei casi), la semplicità di accesso a tecnologie innovative (49%), la riduzione degli oneri operativi in carico al personale (47%), che quindi potrà essere rifocalizzato su attività a maggior valore aggiunto, il risparmio economico (46%) e la riduzione del time-to-market delle iniziative digitali (45%).
Come nel caso delle grandi imprese, anche le PMI che utilizzano il Cloud hanno raggiunto la consapevolezza che il beneficio non sia riducibile a sole misure di costo ma anzi debba essere valutato con una prospettiva più ampia, che va dalla migliore qualità dei processi alle opportunità di innovazione.
Per tradurre questa consapevolezza in una reale accelerazione nell’utilizzo del Cloud serve però lavorare sulle competenze. Ad oggi, il 44% delle PMI delega la competenza Cloud interamente a consulenti e fornitori e, nel caso in cui ci siano persone che si occupano di IT in azienda, nel 41% dei casi si occupano anche di altro. Questo genera uno sbilanciamento di potere verso il fornitore e una mancanza di precise responsabilità interne che non permettono alle PMI di cavalcare la Cloud Transformation, strutturando consapevolmente il proprio percorso.