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IAB Italia: “Senza una nuova Web Tax resteranno sul mercato solo Google e Facebook, con le aziende italiane destinate a sparire”. Al via la campagna per chiedere una diversa disciplina fiscale che riequilibri i rapporti commerciali sul mercato  

E’ partita da pochi giorni la campagna di IAB Italia per sensibilizzare mercato e istituzioni sulla necessità di modificare la web tax italiana che, così come è proposta all’interno della Legge di Bilancio 2018, riporta una nota, rischia di accentuare ulteriormente la disparità fiscale tra i colossi del web e le aziende italiane che operano nell’advertising online.

Tre soggetti diversi – il mobilificio brianzolo, il caseificio pugliese e il pastificio emiliano a confronto con i giganti della rete – per far riflettere sullo squilibrio dell’attuale sistema della tassazione delle attività digitali tra le aziende italiane e le grandi corporation estere che la fanno sempre di più da padrone nel mondo dell’advertising online.  Una campagna di comunicazione per mettere in evidenza le storture di una situazione di mercato che porta un mobilificio brianzolo o un caseificio pugliese a pagare più tasse dei giganti del web. Da qui la necessità di una fiscalità più equa e trasparente che non trova riscontro nell’attuale formulazione della cosiddetta Digital Tax.

“Nella sua veste attuale, la norma determinerebbe infatti – commenta Carlo Noseda, presidente di IAB Italia – uno svantaggio per le imprese digitali italiane, perché si aggiungerebbe alla tassazione ordinaria, penalizzando ulteriormente le imprese locali nei confronti dei competitor esteri la cui sede legale è spesso in Paesi caratterizzati da un trattamento fiscale vantaggioso”.

Il tema della tassazione sarà al centro dell’annuale appuntamento dell’associazione, IAB Forum, in scena il prossimo 12 e 13 novembre a Milano Congressi.

“Del resto – prosegue Noseda – l’equità fiscale è uno dei punti cruciali su cui si gioca la crescita dell’intero comparto, un comparto che occupa oltre 250.000 professionisti a tempo pieno e ove per ogni euro investito in adv digitale ce ne sono 25 euro in indotto. Un valore che negli anni ha proseguito a crescere in maniera sostanziale, ma che rischia di arrestarsi proprio per l’attuale iniquità fiscale che pesa esclusivamente sulle nostre imprese”.

Per questo, IAB Italia propone di considerare una modifica dell’attuale norma che consideri i seguenti criteri:

  • Circoscrizione dell’ambito oggettivo di applicazione

Contenere l’applicazione solo alla pubblicità online, trattandosi della fattispecie più idonea a sviluppare un business digitale da remoto senza alcuna struttura a livello locale.

  • Limitazione dell’ambito soggettivo di applicazione

Limitare il perimetro di applicazione alle imprese di rilevanti dimensioni per fatturato, da individuarsi secondo idonei parametri sia a livello globale che nazionale, per evitare di colpire le realtà di ridotte dimensioni.

  • Inserimento di un meccanismo premiale

Possibilità per le imprese che dimostrino di aver assoggettato a tassazione congrua i ricavi derivanti dai servizi in oggetto, e di rispettare determinati requisiti di trasparenza e collaborazione, di ottenere un credito d’imposta:

  • l’identificazione del livello di tassazione congruo potrebbe essere una percentuale fissa (es. 25%), oppure ci si potrebbe ispirare a meccanismi analoghi a quelli previsti dalla disciplina CFC (i.e. tassazione effettiva superiore alla metà di quella italiana).
  • infine, il meccanismo premiale potrebbe essere di due tipi: esenzione da digital tax vs. riconoscimento di un credito d’imposta, in entrambi i casi da riconoscere solo a seguito della dimostrazione delle condizioni descritte sopra.

“L’obiettivo di queste proposte è quello di attenuare la disparità concorrenziale oggi in atto sul mercato, andando a colpire solo le posizioni di abuso e garantire l’intercettazione della reale capacità contributiva di un’azienda senza gravare sulle piccole e medie imprese locali”, conclude Noseda.