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Gomorra – Le Origini, dal 9 gennaio su Sky. Cambiare strada per ripetere un successo

E non poteva essere altrimenti. “Rimettere le mani su Gomorra ci aveva terrorizzato” spiega Riccardo Tozzi, founder Cattleya. “Ma quando abbiamo avuto la nuova idea abbiamo capito. È una Napoli diversa. C’è un colore e un calore che rende diversa la serie”

“Io sono Pietro. Pietro e basta”. Siamo nel 1977 e Pietro Savastano ha solo 16 anni. Nessuno può immaginare che sarà il capo di un impero criminale. È da queste parole, e da questa idea, che nasce Gomorra – Le Origini, il prequel in sei episodi, prodotto da Sky Studios e da Cattleya – parte di ITV Studios, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano. La serie andrà in onda dal 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. È una grande idea: prendere una serie amatissima, un vero e proprio brand riconosciuto a livello internazionale, che aveva esaurito il suo arco narrativo, e dargli una nuova vita, una nuova anima e anche un nuovo stile. È un romanzo di formazione criminale, la storia di un destino segnato, della perdita di un’innocenza. “La domanda che abbiamo sentito più spesso a livello internazionale è: quando rifarete Gomorra?” spiega Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios Italia. “Dal punto di vista marketing e industriale è facile fare sempre la stessa cosa. Abbiamo sterzato, abbiamo preso una strada completamente diversa. In 5 stagioni Gomorra rimane la serie tv più vista su Sky. Parliamo di accomplishment rate: oggi vediamo tanti dati, quante teste hanno visto un programma; ma raramente si parla di chi abbia visto una serie dall’inizio alla fine, e del fatto che dall’inizio alla fine la curva salga. Qui siamo tornati nel nostro Dna, abbiamo diversificato l’offerta. Siamo tornati alle origini”. “Già dalla scrittura si sentiva un profumo diverso” spiega Marco D’Amore, il Ciro l’Immortale di Gomorra, che qui è alla regia. “Come diceva De Gregori, il bufalo ha la capacità di sterzare e di cadere. Abbiamo voluto andare da un’altra parte, assumercene le responsabilità e rischiare di cadere. Ma siamo in piedi”.

È una Gomorra diversa, è una Napoli diversa

Lo si nota sin dalle prime immagini, dalle tonalità seppiate, anticate, come delle foto d’epoca ingiallite: sono quei colori caldi, lungo tutti i toni del marrone, che associamo a quegli anni. I ragazzi che si muovono in una Secondigliano d’epoca, quelli più grandi, sono vestiti con giacche di pelle e quelle camicie con i colli larghi che fanno subito anni Settanta. I ragazzini vestono con le tute da ginnastica e i maglioni che portavamo da bambini. È chiaro da subito che siamo in quel romanzo criminale rétro, vintage, un mondo dove Cattleya gioca in casa e che sa maneggiare alla perfezione, vedi il film e la serie Romanzo criminale e il film Il falsario, che arriverà su Netflix. La ricostruzione d’epoca, tra abiti, auto e strade, è magistrale. E non poteva essere altrimenti.  “Rimettere le mani su Gomorra ci aveva terrorizzato” ha spiegato Riccardo Tozzi, fondatore di Cattleya. “Ma quando abbiamo avuto l’idea abbiamo riconosciuto che fosse quella giusta. È una Napoli completamente diversa. E c’è un colore e un calore nella serie che la rende diversa. Ogni volta che risuona la parola Imma il cuore vibra. Siamo contenti di fare una cosa che ha una identità precisa, molto forte, di linguaggio, di tono, di ripercorrere questa pratica e di lavorare con attori nuovi”.

Nessuno nasce cattivo, ma lo diventa

Anche il Darth Vader di Star Wars, in principio, era il piccolo Anakin, un bambino biondo e angelico. Il giovane Pietro Savastano, interpretato da Luca Lubrano, qui è ancora un cucciolo. Ha i capelli lunghi e scompigliati, un filo di barba e l’acne, gli occhi e i modi timidi. “Il mio lavoro nell’interpretare Pietro da giovane non era quello di imitare, ma di trovare delle sfumature che si ritroveranno in Pietro grande” ci ha spiegato l’attore. “Il mio è un Pietro leader, ma non è mosso dal potere, quanto dall’amore per i suoi amici. In Gomorra – La serie ci sono cose che non si vedono, ma si vedono in Gomorra – Le origini. Immagino Pietro con una borsa piena di sentimenti, paure, voglia di riscatto. Che nel Pietro adulto si vedono, ma sotto forma di ferocia, perché Pietro li ha banditi. Non bisogna giudicare prima di vedere. Non tutto si vede”.

La rivelazione è Francesco Pellegrino

Interpretata Angelo ‘A Sirena, che sarà l’anfitrione di Pietro nel mondo criminale. È più grande di lui e ha la voglia di scalare le gerarchie. I capelli ricci e lunghi fino alle spalle, i pantaloni di pelle, i cappotti di pelle lunghi e attillati: la sua aura è quella di una rockstar, un Jim Morrison o un Robert Plant della criminalità. “Nella vita ci sono cose energetiche che stanno nell’aria” ci raccontato l’attore, destinato a un futuro da star nel cinema italiano. “Sul set c’era un’energia incredibile. La cosa interessante è che della famiglia di Angelo non si sa nulla, come non si sa nulla della famiglia di Pietro. E Angelo vede una speranza in Pietro.

Una tragedia elisabettiana

“La realtà è meglio dei sogni. Quelli te li tieni come sono. La realtà la puoi cambiare”. È da queste convinzioni, e dalla fascinazione per i criminali giovani ma più grandi, come Angelo, che parte piano piano la scalata al potere del giovanissimo Pietro Savastano. Sarà una storia lunga, che qui è all’inizio e avrà bisogno di altre stagioni per compiersi. Ma già qui si sente il senso della tragedia elisabettiana incombente, il respiro delle storie degli arrampicatori sociali dei romanzi di William Makepeace Thackeray. E così la storia continua. Con il grande cambiamento, l’arrivo della droga che cambierà gli scenari per sempre, e che i vecchi boss della Camorra, proprio come faceva il Don Vito Corleone di Marlon Brando ne Il Padrino, combattono e non vogliono accogliere.

Un racconto da abbracciare

Ed è una storia che è appena all’inizio. È pensato per essere raccontato nell’arco di almeno tre stagioni, che speriamo siano ufficializzate presto (Nils Hartmann ha confermato che sono in fase di scrittura). È un racconto completo: è un crime, ma è anche un period drama, un romanzo di formazione e una storia d’amore. Che vedrà il giovane Pietro Savastano incontrare una giovanissima Donna Imma, ancora timida e piena di sogni. A interpretarla è il volto dolcissimo e nobile di Tullia Venezia. “Imma viene da un contesto diverso rispetto a Pietro” ci racconta l’attrice. “Si troverà di fronte a delle scelte da fare che determineranno il suo futuro e che la porteranno a essere Donna Imma. Si presenta in un modo nel primo episodio e già nel terzo e nel quarto è una versione diversa di Donna Imma. Man mano che andremo avanti riusciremo a percepire sempre più le caratteristiche di quel personaggio”.

La storia di Pietro si intreccia a quella di altri personaggi

Ogni episodio si conclude con una scena nel carcere di Poggioreale, in cui vanno in scena i sermoni di un misterioso personaggio, ‘O Paisano, interpretato da un mellifluo Flavio Furno, che da dietro le sbarre pensa di riunire tutti i boss in un’unica grande famiglia criminale. Pare che sia ispirato a Raffaele Cutolo. “Faccio l’attore da 20 anni e cercavo un ruolo così da tempo” afferma l’attore. “È bellissimo perché è un progetto che pur raccontando una cosa specifica è pieno di cuore, di passione riferimenti cinematografici molto belli”.

La possibilità di scelta

Mentre, alla fine della storia, appaiono quelle Vele di Scampia che allora vengono viste come un luogo di legalità e di speranza per il futuro, mentre diventeranno il simbolo del crimine e del degrado, Pietro Savastano ha il suo momento di sliding doors, di porte girevoli. Pietro ha davvero la possibilità di scegliere, ha il match point per cambiare le sorti della partita, il tentativo per sfuggire a quel destino che sembra segnato per chiunque nasce in quelle zone e nasce povero. Come andrà, chi ha visto Gomorra, lo sa bene. Ma è interessante capire quale sarà la strada per arrivarci. Ed è per questo che Gomorra – Le Origini è così affascinante. E non vediamo l’ora di vedere le prossime stagioni. Vale anche per chi Gomorra – La serie non l’ha mai vista.

Una legge contro le serie sulla criminalità?

Gomorra – Le origini è stata presentata a Roma a fine dicembre, proprio mentre è uscita la notizia di un disegno di legge che vorrebbe vedere condannate le opere che parlano di criminalità. “I politici hanno pochissima dimestichezza con il simbolico” è stata la risposta di Riccardo Tozzi. “Pensano che se la narrazione racconta solo persone buone la gente diventa migliore. Dai tempi dei greci la narrazione dice quello che non si vede, quello che sta sotto. E se non si permette di farlo uscire diventa cattivo per davvero. Questa cosa non si riesce a vincere. Andreotti era contro il neorealismo perché ci faceva fare brutta figura all’estero. Mi piacerebbe avere un’occasione per capirsi su questo terreno, ma è sempre mancata. Questo strano meccanismo profondo dell’umano ai politici è ignoto. È proprio Gomorra che porta l’immagine del Paese perché mostra un talento diffuso. New York l’amiamo perché Scorsese ci ha mostrato che nasce dalla violenza delle gang. E il progetto di legge è anticostituzionale”.

Gomorra – Le Origini è anche un gioco di citazioni

È una storia ricca di rimandi, dalla storia della musica a quella del cinema. La citazione più bella è quella di C’era una volta in America di Sergio Leone. “Un giorno, incontrando Raffaella Leone, le ho detto che, a costo di subire una denuncia, in qualunque cosa avrei fatto avrei rubato qualcosa di C’era una volta in America” ci racconta Marco D’Amore. “Quel sentimento di stupore che avevo da bambino quando l’ho visto per la prima volta non l’ho più ritrovato. È un cinema di riferimento. È bellissimo contaminare la nostra opera con chi prima di noi ha raccontato questa età”.

di Maurizio Ermisino