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Gli Occhi degli Altri: il delitto Casati Stampa con lo sguardo del cinema. Il potere cade sempre sul sesso

Andrea De Sica porta sul grande schermo il delitto degli ani ‘70 trasformandolo in un’indagine sul voyeurismo e sul potere delle immagini. Jasmine Trinca e Filippo Timi incarnano un gioco di attrazione e controllo, in cui il cinema diventa strumento di riflessione sul presente e sul desiderio

È stato presentato a Roma Gli Occhi degli Altri di Andrea De Sica (al cinema dal 19 marzo con Vision Distribution), con Jasmine Trinca e Filippo Timi, liberamente ispirato al famoso delitto Casati Stampa degli anni Settanta. Ma è una riflessione sull’oggi, e anche sullo sguardo, e quindi sul cinema. Un grande film con grandi attori

Riflessione sul voyeurismo e quindi sul cinema

Lelio, il marchese, spoglia Elena e la bacia, illuminando il suo corpo con una lampada ad olio. Perché, prima di tutto, deve vedere. Poi i due fanno l’amore. E, una volta che scoprono che qualcuno li sta guardando, si mettono in posa, in favore dell’inquadratura di quello sguardo, per esibirsi, per andare in scena. È una delle immagini più intriganti e piene di senso de Gli Occhi degli Altri di Andrea De Sica, presentato alla Festa del Cinema di Roma, dove ha vinto il Premio “Monica Vitti” per la miglior attrice a Jasmine Trinca, che interpreta Elena, accanto al marchese di Filippo Timi. Come aveva fatto un altro grande film, La Gioia, Gli Occhi degli Altri si distacca dal fatto di cronaca per provare a esplorare le vite delle persone. Siamo un’isola posseduta dal ricchissimo marchese, e l’arrivo di Elena segna l’inizio di una appassionata storia d’amore. Elegante, rétro, citazionista, Gli occhi degli altri è una riflessione sul voyeurismo e quindi sul cinema. I personaggi esistono anche e soprattutto negli occhi di chi li guarda, agiscono per loro, per essere guardati, scrutati e ammirati. E lo sguardo morboso sui loro corpi e le loro vite è quello del regista, è il suo lavoro, è la chiave del cinema.

Il regista, Andrea De Sica

“Gli Occhi degli Altri è un titolo che mi piace perché non è una formula. Sono gli occhi del pubblico, di chi guarda. Il film è un discorso sullo sguardo, sul guardare, sul cinema. Sull’essere regista. Il regista pensa di una posizione privilegiata. Noi pubblico andiamo al cinema perché pensiamo di poter spiare gli altri, ma i film che pensiamo stiano lì prendono il sopravvento e possono distruggerci”. Andrea De Sica, nipote del grande Vittorio, ha sempre dimostrato di saper girare i film. Ma qui fa un salto di qualità e si consacra un grande regista. “È una storia che nella realtà era ambientata in 3mila posti diversi. È stata sintetizzata un’isola che è come un palcoscenico shakespeariano che rappresenta tutto il mondo. Nel piccolo si riesce a essere più grandi, più ambiziosi. E questo è il mio film più ambizioso”.

Un film sul cinema e sul lavoro del regista

Il Marchese è un regista. Non solo perché riprende continuamente, con il Super 8, la sua vita e quella della moglie, compresi i loro atti sessuali, da soli o insieme ad altre persone. Ma è un regista anche perché orchestra, o pretende di farlo, le vite delle persone, le muove come personaggi, come pedine, a suo piacimento, come se fossero in scena. Da persona ricca, che pensa di poter comprare tutto e sfuggire a qualsiasi morale, pretende di avere il controllo su ogni cosa. E questo è un altro tema forte del film, ci torneremo fra poco. Ma in quanto regista ossessionato dalle immagini ha bisogno di riprendere tutto, in continuazione, di catturare l’attimo, catturare la vita. “Il nostro sguardo giudica” riflette Filippo Timi. “E modifica quello che guarda. Lo scienziato modifica l’esito dell’esperimento. Sia lo sguardo del regista, che quello del mio personaggio, non solo giudicano ma creano la realtà e questo cambia i giochi. Andrea crea il sogno, la realtà del film, tutta la narrazione. Il mio personaggio ha l’ardire di creare una realtà dove un essere umano diventa un’immagine. E un’immagine è calpestabile. E quando l’immagine non c’entra più con il contesto la cancelli”.

Jasmine Trinca: “Elena è una donna che diventa libera e paga con la vita”

Quelle immagini che riprende di continuo, poi, il nostro protagonista le ribalta. Dallo schermo, cioè il muro bianco di una stanza, le proietta verso lo spettatore che sta guardando, che è allo stesso tempo la protagonista, Elena, sovrapponendo immagini ad altre immagini, corpi ad altri corpi, in una delle scene più suggestive del film. E quelle immagini, in un’altra occasione, possono diventare strumento di potere, rivincita, umiliazione, possesso, in quella che è una situazione attualissima. A farne le spese sarà Elena.  “È una donna che diventa libera alla fine e paga questa scelta con la vita” commenta il suo personaggio Jasmine Trinca. “La percepiamo falsamente libera all’inizio. È senza grandi mezzi e pensa che nella vita per poter esistere debba sposarsi bene. È qualcosa che viene assunta da tutti noi. Dentro questa dinamica romantica e questo gioco amoroso bisogna fare una distinzione tra quello che è moderno e quello che non lo è. Queste pratiche sessuali negli anni Sessanta cosa avevano di moderno? La modernità sta nell’accettazione di quella libertà di incarnare senza morale la sessualità. Lo sguardo narrante, prevaricante di quest’uomo, invece, è tutt’altro che la modernità”.

La zona di confine tra la fascinazione e il male

Il risultato è un film insinuante, seducente e poi doloroso, che affascina e conquista per quella sfrenata sensualità e libertà dei costumi, ma poi ci fa precipitare nell’ossessione e nel possesso, e alla fine fa male, malissimo. È proprio questa dualità insita nella storia e nei personaggi che interessa a De Sica. “La mia ricerca è la zona di confine tra la fascinazione e il male. Credo che questo film riesca a riunirli entrambi” spiega infatti il regista. “Questo è un film che guarda al passato per guardare al presente. Pone interrogativi più che dare risposte. Il pubblico era stato affascinato e stravolto da questa vicenda e ci interrogavamo sulla necessità di raccontare questa storia oggi. La cronaca ci ha dato tragicamente ragione. Gli uomini di potere che governano il mondo non sono così distanti dal mio marchese”.

Un femminile controverso

È stato davvero meritato il premio Monica Vitti a Jasmine Trinca, che si trasforma e si mette a nudo, nel corpo e nell’anima, per dare vita al personaggio di Elena. Coraggiosa, intensa, emozionale, come ne La Gioia anche qui raggiunge vette altissime e nuove sfaccettature al suo percorso di attrice.  “Coraggiosa da una parte. Ma mica tanto” si schernisce l’attrice, con quel suo fare understatement che la rende ancora più irresistibile. “Io mi sarei sottratta da un racconto di questo tipo se non avessi incontrato questa scrittura e questo regista. Un uomo che mi ha portato una visione assai vicina al mio sguardo su questo racconto. E una produzione che ha condotto questo film con un’idea editoriale netta. Il rischio era altissimo, non solo nell’esposizione del corpo. Ma nella sostanza del racconto. Andando avanti con il tempo penso che, se ho fatto un pezzetto di strada fino a qua, io debba cominciare a usare il mio lavoro per incarnare qualcosa, un femminile diverso. È il caso di incarnare un femminile controverso”. Accanto a lei c’è un convincente Filippo Timi. Che è stato importantissimo per la riuscita del film. Tanto problematico e duro è il rapporto tra i personaggi, tanto empatico e complice è stato quello dei due attori. Ce lo spiega la stessa Trinca. “Il nostro corpo era quasi un corpo unico, uno strano ibrido. Filippo era molto protettivo. Il suo corpo era il mio corpo, la nostra nudità era complice”. Dice di Timi il regista: “non è da tutti accettare un ruolo di questo tipo e portarlo sullo schermo non giudicandolo e non riportandolo a una figura bidimensionale da condannare. Gli ha dato una struttura tridimensionale. È come se questo personaggio lo abbia abitato e questo si vede”.

Il potere cade sempre sul sesso

“Anche io, da maschio borghese, ho cercato di mettermi in discussione” ci ha rivelato De Sica. “I Casati Stampa erano la coppia più celebrata e la loro morte ha mostrato cosa c’era dietro. Anche io racconto qualcosa che c’è nel mio mondo e provo a mostrare cosa c’è dietro. C’è anche autocritica”. Quanto all’attualità del film, agli scandali di oggi che si riverberano in quelli di ieri, è Jasmine Trinca a dire una cosa molto interessante. “Il potere cade sempre sul sesso. O sulla parola di una donna che svela, che smaschera. Qui c’è una donna che esce dalla dinamica del potere e la paga”.

di Maurizio Ermisino