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La robotica italiana debutta al CES 2026 con un’identità visiva firmata 6.14 Creative Licensing

Generative Bionics

Al CES 2026 di Las Vegas, da poco concluso, l’Italia ha, tra l’altro, partecipato con Generative Bionics, startup che porta sul mercato una generazione di robot progettati per operare in contesti reali.

L’identità visiva e l’impianto di branding sono firmati da 6.14 Creative Licensing attraverso WeRo | Robot Communication Studio, hub italiano dedicato allo sviluppo di una cultura della robotica, promosso da 6.14 e TBWA\Italia (GRUPPO TBWA\ITALIA) per accompagnare l’incontro tra tecnologie emergenti, organizzazioni e società.

Il linguaggio visivo creato si sviluppa su tre key asset pensati per rendere la Physical AI immediatamente leggibile: Trust, come fiducia costruita attraverso chiarezza e riconoscibilità; Industrial, come solidità progettuale e vocazione applicativa; Emotional Tech, dimensione esperienziale capace di avvicinare persone e macchine.

Il nuovo brand traduce questi elementi in un segno ispirato alla connessione emotiva, alla tecnologia applicata a principi biologici e a sistemi ingegneristici e trasforma questo universo in un vocabolario visivo coerente con la nuova frontiera della Human-Centered Physical AI.

“La robotica sta per entrare negli spazi che abitiamo e viviamo e avrà anche la funzione di elevare le capacità dell’uomo attraverso un processo di integrazione con il robot e ci sarà bisogno di un linguaggio interpretato e tradotto con responsabilità. Siamo orgogliosi di aver accompagnato la nascita di Generative Bionics definendone l’identità visiva: un simbolo che apre una nuova categoria e rende comprensibile l’interazione tra essere umano e macchina, entro un perimetro chiaro e inclusivo”, dichiara nella nota Luigi Focanti, Founder e Chief Creative Officer 6.14.

“La Human-Centered PhysicalAI è diventata realtà e chiede un linguaggio, una grammatica condivisa che lavori sulla human-robot interaction. È su questo terreno che si misurano le sfide della comunicazione di domani. La nostra sfida, molto complessa, era quella di creare un primo esempio concreto di linguaggio di comunicazione della robotica: leggibile, riconoscibile, pronto a vivere nel mondo reale”, aggiunge Luca Lilla, Head of innovation TBWA/Italia.