E c’è tanta gente che ha cura di lui, del suo lascito, fatto di musica, parole, immagini, dipinti. In una parola, arte. Un’altra vita, la mostra-evento a lui dedicata, a cinque anni dalla sua scomparsa, è visitabile da domani, 31 gennaio, fino al 26 aprile, allo Spazio Extra del MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI. Coprodotta dal Ministero della Cultura e dal MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, è curata da Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato ed è organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS.
Ma il viaggio nel mondo di Franco Battiato non finisce qui. Arriva al cinema Franco Battiato con Il lungo viaggio, biopic diretto da Renato De Maria, da lunedì 2 febbraio a mercoledì 4 febbraio, come evento speciale per Nexo Studios. Uno sguardo avvincente sulla vita e sulle passioni di uno dei più grandi artisti della musica italiana. Lunedì 2 febbraio ci saranno tre proiezioni speciali al Cinema Barberini di Roma con i saluti in sala del regista Renato De Maria e del protagonista Dario Aita. Gli spettacoli interessati saranno quello delle ore 19.00 (saluti al termine della proiezione), delle ore 21.15 e 21.30 (saluti in apertura della proiezione). Coprodotto da Rai Fiction – Casta Diva Pictures, Franco Battiato. Il lungo viaggio segue il percorso del giovane Battiato, interpretato da uno straordinario Dario Aita, dalla Sicilia al suo arrivo a Milano negli anni Settanta, esplorando i momenti cruciali del cammino verso il successo e accompagnandolo fino al ritorno nell’amata terra d’origine.
Giorgio Calcara: curo questa mostra da 50 anni
Tra le persone che hanno cura di Franco Battiato ci sono certamente la nipote Grazia Cristina Battiato e Giorgio Calcara, il curatore della mostra. “Mi chiedevano quanto ci ho messo per la curatela di questa mostra” ci ha raccontato oggi durante la conferenza stampa al MAXXI.” Ci ho messo 50 anni, cioè quella che è a mia età. Franco Battiato lo sento da quando sono bambino: ricordo una macchina nera cabriolet sul lungomare di Anzio e una musicassetta con l’album L’era del cinghiale bianco. Ho visto la faccia di Franco come un’icona sulle copertine dei dischi, sui giornali. Quando c’è stata l’occasione di fare un tributo a questo grande artista, ho accettato. Lui è stato sempre all’avanguardia, usando tutte le tecnologie possibili”.
Dalla Sicilia a Milano e ritorno, dalla canzone all’avanguardia al pop
Franco Battiato. Un’altra vita ci racconta un giovane siciliano che a metà degli anni Sessanta lascia la sua terra va a Milano, la Terra Promessa, dove c’era la discografia. Di questo periodo nella mostra c’è tutto: il primo 45 giri in assoluto, in cui viene nominato come Francesco Battiato. Sarà poi Giorgio Gaber, che lo ospitò nel suo programma Rai, in una puntata in cui c’era Francesco Guccini, a consigliargli di cambiare nome, e lui scelse Franco. Ci sono gli anni Settanta, che sono un’altra vita non solo per lui ma per la musica. Battiato va a Londra e compra un sintetizzatore, e solo dopo iniziano a usarlo i Pink Floyd e Brian Eno. Battiato ci presenta una musica elettronica progressiva d’avanguardia. Vince il premio Stockhausen: in mostra c’è una sua dedica. Poi si autoimpone di avere successo. Entrano gli anni Ottanta, L’era del cinghiale bianco e La voce del padrone. “Non sono solo canzoni, sono poesia” commenta Calcara. “Anche se le abbiamo cantate e ballate ci hanno lasciato un seme che ha alzato l’asticella della cultura italiana. Battiato non si accontentava della rima cuore/amore, ma cercava uno schema diverso. Diceva che il sistema ha bisogno di una linea verticale che ci porta verso lo spirito. Lo chiamavano maestro e si imbarazzava. Ma, come con certi maestri di scuola, con Battiato abbiamo imparato tante poesie a memoria: ci passano dal cuore e quando ci escono dalla bocca è come un balsamo dell’anima”.
Sette sezioni per cogliere l’essenza dell’uomo e dell’artista
La mostra è organizzata in sette sezioni tematiche: L’inizio (dalla Sicilia a Milano); Sperimentare (dall’acustica all’elettronica); Il successo (dall’avanguardia al pop); Mistica (tra Oriente e Occidente); L’uomo (ritorno alle origini); Il Maestro (come un diamante) e Dal suono all’immagine (il cinema di Battiato). Tra i cimeli che troviamo ci sono un gilet a stelle e strisce, con i colori della bandiera americana e la tuta bianca indossata per il servizio fotografico dell’album Fetus. Ci sono le figurine degli anni Sessanta dedicate ai cantanti.
Un ottagono per ascoltare le sue hit come da un’orchestra
Il cuore della mostra è un ottagono. Una stanza chiusa, al cento della sala principale, in cui sono riproposti alcuni momenti speciali degli anni del successo: 5 videoclip originali degli anni Ottanta. Qui dentro è possibile ascoltare il suono di 5 straordinarie hit degli anni Ottanta con il sistema Dolby Atmos che è la massima risoluzione audio. Attraverso 11 casse più una, completamente rimasterizzati, i suoni sono stati divisi uno ad uno e riproposti in ogni cassa. E’ come ascoltare un’orchestra.
La continua ricerca della bellezza di sé
“Franco Battiato ci ha insegnato una continua ricerca della bellezza di sé” riflette Calcara. “Lo ha fatto parlando di pittura, di fisica quantistica, parlando con le nuove generazioni, che ha sempre aiutato e prodotto. Quando qualcuno gli chiedeva consigli, lui si prodigava. Ha avuto le sue muse: Giuni Russo, Milva, Alice. E poi gli artisti delle ultime generazioni. Tutti hanno cantato la sua musica e le sue parole e le hanno portate a livelli altissimi”. Un suo brano, Per Elisa, cantato da Alice, vince Sanremo nel 1981. Al Festival Battiato ha partecipato una volta con Luca Madonia, ex Denovo. Ricordiamo Alexanderplatz, scritta per Milva, e Un’estate al mare, per Giuni Russo. Ma anche la collaborazione, a metà degli anni Novanta, con Morgan dei Bluvertigo per l’album Gommalacca, quello di Shock In My Town.
Cristina Battiato: “Mio zio, una persona generosa e semplice”
“Lo zio era una persona meravigliosa, un essere straordinario” racconta la nipote Cristina, visibilmente emozionata. “È stato un uomo di una generosità straordinaria, non solo dal punto di vista artistico ma dal punto di vista umano. Per lui l’amore verso il prossimo era più importante di qualsiasi successo. Era rimasto puro come un bambino nel corpo di un adulto; aveva occhi dolcissimi, curiosi. Anche nella vita non artistica, era capace di grandi normalità unite a momenti di altissima spiritualità. Che non insegnava: il miglior modo per imparare era guardare attraverso l’esempio. Ed è l’insegnamento più grande. Ogni tanto faceva paura avvicinarsi a lui. Che detestava essere definito il maestro, il mistico: era una persona semplice, alla mano. Gli piaceva l’arte della tavola, gli piaceva avere amici anche se mangiava come un uccellino. A tavola, sotto diversi veli, affrontava vari argomenti. E gli piaceva concludere la giornata guardando un film”.
La Fondazione Franco Battiato
Oggi Cristina si occupa della Fondazione Franco Battiato. “La missione principale è preservare e portare avanti l’arte e il messaggio di mio zio” ci ha raccontato. “Mai come oggi credo ci sia necessità di aspirare all’alto. Ho 3 figli e la fondazione è nata soprattutto per loro e per la loro generazione: oggi che non hanno occasione di sentire la sua musica dal vivo speriamo che possano cogliere la sua arte e il messaggio che la gentilezza abbatte i muri. Sarebbe bello che potessero avere lui come esempio da seguire”.
di Maurizio Ermisino