Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica rinnova la collaborazione con NEWU, società di consulenza strategico-creativa guidata da Raffaele Bifulco e Anna Paterlini, proseguendo un percorso avviato negli scorsi anni con l’obiettivo di rafforzare la comunicazione e la sensibilizzazione su una malattia genetica rara ancora poco conosciuta.
La partnership tra le due realtà era nata con un incarico biennale affidato per la definizione della strategia e lo sviluppo delle campagne di comunicazione della Fondazione, a partire dalla prima campagna dedicata al 5×1000.
Nel corso della collaborazione, il lavoro congiunto ha contribuito a rafforzare la presenza e la capacità di coinvolgimento della Fondazione, contribuendo ad ampliare la platea di persone informate e coinvolte sul tema della fibrosi cistica, spiega una nota.
È proprio alla luce di questi risultati che la Fondazione ha deciso di rinnovare la collaborazione, aprendo una nuova fase del percorso comune.
La nuova campagna
Il nuovo capitolo della partnership prende il via con una nuova campagna dedicata al 5×1000, uno dei momenti più competitivi per il mondo non profit, in cui centinaia di organizzazioni cercano di intercettare l’attenzione dei cittadini durante il periodo delle dichiarazioni dei redditi.
La sfida è ancora una volta quella di raccontare una malattia genetica rara come la fibrosi cistica evitando una narrazione pietistica, ma restando fedeli alla realtà di chi convive quotidianamente con la patologia.
Per questo, anche questa volta il lavoro creativo è partito da un dialogo diretto e continuo con la comunità della Fondazione: pazienti, familiari, volontari e stakeholder coinvolti nel lavoro dell’organizzazione. Al centro le storie e la quotidianità delle persone che convivono con la malattia, volendo coinvolgere il pubblico e avvicinare sempre più persone alla ricerca scientifica.
“Ogni volta che si comunica una malattia rara come la fibrosi cistica si corre il rischio di cadere in semplificazioni o in narrazioni che non restituiscono davvero la complessità della vita delle persone che la vivono», commenta Bifulco. “La nostra sfida è partire sempre da un confronto serrato con pazienti, familiari e con la Fondazione per costruire uno storytelling che nasca dal reale e dal concreto. Un racconto capace di generare empatia e consapevolezza, ma con un tono di voce autentico e rispettoso, lontano dagli stereotipi con cui spesso si raccontano le malattie”.
