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La docu-serie in due episodi sarà in onda il 29 e 30 marzo alle 22:55 in prima tv assoluta su Sky Crime e in streaming su NOW. È una storia fatta di soldi, ambizione, ego, gossip. È anche, ed è per questo che ci interessa, una storia di comunicazione.
Prodotta da Taiga, diretta Gabriele Veronesi e scritta dal regista con Luca Bedini e Gabriele Parpiglia, si esprime attraverso una serie di interviste allo stesso Matteo Cambi, a Lele Mora, Flavio Briatore, Gabriele Parpiglia, Gianluca Vacchi, Raffaella Zardo e Giancarlo Fisichella. Il tutto con immagini d’archivio inedite, che restituiscono l’atmosfera di quegli anni, e ricostruzioni che immergono lo spettatore nel cuore della vicenda.
Da Parma alla conquista del mondo
Alla fine degli anni Novanta, un ragazzo di Parma eredita una fortuna improvvisa e una sete insaziabile di successo. Con intuito, ambizione e un talento innato per il marketing, trasforma una semplice margherita stilizzata in GURU, uno dei brand più iconici e riconoscibili dei primi anni 2000. Matteo Cambi diventa presto uno dei maggiori sponsor di VIP, calciatori di Serie A e persino della Formula 1. Ma dietro il successo si nasconde un lato oscuro. Eccessi, dipendenze e un’ambizione senza freni lo travolgono, portandolo ad arresti, bancarotta, prigione e infine comunità terapeutica.
GURU: tra Riccione, l’Australia e la California
Matteo Cambi fonda il suo brand insieme al socio Gian Maria Montacchini. Il loro modello è Pickwick, un marchio romano con un logo forte. L’idea iniziale ruota attorno alla t-shirt. Allora non era un’idea ancora diffusa in Italia: era più che altro qualche marchio americano, come Abercrombie, a puntare sulle magliette. Da noi a quei tempi si compravano i jeans di marca, Levi’s, Diesel, ma le t-shirt andavano di meno. L’idea di GURU nasce da un brainstorming involontario, durante una cena a Riccione davanti a una bottiglia di vino. Montacchini era reduce dal viaggio di nozze in Australia, e racconta dell’Uluru National Park. Matteo Cambi coglie qualcosa, fissa la parola GURU. E nel giro di pochi giorni viene registrata la GURU Edition. Nelle prime due collezioni la margherita non esiste ancora. Ma, sognando la California, i due vedono una moto su cui erano dipinte una serie di piccole margherite. E Gian Maria disegna una margherita. All’inizio non piaceva proprio a nessuno. Fino a che Alessandro Falconieri, di Milano, apprezza quella grafica e chiama Bobo Vieri e Paolo Maldini. Non c’è nessun accordo, le maglie sono degli omaggi. Ma cominciano a metterle. E inizia l’endorsement, che rende i due sportivi dei testimonial di fatto.
Il personal branding di Matteo Cambi
Il logo della margherita è fortunato. È immediatamente riconoscibile, piace. Matteo Cambi però decide subito di legare il marchio alla sua persona. Sponsorizza il Pineta di Milano Marittima, regala magliette, porta il marchio con sé ovunque. Appare nei locali, e quindi nelle foto. È personal branding, un’anticipazione di quello che molti fanno oggi, nell’era dei social. Ma 20 anni fa era una novità, un colpo ad effetto. “Era un’era in cui, come dice Gianluca Vacchi, “potevi comprare la popolarità, se eri in contatto con i due-tre giornali giusti”. Oggi è molto più complicato. Ma legare un brand alla propria persona è anche molto pericoloso, specie se la reputazione della persona crolla. E con essa la brand reputation. Sempre Vacchi dice che Cambi è stato attratto più dalla popolarità che dai soldi. GURU è diventato, più che uno scopo, un veicolo per la popolarità del suo fondatore. Errore madornale, se vogliono durare brand e l’azienda dovrebbero venire sempre prima delle vicende personali.
Matteo Cambi e Fabrizio Corona capitoli di un romanzo popolare
Nel frattempo Matteo Cambi entra nel jet set, fa le vacanze in Sardegna. Incontra Lele Mora a Porto Cervo, ne sponsorizza le feste. Sponsorizza anche un team di Formula 1, la Renault di Flavio Briatore. Ed è qui che che la sua storia si incrocia con quella di Fabrizio Corona, peraltro anche lui protagonista di una serie prodotta da Netflix. Era un’era in cui imprenditoria, politica, televisione, moda, sport erano mondi inesorabilmente collegati tra loro. La storia di GURU probabilmente in molti la conoscerete. Dopo il boom prosegue tra false fatturazioni, debiti, arresti, abuso di alcol e droghe, prendendo una china oscura. La differenza tra Matteo Cambi e Fabrizio Corona sta nell’intento. Per Cambi la popolarità era il fine ultimo e il denaro il tramite. Per Corona, viceversa.
di Maurizio Ermisino