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Cosa sta succedendo ai grandi network? Come cambia la mappa del business della comunicazione? Che ruolo hanno e giocheranno le sigle indipendenti? L’opinione di Alberto De Martini/Red Cell

Cosa sta succedendo ai grandi network di comunicazione? Da WPP a Publicis, l’integrazione è partita accorpando in un unico building le differenti sigle. Ma ora sembra non più essere solo logistico il senso. La nuova decisione Ogilvy, infatti, di far confluire in un unico brand le sue diverse sigle apre nuovi scenari. E prima altrettanto fece Havas. Dunque, trattasi solo di integrazione dell’output al cliente, in ottica sinergica, ottimizzazione risorse e saving, o c’è da ipotizzare il disegno di una nuova mappa della competizione globale? Insomma, la concentrazione è auspicabile pro espansione del mercato? Come cambia in tutto ciò il ruolo delle sigle indipendenti?

Ecco come risponde Alberto De Martini, Ceo Red Cell, al tema da noi sollevato:

“Semplicemente, sta succedendo ciò che deve succedere. Il mercato lo definisce la domanda e la domanda dei clienti è sempre di più: questo è il mio obiettivo, aiutami a raggiungerlo. Per rispondere ci vogliono tre cose: guida strategica, coordinamento e team integrato. Se si è capaci di farlo, si compete in Serie A, altrimenti si combatte nei campetti di periferia a colpi di prezzo. L’efficienza logistica e finanziaria non è che una conseguenza di questo modello orizzontale: tutti insieme non vuol dire solo lavorare meglio, ma anche risparmiare metri e funzioni. E tornare al cliente con un servizio ai più alti livelli, offerto a prezzi sostenibili. Certo, costa fatica, perché si tratta di acquisire e conservare una competenza più che mai impegnativa: la capacità di connettere una strategia alta di brand e di business con una serie di attività specialistiche in continua evoluzione, che bisogna conoscere bene, una ad una, per poterle orchestrare. Comunque, molto meglio così: più la pista è difficile, più c’è selezione, il valore emerge e la dignità del nostro lavoro cresce. Quanto alla concentrazione, il problema sono i conflitti: senza questa anomalia basata sulla sfiducia, saremmo da tempo quattro/cinque agenzie che si contendono la leadership e poi, tanti comprimari. Come accade in tutti i mercati”.

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