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Cime Tempestose, con Jacob Elordi e Margot Robbie la chimica diventa marketing

La reinterpretazione di una delle più grandi storie d’amore di tutti i tempi, il celebre romanzo di Emily Brontë, arriverà nelle sale italiane settimana prossima. Vi raccontiamo che film state per vedere e come è stata costruita attorno agli attori una precisa strategia

La macchina da presa indugia sulla schiena di Jacob Elordi, a fior di pelle, segnata da frustate inferte anni prima per un sacrificio. Pochi istanti dopo, un’altra schiena appare sullo schermo: quella di Margot Robbie, solcata dalle strisce di un corsetto, un altro tipo di tortura sul corpo. Così Emerald Fennell, alla regia e alla sceneggiatura, ci introduce alla sua nuova versione di Cime Tempestose, prodotta dalla Warner Bros. Pictures, con Margot Robbie nel ruolo di Cathy e Jacob Elordi in quello di Heathcliff.

Presentato come “un’audace e originale reinterpretazione di una delle più grandi storie d’amore di tutti i tempi”, il film arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio. Come suggeriscono le sequenze, questa versione punta sui corpi, sulla sensualità e sulle emozioni forti, con l’obiettivo di rendere la storia accessibile alle giovani generazioni attraverso due dei volti più iconici del cinema contemporaneo. Ma al contempo apporta notevoli modifiche alla trama e ai rapporti tra i personaggi, con uno scopo narrativo che richiede attenzione e riflessione.

Un’attrazione palpabile e tattile

Questa nuova incarnazione di Cime Tempestose è un film che mette al centro la chimica tra i protagonisti. Tra Cathy e Heathcliff l’attrazione è tangibile, quasi fisica: respiri, sfioramenti, mani che si cercano, baci che si avvicinano. Se l’obiettivo era raccontare la passione tra due persone, Margot Robbie e Jacob Elordi riescono perfettamente a incarnarla.

Ma non si tratta solo di sensualità: il film rivede ruoli, rapporti di forza e motivazioni dei personaggi, rendendo la loro storia più esplicita e contemporanea, con un linguaggio corporeo che rende visibile una passione fino a oggi raccontata solo tra le righe del romanzo di Emily Brontë.

Margot Robbie dentro una casa delle bambole

Il contrasto tra coscienza e istinto, tra convenzioni sociali e pulsioni intime, è alla base del film. La casa di Wuthering Heights appare rude, selvaggia e povera, mentre la magione di Edgar Linton è sfarzosa, eccessiva, quasi una casa delle bambole con pavimenti rossi e pareti rosa. Cathy diventa così una bambola, soggetto e oggetto allo stesso tempo: bellezza e gioco, ma anche prigione dorata.

Forse Fennell vuole raccontare come molte donne, anche oggi, siano intrappolate in stereotipi e gabbie sociali, e come la loro libertà passi attraverso percorsi obbligati. È una riflessione aperta, lasciata alla sensibilità dello spettatore, che riprende temi già affrontati in ‘Una donna promettente’.

È il Chemistry Marketing, bellezza

Quando i protagonisti sono due divi come Margot Robbie e Jacob Elordi, la strategia di marketing diventa quasi naturale. Il tour promozionale, le interviste e le apparizioni sui magazine internazionali hanno puntato più sulla chimica tra i due che sulla trama del film stesso.

Il concetto è semplice: il film parla di passione, quindi la promozione deve enfatizzare la chimica tra gli attori, allineando la loro vita pubblica a quella dei personaggi in scena. Il pubblico percepisce così un’intesa reale e si prepara a vivere un’esperienza emotiva forte al cinema.

La discussione passa dal film alle vite private

Interviste e dichiarazioni sono state studiate per sembrare confessioni, per mostrare l’intimità tra i protagonisti sul set. Il focus si sposta dalla recitazione alle emozioni reali, creando curiosità e viralità.

Il coinvolgimento di Margot Robbie come produttrice, insieme al marito Tom Ackerley, ha permesso di controllare direttamente l’immagine pubblica del film, trasformando il marketing in una narrazione calibrata e studiata nei minimi dettagli.

Una narrazione mediatica studiata

Il risultato è una strategia che polarizza: divide il pubblico tra chi approva e chi condanna, creando conversazioni virali soprattutto intorno al comportamento femminile degli attori. Poco spazio alla trama, molte polemiche, grande attenzione ai protagonisti: questa è la comunicazione cinematografica contemporanea, programmata da professionisti per costruire hype e anticipazione.

di Maurizio Ermisino