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CES 2026: addio all’effetto ‘wow tech’, vince la solidità dell’integrazione fisica tra AI e applicativi HW

La tech industry ha smesso di cercare il lancio blockbuster fine a se stesso per concentrarsi su innovazioni incrementali e solide, diventando invisibile e operativamente autonoma. È la fine dell'era dei gadget e l'inizio dell'era dell'Interesting Engineering applicato alla vita reale
CES 2026

Si è chiuso la settimana scorsa il CES di Las Vegas, l’ultima fiera hi-tech globale sopravvissuta – dopo che il vecchio CeBIT di Hannover, terminato nel 2018, non è riuscito più a rilanciarsi – e pare opportuna un’analisi ‘a caldo’ delle tendenze emergenti nella tech industry globale, al di là delle molte novità presentate.

A livello generale l’edizione 2026 si è distinta per un approccio più pragmatico rispetto agli anni precedenti: l’evento ha puntato meno su singoli lanci blockbuster e più su innovazione incrementale attraverso le varie categorie, sottolineando come la tecnologia continui a evolversi costantemente, un vera introduzione totale al concetto evolutivo dell’Interesting Engineering. In altri termini, il CES 2026 ha dimostrato che l’industria non cerca più l’effetto ‘wow’ dei suoi lanci, hardware o software che fossero, ma la solidità dell’integrazione fisica. La tecnologia, in poche parole, sta diventando invisibile, silenziosa e operativamente autonoma.

Robotica umanoide e AI ‘fisica’

L’evento ha segnato un punto di svolta per i robot umanoidi, che sono passati dall’essere prototipi spettacolari a strumenti pensati per la distribuzione industriale AI4Business. Un momento chiave è stato l’annuncio del robot Atlas di Boston Dynamics, ora in versione commerciale. Hyundai ha presentato una strategia trasformativa di robotica basata su AI sotto il tema ‘Partnering Human Progress’, con Atlas che verrà implementato presso lo stabilimento Hyundai Motor Group Metaplant America entro il 2028.

La collaborazione tra Boston Dynamics e Google DeepMind, inoltre, punta a integrare i modelli AI Gemini nei robot umanoidi per completare una vasta gamma di compiti industriali. Sempre in quest’ambito, ma nel mondo consumer, la presentazione da parte di LG di CLOiD, un robot-hub domestico capace di compiti fisici complessi (come piegare i panni), ha segnato il passaggio del fenotipo robot da ‘gadget’ a ‘membro operativo’ della casa.

GenAI e Foundation Model

A Las Vegas NVIDIA ha introdotto la piattaforma Rubin, ora in piena produzione, progettata per accelerare l’innovazione AI generando token a un decimo del costo rispetto alla generazione precedente. L’azienda ha presentato modelli aperti in sei domini: Clara per la sanità, Earth-2 per la scienza climatica, Nemotron per il ragionamento, Cosmos per la robotica, GR00T per l’intelligenza ‘incarnata’ e Alpamayo per la guida autonoma.

A questo proposito, il settore auto ha completato la sua transizione da veicolo a piattaforma SW: se nel 2025 si parlava di guida assistita, nel 2026 hanno dominato i Software-Defined Vehicles (SDV): BMW e Mercedes hanno presentato cockpit che utilizzano l’AI per conversazioni naturali e predittive, mentre Sony Honda Mobility (Afeela) ha mostrato integrazioni gaming e XR che trasformano l’abitacolo in uno spazio puramente esperienziale.

Display di nuova generazione

La tecnologia Micro RGB è una novità negli schermi, che utilizza LED rossi, verdi e blu invece della retroilluminazione bianca, offrendo TV più luminosi e con colori più accurati rispetto ad altre tecnologie display. Samsung ha presentato un modello concept da 130 pollici, dopo aver lanciato ad agosto il suo primo TV Micro RGB da 115 pollici al prezzo di 29.999 dollari. Sono emersi anche i TV WOLED di LG e i display Tandem OLED con due strati di diodi per una maggiore luminosità.

Ma non sono mancati i dispositivi pieghevoli e rollable: Samsung ha finalmente presentato il Galaxy Z TriFold con uno schermo AMOLED da 10 pollici quando aperto completamente, al prezzo di circa 2.500 dollari in Corea. Motorola ha lanciato il suo primo smartphone pieghevole laterale, il Razr Fold. Lenovo ha mostrato laptop gaming con display che si espandono orizzontalmente fino a 24 pollici.

La battaglia dei chip

Al CES si è assistito a un vero e proprio scontro per il dominio della Physical AI, dove il silicio non deve più solo elaborare dati, ma permettere ai dispositivi di ‘agire’ autonomamente. Il cuore della contesa non è più la frequenza di clock, ma la potenza della NPU (Neural Processing Unit) e l’efficienza energetica per gestire modelli di intelligenza artificiale complessi direttamente sul dispositivo, senza dipendere dal cloud.

Intel ha giocato la sua carta più ambiziosa con il lancio ufficiale della famiglia Panther Lake (Core Ultra Series 3). La vera rivoluzione qui è il nodo produttivo Intel 18A, che segna il ritorno della casa di Santa Clara all’avanguardia della produzione hardware.

AMD ha risposto con i nuovi Ryzen AI 400 e la serie Ryzen AI Max+ 300, pensati per chi non vuole compromessi tra produttività e potenza ‘bruta’. La strategia è stata chiara: democratizzare l’AI, portando capacità di calcolo da workstation su laptop ultrasottili.

Qualcomm ha invece scosso il mercato dei PC Windows con lo Snapdragon X2 Plus, che si affianca alle versioni Elite presentate da poco prima. Con una NPU capace di ben 80 TOPS, Qualcomm detiene attualmente il primato della potenza dedicata all’intelligenza artificiale per i laptop ‘Copilot+’. La loro promessa è un’efficienza energetica imbattibile che permette un utilizzo di più giorni con una sola carica, portando l’architettura ARM a un livello di maturità tale da minacciare seriamente lo storico dominio di Intel e AMD nel mondo notebook.

Infine, NVIDIA non è rimasta a guardare, consolidando l’ecosistema Blackwell con le nuove RTX 5090 e le versioni laptop della Serie 50. Sebbene il suo focus si stia spostando sempre più verso i data center e la robotica industriale (con la piattaforma Isaac), al CES 2026 ha ribadito che il gaming di fascia estrema rimane territorio suo. Grazie al DLSS 4.5 e agli ‘RTX Neural Shaders’, NVIDIA trasforma i PC in vere macchine da calcolo per l’intelligenza artificiale generativa, rendendo il rendering neurale lo standard per ogni applicazione creativa e videoludica.

panel in arena italia

E l’Italia?

La presenza italiana al CES 2026 di Las Vegas restituisce l’immagine di un ecosistema che sta finalmente uscendo dalla fase delle promesse per abbracciare quella della solidità industriale. Il vero salto di qualità quest’anno si vede nella cosiddetta ‘tecnologia incarnata’. Se nelle edizioni precedenti l’Italia appariva spesso frammentata, oggi brilla per una verticalità impressionante: si va dai bracci robotici elettrostatici pensati per le fabbriche intelligenti fino a sistemi futuristici di ricarica wireless via laser. È un segnale di forza che si estende fino alla West Hall, dove la Fiat 500e a guida autonoma – frutto del lavoro del Politecnico di Milano – dimostra che il nostro Paese sa dire la sua anche nel software per la mobilità del futuro.

Questa eccellenza si è confermata in nicchie ad altissimo valore come il deep tech applicato alla sicurezza, dove spiccano airbag indossabili, esoscheletri riabilitativi e sistemi predittivi per il monitoraggio del territorio contro il rischio frane.

Tutto questo non è nato per caso, ma è figlio di un supporto strutturato che ha visto collaborare realtà come Area Science Park e l’hub Innovit di San Francisco, capaci di preparare le aziende a fare business e non solo a mettersi in mostra. Tuttavia, per quanto il padiglione sia diventato un polo di networking di primo livello, restano delle sfide aperte che non possiamo ignorare.

I limiti: dimensione imprenditoriale e venture capital

Il limite più evidente è la concentrazione geografica: la spinta innovativa resta ancora troppo sbilanciata verso Lazio e Lombardia, lasciando intravedere un’Italia a due velocità dove l’internazionalizzazione non è ancora un patrimonio comune a tutto il territorio.

C’è poi il tema della taglia delle imprese; nell’Eureka Park si sono viste per lo più startup ai primi passi, per le quali il vero scoglio sarà scalare la produzione dai prototipi di Las Vegas ai mercati globali. Infine, pesa l’eccessiva dipendenza dal settore pubblico. Un esempio evidente è il supporto di un privato, il WMF (WeMakeFuture) che ha messo sul piatto oltre 20.000 euro di premi complessivi destinati alle startup italiane presenti al CES. Oltre alla risibilità dell’importo, questi premi non sono sempre assegni ‘cash’, ma spesso consistono in servizi di consulenza.

Senza invece un intervento massiccio di capitali privati e venture capital pronti a sostenere queste idee dopo lo spegnimento dei riflettori, si corre il rischio che le lungaggini burocratiche e la mancanza di fondi post-fiera frenino una dinamica competitiva che, tecnologicamente, stiamo conquistando sul campo.

di Massimo Bolchi